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Aime, Brizzi, Rigatti: tre viaggiatori riflettono sul viaggio

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fuorirotta.pngFuorirotta vuole dare in questa sua terza edizione uno spazio importante alla riflessione sul viaggio. Questo il fil rouge che lega l’intervento dei viaggiatori chiamati a Udine da vicino/lontano. Particolarmente atteso il contributo dell’antropologo Marco Aime, che interverrà stasera, alle 21, al Visionario di Udine.

Aime ha studiato a lungo il fenomeno del turismo nel mondo globalizzato, mettendo in evidenza le ambiguità, gli equivoci e le banalizzazioni che possono generarsi quando ci si accosta a luoghi e popoli lontani, fino a rischiare quello che lo stesso Aime chiama “l’incontro mancato”: l’impossibilità di vedere l’altro e di essere visti dall’altro oltre la superficie e lo stereotipo. L’incontro è “mancato” perché non vi è nessun sostanziale riconoscimento se non all’interno di una relazione che si riduce a un intreccio tra immagini e immaginari: un gioco di specchi autoriflettenti in cui si tende a proiettare sull’altro ciò cui si pensava di lui prima di incontrarsi. La velocità, la breve durata, la fugacità che sono costitutive dell’esperienza turistica non sembrano dare spazio a quel reciproco riconoscimento che è alla base di un incontro tra persone. Sembra che gli sguardi alla fine non si incrocino mai davvero, ma che siano unicamente interessati a cercare le conferme di ciò che ci si aspettava di trovare. “L’unica merce che oggi il turista occidentale non ha è il tempo – ha scritto Aime – Si tratta di una componente fondamentale, ed è ciò che fa sì che il semplice incontro diventi una vera relazione”. Anche il turismo che si propone come etico, responsabile, sostenibile, nei suoi tratti costitutivi sembra non differire molto da forme di turismo più tradizionale. Pur avendo il merito di garantire prezzi più equi, di sensibilizzare gli occidentali sulle condizioni e i problemi dei paesi svantaggiati, di creare nuove forme di partecipazione sociale, non esclude comunque il rischio che si riveli solo una retorica occasione, per il nord del mondo, di mettersi la coscienza a posto nei confronti dei paesi del sud del mondo. Di qui la necessità di far tabula rasa del consumismo e degli stereotipi cui siamo oramai fin troppo abituati, perché il viaggio ritorni a essere un’esperienza di autentica e reciproca conoscenza.. E’ forse necessario – questa la tesi del libro di Aime che dà il titolo all’incontro, Sensi di viaggio – passare attraverso il proprio corpo, ascoltarne i messaggi, decifrarne i cambiamenti, re-imparare a esporlo alle sollecitazioni che provengono dall’esterno senza averne paura. «A guardare sempre dalla stessa parte, il collo si irrigidisce» recita un proverbio africano. Paralizzato dai venti dell’etnocentrismo e degli assolutismi, oggi il nostro collo sembra aver perso la capacità di torcersi per far sì che il nostro sguardo possa volgersi verso orizzonti “nuovi”. “Il viaggio – ha scritto Aime – è movimento. Non solo del corpo, anche della percezione. Il viaggio è un reinventarsi continuo dei nostri pensieri e dei nostri sensi davanti a paesaggi e volti nuovi”. E uno sguardo nuovo è sicuramente anche quello di Enrico Brizzi e Emilio Rigatti, chiamati a raccontare, sempre al Visionario, alle 19, il loro andare “ad-agio”. L’incontro è una sorta di elogio a due voci della lentezza, unica dimensione che consente al viaggiatore di vivere un’esperienza concreta ed esistenziale insieme, a ritmo del proprio corpo. Per cogliere odori, sapori e tutte quelle sollecitazioni che provengono dall’esterno e che investono i sensi e l’elementare fisicità di ciascuno di noi. Brizzi è l’autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, che si è rivelato immediatamente, dal punto di vista del successo commerciale e per l’impatto che ha avuto sul costume giovanile, uno degli esordi più clamorosi nella narrativa italiana dal dopoguerra ad oggi. Tornato alla ribalta nel 2005 con il libro di viaggio Nessuno lo saprà. Viaggio a piedi dall’Argentario al Conero, ispirato ad una reale camminata fra Tirreno e Adriatico, nell’estate dello scorso anno Brizzi ha compiuto un viaggio “a forza di gambe” fra Canterbury e Roma, terminali della Via Francigena, che ha impegnato l’autore per tre mesi e ha dato vita a un reportage in cinque puntate per il settimanale l’Espresso, seguito nel maggio di quest’anno dal nuovo romanzo on the road Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro. Fa da contrappunto alla sua scelta di camminare, l’esperienza del cicloviaggiatore Emilio Rigatti, già ospite di Fuorirotta nella sua prima edizione. Rigatti ha appeso il volante al chiodo alla fine di un viaggio a pedali da Trieste a Istanbul percorso nel 2001 insieme a Paolo Rumiz e Francesco Altan. Da allora si sposta solo in bicicletta, anche per compiere i 15 chilometri che ogni giorno deve percorrere per andare al lavoro. Anche per onorare oggi il nostro appuntamento. Ha raccontato il piacere e la filosofia del viaggiare quotidiano in bici in Minima Pedalia, subito diventato libro di culto. Dopo il reportage in Sudamerica, Yo no soy gringo, Rigatti è tornato in libreria quest’anno con Italia fuorirotta. L’Italia attraversata in bicicletta da Venezia a Reggio Calabria in un itinerario che si è snodato intenzionalmente lontano dalle grandi località turistiche. E’ l’affresco di una penisola “minore” viva e meravigliosa, ricca di tesori tutti da scoprire. Una pedalata di duemila chilometri da solo da mare a mare, da Trieste a Reggio Calabria. Fuori-rotta, lontano da tentazioni e “rischi” turistici, in sella alla sua inseparabile bicicletta.

Marco Aime è nato a Torino nel 1956. È docente di Antropologia culturale all’Università di Genova. Ha condotto ricerche in Benin, Burkina Faso e Mali, oltre che sulle Alpi.
Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e testi antropologici sui paesi visitati. E’ anche autore di alcune opere di narrativa. Tra le sue pubblicazioni: Eccessi di culture (Einaudi, 2004); L’incontro mancato (Bollati Boringhieri, 2005); Sensi di viaggio (Ponte alle Grazie, 2005); Gli specchi di Gulliver (Bollati Boringhieri, 2006); Gli stranieri portano fortuna (Epoché, 2007).

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