Aperitivo a Grado

Andrea Bruno Mazzocato, l’omelia nella Santa Messa del giorno di Pasqua

facebook

mazzocato
«Le testimonianze dei nostri fratelli cristiani perseguitati in Africa o in Medio ed Estremo Oriente ci scuotano anche dall’indifferenza religiosa perché l’indifferenza assopisce il cuore, la coscienza e, a lungo andare, anche la ragione». Sono queste le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, durante l’omelia nella Santa Messa di Pasqua, celebrata questa mattina a Udine in un’affollata Cattedrale. Un richiamo forte ai tragici fatti di attualità che hanno visto, ancora una volta, i cristiani perseguitati a motivo della loro fede: «Il pensiero – ha infatti sottolineato l’Arcivescovo – va inevitabilmente ai tanti giovani cristiani massacrati in Kenya proprio il venerdì santo, giorno della crocifissione di Gesù, loro Signore. Essi si aggiungono al lungo elenco di cristiani che in questo tempo e in molto paesi del mondo hanno pagato con la vita fisica la fedeltà alla loro fede. Si realizza ciò che Gesù aveva preannunciato a chi voleva essere suo discepolo: “Vi perseguiteranno consegnandovi ai tribunali e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome”». «L’indifferenza – ha poi ammonito mons Mazzocato – è una pericolosa tentazione contro la fede cristiana e contro il futuro della nostra civiltà che rischia di non difendere i propri valori compresa la dignità della persona. Non è questo il tempo per adagiarsi nell’indifferenza; è necessario avere menti e cuori forti, radicati su convinzioni profonde». «Gesù, risorto – ha poi proseguito il presule – con i segni della passione ha avviato la più grande rivoluzione: la rivoluzione dell’Amore che ha vinto sulla morte e su ogni forma di infernale cattiveria. A noi cristiani Gesù chiede di essere testimoni della potenza del suo Amore come lo stanno facendo i nostri fratelli sotto persecuzione».
E il pensiero dell’Arcivescovo è poi andato a «coloro che hanno responsabilità politiche e di governo» affinché «abbiamo l’onestà di coalizzarsi a favore del bene dei popoli, resistendo a potentati economici, militari e di altro genere che non hanno cuore per i poveri e i sofferenti» e, in particolare, «difendano la libertà di vivere e manifestare la propria fede e appartenenza religiosa perché questa libertà è il pilastro che sostiene la giustizia e la pace tra gli uomini».
L’Arcivescovo inoltre aveva ricordato che «nei secoli Gesù ha diffuso la vittoria del suo Amore non attraverso eserciti o poteri economici e politici, ma con dei messaggeri e testimoni particolari, i martiri» che «sono deboli e, insieme, invincibili» perché «la loro forza sta nello stesso Amore di Gesù risorto che non teme il male e la morte» come ci insegnano «i racconti delle passioni dei martiri dei primi secoli, anche della nostra Chiesa di Aquileia».

Qui di seguito il testo integrale dell’omelia

Omelia dell’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nella Santa Messa del giorno di Pasqua (5 aprile 2015, Cattedrale)

« Cari fratelli e sorelle, dedichiamo qualche minuto di attenzione e di meditazione sul significato della festa di Pasqua prendendo spunto dalle tre pagine della S. Scrittura che abbiamo ascoltato.
Nella prima lettura l’apostolo Pietro parla di Gesù e della sua Pasqua di risurrezione con queste parole: “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo perché Dio era con lui. I giudei lo uccisero appendendolo ad una croce ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno. E noi siamo testimoni, noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione”.
Gesù di Nazareth ha portato tra gli uomini la potenza di Dio. Non si è, però, misurato con le potenze degli uomini; a esempio, al suo tempo con l’imperatore romano. Le potenze degli uomini usano ogni tipo di forza per prevalere, a turno, le une sulle altre. In ogni caso, esse sono sempre a servizio di una potenza che Pietro chiama per nome: “Stanno sotto il potere del diavolo”. Gesù è venuto per liberare gli uomini proprio da questo potere che si afferma portando morte e sentendosi forte quando ha distrutto l’avversario. Il diavolo ha provato ad affermare il suo potere anche su Gesù appendendolo, come ricorda Pietro, ad una croce e pensava di aver trionfato ancora una volta grazie alla sua volontà di morte. Ma Gesù aveva la potenza di Dio; la potenza dello Spirito Santo di Dio che è Spirito dell’amore. L’Amore che Gesù aveva nel cuore è Santo perché viene da Dio: la forza invincibile di Dio è l’Amore. Vince non contrapponendo odio ad odio ma consumando l’odio col perdono. Non ha la meglio sull’avversario schiacciandolo con la morte, ma continuando ad amarlo fino alla morte e oltre la morte. Questa è la strada di salvezza che ha aperto Gesù risuscitando dal sepolcro: il suo Amore che risorge anche da morte.
Nei secoli ha diffuso la vittoria del suo Amore non attraverso eserciti o poteri economici e politici ma con dei messaggeri e testimoni particolari, i martiri. I martiri sono deboli e, insieme, invincibili. La loro forza sta nello stesso Amore di Gesù risorto che non teme il male e la morte.
Nominando i martiri il pensiero va inevitabilmente ai tanti giovani cristiani massacrati in Kenya proprio il venerdì santo, giorno della crocifissione di Gesù, loro Signore. Essi si aggiungono al lungo elenco di cristiani che in questo tempo e in molto paesi del mondo hanno pagato con la vita fisica la fedeltà alla loro fede. Si realizza ciò che Gesù aveva preannunciato a chi voleva essere suo discepolo: “vi perseguiteranno consegnandovi ai tribunali e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome”.
Da essi giungono testimonianze che ci ricordano i racconti delle passioni dei martiri dei primi secoli, anche della nostra Chiesa di Aquileia. Un potere cieco e diabolico infierisce su di loro, servendosi di alleati più o meno evidenti. Nella loro debolezza, essi mostrano al mondo una fortezza d’animo che è la stessa di Gesù in croce. E’ la fortezza dell’Amore di Dio che sa resistere alla violenza con la mitezza e con speranza a chi minaccia la morte.
In questa S. Messa pasquale non vogliamo dimenticarci di loro. Li sentiamo vicini perché nell’eucaristia tutti coloro che hanno ricevuto il battesimo sono uniti a Gesù vivente e sono uniti realmente tra di loro. Con la nostra preghiera invochiamo per loro la forza dello Spirito del Signore che li sostenga dentro le incertezze e le paure che li avvolgono.
Preghiamo anche per tutti coloro che hanno responsabilità politiche e di governo perché abbiamo l’onestà di coalizzarsi a favore del bene dei popoli, resistendo a potentati economici, militari e di altro genere che non hanno cuore per i poveri e i sofferenti. In particolare, difendano la libertà di vivere e manifestare la propria fede e appartenenza religiosa perché questa libertà è il pilastro che sostiene la giustizia e la pace tra gli uomini.
Le testimonianze dei nostri fratelli cristiani perseguitati in Africa o in Medio ed Estremo Oriente ci scuotano anche dall’indifferenza religiosa perché l’indifferenza assopisce il cuore, la coscienza e, a lungo andare, anche la ragione. Essa è una pericolosa tentazione contro la fede cristiana e contro il futuro della nostra civiltà che rischia di non difendere i propri valori compresa la dignità della persona. Non è questo il tempo per adagiarsi nell’indifferenza; è necessario avere menti e cuori forti, radicati su convinzioni profonde. Gesù, risorto con i segni della passione ha avviato la più grande rivoluzione: la rivoluzione dell’Amore che ha vinto sulla morte e su ogni forma di infernale cattiveria. A noi cristiani Gesù chiede di essere testimoni della potenza del suo Amore come lo stanno facendo i nostri fratelli sotto persecuzione».

575