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Assunzioni, voucher e cig. I dati del 2016 in FVG

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Fvg, nuove assunzioni a tempo indeterminato gennaio-novembre in calo del 36,5%
Voucher verso quota 6 milioni, ma le nuove regole rallentano la crescita
Cassa integrazione, si ritorna al 2009

Nei primi undici mesi del 2016 le nuove assunzioni a tempo indeterminato risultano in calo del 36,5% in Friuli Venezia Giulia rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (da circa 25mila a meno di 16mila), una flessione più marcata di quella nazionale (-32,3%). Lo rileva un’indagine Ires Fvg su dati Inps curata dal ricercatore Alessandro Russo.
Sempre nei primi undici mesi del 2016 risultano comunque in crescita in regione le assunzioni a termine (+9,3% contro il +6,7% nazionale) e in sensibile aumento quelle degli apprendisti (+24,7%, in Italia +27,5%) dopo un anno contrassegnato da una dinamica negativa. Quest’ultima tipologia contrattuale, a seguito del ridimensionamento degli sgravi contributivi, torna a essere evidentemente più conveniente per le imprese che intendono assumere giovani lavoratori. Sempre su base tendenziale (gennaio-novembre 2015-2016) sono in netto aumento anche le trasformazioni a tempo indeterminato dei rapporti di apprendistato (+10,8% in regione, a livello italiano -5,7%) mentre diminuiscono quelle dei tempi determinati (-31,4% in linea con la variazione nazionale pari a -34,8%).
Il numero delle cessazioni registra una flessione nei primi undici mesi dell’anno in regione, in particolare per quanto concerne gli apprendisti (-9,9%); la variazione complessiva è pari a -1,5%. La diminuzione delle interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, in calo del 3,2%, non è sufficiente a bilanciare quella delle assunzioni e delle trasformazioni; il saldo risulta pertanto negativo e pari a -311 unità. In base ai dati attualmente disponibili, dunque, nel 2016 la forma di occupazione più stabile risulterebbe in lieve diminuzione nella nostra regione, ma tale tendenza negativa intaccherebbe solo in minima parte la notevole crescita acquisita nell’anno precedente, pari a oltre 12mila unità a tempo indeterminato in più da dicembre 2014 a dicembre 2015 (in base ai dati forniti sempre dall’Inps). A livello nazionale il saldo risulta invece ancora positivo (+65.989 unità), sebbene in diminuzione nel tempo.
Le stime fornite dall’Istat, inoltre, fanno prevedere un probabile aumento complessivo dell’occupazione regionale anche nel 2016, evidentemente non più trainato dalle assunzioni a tempo indeterminato come è avvenuto nel 2015, ma dalla crescita di altre tipologie contrattuali a termine. Si può infine osservare che le assunzioni a tempo indeterminato che hanno usufruito dell’esonero contributivo nei primi undici mesi dell’anno sono state in regione circa 5.800 (pari al 36,5% del totale), le trasformazioni di rapporti a termine sono state quasi 3.500 (il 49,6% del totale).

I dati in esame riguardano il settore privato esclusa l’agricoltura e il lavoro domestico. La dinamica negativa dello scorso anno è ormai consolidata e in parte conseguenza della forte accelerazione delle assunzioni a tempo indeterminato che si è verificata alla fine del 2015, determinata dalla possibilità per le imprese di usufruire di una decontribuzione più vantaggiosa di quella che sarebbe entrata in vigore a partire da gennaio 2016. Con la legge di stabilità 2016 è stata infatti introdotta una nuova forma di incentivo rivolta alle assunzioni a tempo indeterminato e alle trasformazioni di rapporti a termine di lavoratori che, nei sei mesi precedenti, non hanno avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato. La misura dell’agevolazione prevedeva per il 2016 l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi Inail) in misura pari al 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro, contro gli 8.060 euro dell’anno precedente) per un biennio dalla data di assunzione (nel 2015 la durata era pari ad un triennio). Bisogna inoltre ricordare che da marzo 2015, con il Jobs Act, è entrato in vigore il cosiddetto contratto a tutele crescenti, con cui si è introdotta una nuova regolamentazione dei licenziamenti individuali e collettivi.
Nel quarto trimestre rallenta la crescita dei voucher venduti
Nel 2016 sono stati venduti quasi 6 milioni di voucher in Friuli Venezia Giulia, con un incremento del 19,6% rispetto all’anno precedente (+21,4% nel Nordest). A livello nazionale i buoni lavoro venduti sono stati quasi 134 milioni, +23,9% rispetto al 2015. La crescita dei voucher venduti è dunque proseguita anche nel 2016, sebbene nell’ultimo trimestre dell’anno si sia registrato un evidente rallentamento, sia a livello nazionale sia regionale. L’aumento dello scorso anno è stato in effetti più contenuto in termini percentuali rispetto a quelli degli anni precedenti, costantemente superiori al 30%. In particolare in Fvg il numero di voucher venduti negli ultimi tre mesi del 2016 è sceso quasi al livello di due anni prima, dopo un lungo periodo caratterizzato da una costante crescita. Tale andamento riflette gli effetti del dispositivo dell’articolo 49, comma 3, del decreto legislativo 81/2015, con cui sono stati introdotti obblighi di comunicazione preventiva in merito all’orario, al luogo di svolgimento della prestazione lavorativa e ai dati anagrafici del lavoratore, divenuti operativi proprio a partire dalla seconda metà di ottobre 2016.
Diminuiscono le ore autorizzate di cassa integrazione
A dicembre le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate in Fvg sono state circa mezzo milione, il valore mensile più basso registrato da febbraio 2009 a oggi. In questo modo il monte ora totale del 2016 risulta pari a 17,7 milioni, un livello analogo a quello del 2009; rispetto a tale anno si rilevano però 7 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria in meno, compensate da 7,5 milioni di ore in più relative agli interventi straordinari. Si può anche sottolineare che tra il 2010 e il 2015 il totale di ore di cassa integrazione autorizzate in regione si è mantenuto costantemente sopra i 21 milioni, raggiungendo un picco vicino ai 30 milioni nel 2014.
Nel confronto col 2015 la diminuzione è stata pari al 17,5%, che equivale in termini assoluti a quasi 4 milioni di ore in meno. Per quanto riguarda le differenti tipologie, nel 2016 si è verificata una diminuzione particolarmente accentuata sia del ricorso agli interventi in deroga (-39,1%), sia di quelli straordinari (-18,9%). Le ore di cassa integrazione ordinaria sono invece diminuite solo del 2,2%. A livello nazionale la diminuzione complessiva tra 2015 e 2016 è stata pari a -14,8% e solo in quattro regioni si riscontra un incremento: Toscana (+5,4%), Emilia-Romagna (+6,1%), Calabria (+13,1%) e Valle d’Aosta (+33,7%).
«La dinamica delle ore autorizzate di cassa integrazione – osserva Russo – può essere considerata uno degli indicatori dello stato di salute di un sistema produttivo, anche se occorre sottolineare che questi dati rispecchiano non tanto l’andamento dell’economia reale, quanto le aspettative a medio-breve termine delle imprese. Vi sono poi fattori legati agli interventi di politica economica che ne condizionano l’andamento, in termini di stanziamento dei finanziamenti e di cambiamenti nella normativa. Nell’ultima parte del 2015 ad esempio sono diminuite notevolmente le ore di cassa integrazione ordinaria, anche perché l’Inps aveva sostanzialmente disposto un blocco autorizzativo finalizzato all’allineamento delle procedure alle disposizioni normative introdotte dal D.Lgs. 148/2015 (entrato in vigore il 24 settembre 2015). Tra le più importanti novità del D.Lgs. 148/2015 si ricorda che è stata ridotta la durata massima dei trattamenti ordinari e straordinari, che adesso non possono superare i 24 mesi in un quinquennio (nel caso del settore edile 30 mesi); inoltre la platea dei beneficiari è stata ampliata agli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante. Il carattere ancora strutturale della crisi è comunque testimoniato dalla tipologia prevalente degli interventi attivati, in quanto nel periodo 2015-2016 il 72% delle ore autorizzate ha riguardato la cassa integrazione straordinaria; si può notare che tale incidenza non era mai stata raggiunta nell’ultimo decennio».
A livello territoriale la provincia che ha complessivamente visto una riduzione più marcata del ricorso alla cassa integrazione è stata Gorizia (-46,2%); Trieste e Pordenone presentano al contrario le flessioni più contenute (-7,8% e -10,4%), anche perché in entrambi i casi la cassa integrazione straordinaria risulta in aumento. La provincia di Udine evidenzia infine una variazione in linea con quella complessiva regionale (-18%) ed è l’unica in cui si osserva una netta crescita delle ore relative agli interventi ordinari (+119,9%).

lavoro dati
Elaborazione Ires Fvg

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