Aperitivo a Grado

Chi è il Dalai Lama

facebook

Il Dalai Lama è la massima autorità temporale del Tibet, nonché la massima autorità spirituale della scuola Gelug del Buddhismo Tibetano. Presiede inoltre il governo tibetano in esilio

 

fonte: WikipediaLa parola “lama” è l’equivalente tibetano della parola sanscritaguru” (maestro spirituale).

Il titolo onorifico di Dalai (dal mongolo DALAI, pronuncia Tibetana Tale’i: oceano) fu attribuito dal capo mongolo Altan Khan a Sonam Gyatso nel XVI secolo. Quest’ultimo era abate del monastero di Drepung (presso Lhasa) e figura influente della scuola buddista tibetana Gelugpa.

“Dalai Lama” sarebbe dunque traducibile come “Maestro-oceano”, ma si preferisce utilizzare la più elegante espressione “Oceano di saggezza” (alcuni usano invece le parole “Maestro oceanico”).

Il titolo ebbe validità retroattiva anche per i due predecessori di Sonam Gyatso, ed egli è da sempre considerato non il primo, ma il terzo Dalai Lama.

L’attuale Dalai Lama è Tenzin Gyatso, nato nel 1935 e residente in esilio in India dal 1959governo tibetano in esilio) in seguito all’occupazione cinese del Tibet (19491951). Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. (vedi

Fin dal quinto Dalai Lama, e fino al 14° (prima che fosse costretto all’esilio in India nel 1959) la residenza dei Dalai Lama durante i mesi invernali è stata palazzo Potala, mentre in estate andavano a palazzo Norbulingka. Entrambe le residenze sono a Lhasa.

Dal 1959, l’attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso risiede in India, dove l’allora primo ministro Jawaharlal Nehru si prodigò per garantire la sicurezza del religioso buddhista e dei suoi seguaci. In India, il Dalai Lama risiede a Dharamsala, nello stato di Himachal Pradesh nel nord del paese. Nella stessa zone si è stabilito anche l’Amministrazione del Centro Tibetano che altro non è che il governo tibetano in esilio.

In India i rifugiati tibetani hanno costruito molti tempi, e s’impegnano per salvaguardare la loro cultura, minacciata, in patria, dall’invasione cinese.

Il Dalai Lama è venerato come manifestazione del bodhisattva della compassione Avalokitesvara (Chenresig in tibetano). Generalmente la reincarnazione di un Dalai Lama era trovata grazie alle premonizioni, ai responsi degli oracoli ed ai segni divini. Il potenziale candidato era sottoposto ad una serie di prove atte a ricordare la vita precedente. Se l’esito risultava positivo egli era riconosciuto come reincarnazione del suo predecessore, e durante la sua vita seguivano prima la cerimonia d’intronizzazione quale Dalai Lama ed in seguito, raggiunta la maggiore età, la cerimonia di insediamento quale sovrano del Tibet.

Malgrado la figura del Dalai Lama sia secolare e rappresenti un capo saldo per tutta la cultura buddhista tibetana, la Cina ha deciso di arrogarsi il diritto di nominare in futuro le nuove reincarnazioni di questa importante carica religiosa, prerogativa che spetta invece a soli lama tibetani.

Il primo passo da parte dei cinesi, è stato compiuto nel 1995 quando rapirono la reincarnazione del Panchen Lama, identificato da Tenzin Gyatso nella persona di Gedhun Choekyi, per sostituirlo con un usurpatore nominato da loro stessi. Dal 1995 non si hanno più notizie né del Panchen Lama, né della sua figlia, che ufficialmente sono posti sotto la “tutela protettiva” del governo cinese.

Nel settembre del 2007, la Cina ha addirittura affermato che tutti gli alti monaci tibetani, dovranno essere nominati dal loro governo, e che in futuro questi dovranno eleggere il 15° Dalai Lama, sotto la supervisione del loro Panchen Lama.

In risposta a questo scenario, Tashi Wangdi, il rappresentante del 14° Dalai Lama ha affermato che le elezioni in quel caso sarebbero del tutto illegittime: “Non si possono imporre imam o vescovi alle altre religioni” ha detto. E ancora “la decisione di nominare lama e monaci spetta ai tibetani. I cinesi possono usare la loro forza politica, ma le loro decisioni saranno comunque senza valore. Così è stato per l’usurpatore del Panchen Lama, così sarà per ogni carica non eletta dai tibetani”.

Lo scopo di una reincarnazione è quello di continuare l’opera della sua precedente reincarnazione. Logicamente, come l’attuale Dalai Lama è scappato dal controllo cinese, così il prossimo dovrà agire allo stesso modo.

Tenzin Gyatso ha paventato l’ipotesi che, in futuro, la nomina dei lama potrebbe essere messa ai voti, proprio come già avviene per le alte cariche di altre religioni.

3.000