Aperitivo a Grado
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Cine20 lo potete leggere tutti i giovedì ed è curata da Matteo “Weltall” Soi dalle pagine del blog weltallsworld.blogspot.com e dal blogger-seriale Kusa direttamente da lavitaenientaltro.wordpress.com. Una coppia inedita disposta a tutto pur di mettere la loro esperienza di cine-blogger e cinefili non professionisti per una rubrica alla portata di tutti, libera e accessibile, che spazia da brevi recensioni fino alle uscite home-video, senza dimenticare le doverose segnalazioni sui film in sala, il tutto corredato da un sistema di valutazione facile ed immediato. Ma non possiamo più trascurare l’importanza delle serie TV e da questa settimana si inaugura Derive Seriali, una sezione apposita curata da :A:, scrittore, sceneggiatore e nerd impenitente.
Detto questo, andiamo a cominciare.

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Brevemente in sala.

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dobbiamoparlareDOBBIAMO PARLARE di Sergio Rubini

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Cinema da camera,  tratto da una commedia teatrale di cui rispetta l’unita’ di tempo e di luogo, per raccontare una notte di discussioni e verita’ non dette e rivelate tra due coppie in un appartamento romano. Senza tirare in ballo paragoni scomodi, come quelli con il Carnage di Polanski, lo si potrebbe pure prendere in considerazione. Se non fosse che questa settimana c’e’ altro di molto piu’ interessante.
ATTESA KUSA 40%

Presupposti interessanti, non si fatica ad ammetterlo ma, caro Rubini, le chiacchiere stanno a zero.
ATTESA WELTALL 0%

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hungergamesilcantodellarivoltaparte2HUNGER GAMES – IL CANTO DELLA RIVOLTA PARTE 2 di Francis Lawrence

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E cosi’ siamo arrivati al capitolo finale della saga degli Hunger Games,  con la resa dei conti decisiva tra il presidente Snow e Katniss Everdeen, e l’assalto finale a Capitol City, che si trasformera’ in una sorta di 76esima edizione dei giochi. Dopo la prima parte dell’anno scorso, lenta, cupa e preparatoria, prepariamoci ad una conclusione tutta azione, con nuovi protagonisti,  colpi di scena ed intense emozioni. Hype a mille  per una chiusura che si spera e si prevede degna del resto della saga con protagonista una splendida ed intensa Jennifer Lawrence.
ATTESA 90%

Lo ripetiamo per l’ennesima e ultima volta: questo è l’unico Young Adult che ci concediamo, partito con ottimi presupposti, non particolarmente originale ma pazienza, e andato in calando come molte saghe che superano le tre pellicole. Speriamo bene per il finale.
ATTESA WELTALL 65%

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lorochiLORO CHI? di Francesco Micciche’,  Fabio Bonifacci

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La commedia della truffa e degli imbroglioni ha precedenti illustri nella cinematografia italiana, dai Soliti Ignoti di Monicelli  a il Bidone di Fellini. Senza scomodare certi mostri sacri, ci provano anche Micciche’ e Bonifaci dirigendo due volti noti come  Marco Giallini e Edoardo Leo, visti in Posti in Piedi in Paradiso e in Smetto quando Voglio, che e’ anche uno dei titoli italiani recenti piu’ riusciti  e meritevoli di attenzione. Ma a noi questa settimana interessa solo Katniss.
ATTESA KUSA 40%

E niente, il film di Micciché e Bonifaci non pare male sulla carta ma, onestamente, ne abbiamo visti tanti film costruiti intorno a truffe e truffatori, quindi questo può aspettare.
ATTESA WELTALL 40%

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missjulie_2014MISS JULIE di Liv Ullmann

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L’Irlanda di fine ‘800, Jessica Chastain, Colin Farrell e Samantha Morton diretti dalla bergmaniana Liv Ullmann per una storia di conflitti di classe, seduzione e tradimento, tratta dall’omonima opera teatrale di Strindberg. Bella ambientazione e validi interpreti (almeno quelli femminili),  ma non mi basta.
ATTESA KUSA 0%

E qui abbiamo indubbiamente un film per palati fini, con un cast interessante e alla regia una “erede” di Bergman. MA questa settimana, scusaci Liv, preferiamo la grana grossa.
ATTESA WELTALL 0%

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mrholmesMR. HOLMES – IL MISTERO DEL CASO IRRISOLTO di Bill Condon

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In tempi di inflazionamento del detective creato da Conan Doyle, presente in tv con lo Sherlock di Cumberbatch  e (ahime’)  Elementary, al cinema con la serie di Guy Ritchie, arriva questa pellicola con un Sherlock Holmes ormai attempato, interpretato da Sir Ian McKellen, ritiratosi in campagna in compagnia di una domestica interpretata da Laura Linney. Tutta la nostra attenzione e’ concentrata sui due interpreti, perche’ difficilmente la storia sara’ piu’ di tanto rilevante… Se come me vedrete Katniss stasera o domani, la prossima settimana questo potrebbe esser una buona scelta, anche se  lo si puo’ tranquillamente aspettare in tv.
ATTESA KUSA 60%

IN una settimana in cui Hunger Games fa la voce grossa, questo Mr Holmes potrebbe davvero rivelarsi un’alternativa, nonostante le fin troppo tiepide critiche ricevute.
ATTESA WELTALL 60%

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storiedicavalliediuominiSTORIE DI CAVALLI E DI UOMINI di Benedikt Erlingsson

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Perche’ un film islandese surreale che parla di amore, di uomini e di cavalli,  nella settimana di Katniss ci sta benissimo, cosi’ lo si puo’ ignorare tranquillamente e continuare a vivere felici.
ATTESA KUSA 0%

Ma diciamoci tutta la verità: anche in una settimana senza Hunger Games o altro, lo avremo ignorato ugualmente perchè siamo brutte persone con poco tempo da perdere.
ATTES WELTALL 0%

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Derive Seriali

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INTO THE BADLANDS

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Per il pubblico generalista, quello splendido uomo asiatico vestito con un trench di cuoio rosso è un perfetto sconosciuto.
Per gli appassionati di cinema di Hong Kong, è una delle poche star under-50 del cinema dell’ex colonia inglese. Circa 60 film in 18 anni, Daniel Wu è una certezza del botteghino hongkonghese, e ricordare i ruoli in cui lo si è visto protagonista è un’impresa improba, anche se segnalare la diversità delle pellicole in cui ha recitato può aiutare a capire la versatilità e la bravura dell’attore: dagli esordi action di Gen-X Cops, Purple Storm e Hit Team, ai ruoli più romantici come in Beyond our Ken (e il recente Go Away, Mr. Tumor) ai thriller come One Night in Mongkok e la serie di Overheard o ai ruoli drammatici come in Protégé o That Demon Within. Solo una manciata di titoli da una carriera straordinaria.
Ma Wu, nato e cresciuto in California e sempre attento alle tendenze mondiali, a un certo punto decide di costruire un audience occidentale. E in un ruolo che all’inizio era solo di produttore esecutivo, con gli autori Alfred Gough e Miles Millar (con una carriera che parte da Arma Letale 4, passa per Smalville e arriva all’imminente serie TV di Shannara) lavora a INTO THE BADLANDS, miniserie di sei episodi ambientata in un futuro distopico dove non si possono usare le armi da fuoco.
Wu è il protagonista, ma la cosa ironica è che all’inizio non si era visto in quel ruolo, come ha dichiarato in parecchie interviste: l’attore aveva quarant’anni al momento del casting e si chiedeva se avrebbe potuto sostenerlo per cinque o sei anni in caso di successo della serie. Il fatto che però nessun attore asiatico fosse adatto a un ruolo di protagonista, convinse AMC a chiedere a lui di prendere il ruolo (tralasceremo ogni considerazione retorica sulla lentezza di Hollywood nel comprendere come sia cambiato il pubblico negli anni). E così Wu interpreta il ruolo di Sunny, un Clipper (assassino) al servizio di un Barone, che assieme ad altri nobili con il medesimo titolo governa i territori distopici delle Badlands.
La trama è poca cosa, e onestamente ci va bene così: volevamo vedere questa serie per i combattimenti, fatti finalmente da un attore proveniente dall’industria che ha creato il kung fu movie.
E il risultato?
Il risultato, volendo usare un termine inglese, è “mixed”.
Il coreografo delle arti marziali è Huan-Chiu Ku (ha allenato Keanu Reeves per Matrix, Uma Thurman per Kill Bill…) e il regista delle scene d’azione è Stephen Fung (non avete visto Tai Chi Zero? Recuperatelo: una follia kung fu steampunk che si sarebbe potuta produrre solo in Cina).
Tuttavia il risultato non è dei migliori: nel primo combattimento one-to-many (mani nude contro armi bianche) la continuità dei colpi è “spezzata” da campo e controcampo, momento dell’impatto a volte non ripreso (si perde tra campo e controcampo), e volte quando viene ripreso il colpo per intero, si usa la shaky camera. Invece le inquadrature zenitali sono ben leggibili. Nel combattimento finale, ancora un one-to-many, ma con un Wu armato di doppia spada, le cose vanno leggermente meglio grazie all’uso del wire work, la fattura tecnica è ottima (tutto è ambientato sotto la pioggia, con ralenti e un indugiare sui dettagli che sono una chiara citazione da The Grandmaster di Wong Kar-wai), ma i problemi restano i medesimi.
Quindi, considerato che il lavoro di Huan-Chiu Ku e di Fung non può essere improvvisamente diminuito di qualità, cosa è successo? Il montaggio. Se è vero che i registi americani non sono in grado di girare l’azione come i colleghi di Hong Kong, anche una buona regia di una buona coreografia può essere rovinata dal montaggio. E i problemi del montaggio “all’americana” si vedono tutti, purtroppo.
In ogni caso, la serie è apprezzabilissima: sono solo sei episodi, l’ambientazione retro-futuristica è interessante (come è interessante che ci sia un’antagonista che è una donna in un ruolo di potere), AMC ci crede tantissimo al punto di programmarla subito dopo The Walking Dead e FINALMENTE vedere un prodotto americano con un attore asiatico (e che grande attore!) nel ruolo di protagonista non può che farci piacere.
Certo, come dice lo stesso Wu, questa apertura hollywoodiana è dovuta a fattori più economici che di consapevolezza (Hollywood vuole prendersi fette sempre più grandi del mercato cinese), ma se i risultati in concreto sono questi, ben vengano.
Prepariamoci a un prossimo Comic Con di San Diego pieno di cosplay con giacca di cuoio rosso.
Esperiamo che l’esperimento abbia successo, creando più prodotti di questo tipo.Al pubblico occidentale digiuno di kung fu movies non possiamo che dire: Welcome to the Badlands!

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