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Cinema a Udine: ecco cosa rischiano

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Udine, città con 100.000 abitanti e capoluogo di una provincia che supera i 500.000, garantisce oggi un’offerta cinematografica di livello pari a quello delle maggiori città italiane.
Le famiglie udinesi attualmente usufruiscono di 5 sale cinematografiche distribuite in un’area di 3 km² (area che costituisce il centro della città), attive ogni giorno, per 365 giorni all’anno, con una programmazione che si sviluppa quotidianamente dalle ore 15.00 alle ore 24.00. Oltre 263 film vengono dunque offerti alla cittadinanza che può scegliere ogni giorno tra una ricca selezione di titoli d’essai e commerciali. Sono dati, questi, che delineano un quadro positivo, vivace, estremamente incoraggiante e decisivo per la qualità della vita culturale di una città e del suo territorio, ma anche per la sua immagine complessiva.

Questi numeri, propri dell’esercizio cinematografico, si inseriscono in un più ampio scenario fatto di festival e rassegne di respiro internazionale (primo fra tutti il Far East Festival, che giungerà nel 2010 alla sua XII edizione e che è riconosciuto nel mondo come il più importante festival del cinema popolare asiatico), delle attività della Mediateca Mario Quargnolo (con il servizio di prestito gratuito di DVD e le attività didattiche nelle scuole), degli incontri con registi e attori, di tutte le numerose iniziative di diffusione della cultura cinematografica, delle attività di ricerca e documentazione cinematografiche (spesso in stretta sinergia con l’Università di Udine).
Tutto questo genera una fruizione cinematografica e culturale intensa ed importante per il territorio.

Tutto questo fino ad oggi è stato possibile grazie all’azione e all’impegno congiunti del Centro Espressioni Cinematografiche e delle amministrazioni pubbliche, nella comune convinzione che il cinema costituisca una risorsa culturale a tutti gli effetti e che i cittadini udinesi non siano cittadini italiani di serie B, potendo usufruire, almeno in campo cinematografico, degli stessi servizi culturali che si hanno nelle altre e maggiori città d’Italia.

L’arrivo dei multiplex in Italia ha tolto interesse economico ai cinema in città e i gestori delle sale si sono visti costretti a chiudere l’attività per dedicarsi ad altre attività più lucrative. In quelle città italiane in cui non sussistevano realtà alternative a quelle di natura commerciale (come ad esempio quelle associative), le amministrazioni pubbliche sono state costrette a organizzare direttamente l’attività cinematografica, con costi di gran lunga superiori. A Udine, invece, le amministrazioni pubbliche hanno potuto contare sul Centro Espressioni Cinematografiche che, già presente sul territorio da oltre 30 anni, si è presa carico di gestire l’esercizio cinematografico nell’area del centro città. Oggi il cinema, con le sue 5 sale, richiama in città più di 200.000 persone, a costi nemmeno paragonabili a quelli necessari per altre forme d’arte.

Se i tagli previsti dalla finanziaria 2010 venissero attuati nella misura prospettata, il sostegno alla vita cinematografica della città verrebbe meno, perdendo una percentuale pari a un terzo del volume degli investimenti finora ad essa destinati.

Ciò significherebbe: una limitazione dell’esercizio cinematografico con la conseguente riduzione delle sale di proiezione (da 5 sale a 3), un taglio della quantità di film (portando i titoli in programmazione dagli attuali 263 a poco più di 170 e generando, conseguentemente, una riduzione del 30% delle ore di programmazione quotidiana nelle sale), con la chiusura della fascia pomeridiana, meno redditizia ma frequentatissima dagli anziani della città. Il Far East Film Festival diventerebbe una rassegna priva di interesse internazionale, con una forte ricaduta sulle presenza di stranieri in città, di appeal per gli sponsor, e, ovviamente, di possibilità di fruizione per chi vive in città e in regione.

Tagliare di un terzo le risorse destinate al cinema significa mortificare l’offerta culturale destinata ai cittadini di Udine, rendendoli subalterni alle aree urbane maggiori (laddove le dimensioni garantiscono logicamente una più diversificata offerta) e quindi penalizzarli rispetto a coloro che invece vivono nelle grandi aree metropolitane nazionali; significa, inoltre, obbligare i cittadini di Udine a spostarsi al di fuori del proprio territorio per crescere culturalmente e per ricevere stimoli e conoscenze che qui sarebbe impossibile trovare.

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