Aperitivo a Grado

Cinema Pordenone: The rum diary, Cronache di una passione, Il giorno in più, Le nevi del Kilimangiaro, Detachment

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In arrivo i nuovi film di Cinemazero: da lunedì 13 agosto The rum diary – Cronache di una passione e Il giorno in più, mentre da giovedì 16 agosto Le nevi del Kilimangiaro e Detachment – Il distacco (15 agosto riposo).

Da lunedì 13 agosto arrivano a Cinemazero The rum diary – Cronache di una passione di Bruce Robinson (ore 19.30 e 21.45, sala Pasolini) e Il giorno in più di Massimo Venier (19.15 – 21.15).

Con The rum diary – Cronache di una passione Johnny Depp vuole rendere omaggio al suo secondo mentore (dopo Marlon Brando) e restituire il senso dell’opera prima del suo amico Hunter s. Thompson, che ha contribuito a far pubblicare. Il film che Johnny Depp ha tentato di realizzare per anni (almeno dalla scomparsa di Hunter S. Thompson) vede la luce. Passato per una quantità industriale di registi, alla fine è stato diretto da Bruce Robinson – regista di Shakespeare a colazione e de Gli occhi del delitto, autore dell’affascinante romanzo The Peculiar Memories of Thomas Penman e della sceneggiatura candidata all’Oscar di Urla del silenzio sembra – scrittore e regista perfetto per portare questo romanzo sullo schermo. Catapultato nella realtà caotica del Porto Rico del 1960, il giornalista Paul Kemp (Johnny Depp) si ritrova in mezzo a un vortice di personaggi e situazioni a lui del tutto nuove, sostenute dalle interpretazioni di un gruppo di attori preziosi come Aaron Eckhart, Richard Jenkins e la bellissima Amber Heard. Tra caporedattori con parrucchino, avidi speculatori edilizi, fotografi squinternati, bellissime ragazze, l’uomo potrà opporre al caos l’unica arma che ha sempre funzionato: mandare giù fiumi di alcool. Johnny Depp riproduce in un tour de force memorabile il modo di parlare, i gesti, le espressioni dell’amico che aveva già interpretato, nei suoi anni più maturi, in Paura e delirio a Las Vegas. È lì che l’eroe della vicenda vive davvero, nel cuore e nella memoria di un uomo che gli ha voluto davvero bene, e che cerca di riportarlo in vita per tutti, ancora giovane e bello, con la forza della sua arte.

A due anni di distanza dallo sconsolante scenario proposto in Generazione 1000 euro (2009), Massimo Venier torna dietro la macchina da presa con la sua quarta prova registica, adattando per il grande schermo l’omonimo romanzo di Fabio Volo Il giorno in più. Tra Milano e New York Il giorno in più è di Massimo Venier nella proporzione stilistica, nella fluidità narrativa tra due centri cittadini, nella commedia soft che apre i battenti al sentimento e alle dolci svolte di percorso. È di Fabio Volo per un buon libro che è idea sua (rivisto e aggiornato per il cinema dal regista insieme a Pontremoli e Pellegrini), per un personaggio che si aggancia a lui per l’immediatezza emozionale. Prima a parole e ora in immagini, il protagonista della storia è sempre lui, l’ex panettiere di Calcinate, che presta anima e corpo a Giacomo Pasetti, uomo di successo, scaltro nel lavoro e con in dote un innato talento di seduttore. La sua vita scorre tranquilla tra ufficio e relazioni saltuarie, fino al giorno in cui, seduto sul tram, rimane folgorato da una sconosciuta, una ragazza dai capelli castani e dal viso angelico che battezza con il nome Agnese (in realtà si chiama Michela), la quale diventa subito oggetto del suo desiderio nonché prima, vera occasione di tutta la sua vita. Grazie ad una fotografia luminosa e ad una tecnica di ripresa mobile, la Grande Mela fa sentire il suo tocco magico senza trasformarsi in una città da cartolina offrendo a Giacomo e Michela la possibilità di rincorrersi liberamente come moderni Harry e Sally alle prese con un amore incomunicabile. Fabio Volo regala forse la prima vera performance attoriale della sua carriera e Isabella Ragonese sorprende con la sua freschezza e la voglia di disegnare sempre personaggi multi sfaccettati.

Giovedì 16 agosto arrivano invece Le nevi del Kilimangiaro di Robert Guédiguian (sala Pasolini, ore 19.30 – 21.30) e Detachment – Il distacco di Tony Kaye (sala Totò, ore 19.15 – 21.15).

Ispirato dalla Les pauvres gens di Victor Hugo e accompagnato dalla canzone di Pascal Danel (che fornisce il titolo al film), Le nevi del Kilimangiaro è il nuovo dramma sociale di Robert Guédiguian sulla disoccupazione e la dolorosa perdita della dignità. Ma sa essere un’opera leggera come un palloncino, che racconta la vita quotidiana di una coppia aperta e accogliente alla maniera dei cortili che abita. Ancora una volta il regista marsigliese mette in scena una piccola storia che ha il sapore e la solidarietà del cinema del Fronte Popolare. Partendo da un licenziamento, quello del protagonista, il film avrebbe potuto precipitare in un dramma da socialismo reale, al contrario il clima è lieve e gioioso, si ride spesso e si rimane sedotti dalla voglia di vivere di due coniugi operai che lottando negli anni Settanta sono andati ‘in paradiso’. Il loro paradiso è la casa che hanno costruito e la famiglia che hanno formato ed educato ad essere onesta e di grande cuore. Ma il cinema di Guédiguian non si è mai fermato alle mura domestiche, scendendo in strada attraverso quelle finestre e quelle porte sempre spalancate sul mondo e sulla società. Ed è proprio da quei varchi che il brutto del mondo entrerà, portandosi via ‘proprietà’ e sicurezze ma insieme offrendo una possibilità di comunione e partecipazione. Perché il ragazzo che ha occupato il loro Eden, derubandoli, è un giovane uomo di una generazione cresciuta senza testimonianze né esempi di quella che un tempo era la lotta di classe, ovvero un modo (giusto) di cambiare la vita di chi è sempre in soggezione. E a questo punto Le nevi del Kilimangiaro gioca le sue carte migliori per rigore e sensibilità, portando alla coscienza del protagonista la necessità di fare qualcosa, individuare una possibile canalizzazione del malessere giovanile in funzione di una nobiltà d’animo che risollevi il morale e la morale.

È intriso di profondo pessimismo e malinconica poesia Detachment – Il distacco, film diretto dall’eclettico artista britannico Tony Kaye. La consapevolezza lucida e amara di un destino ancorato al dolore è scandita dalle parole immortali di scrittori con cui il supplente-protagonista spiega la vita ai ragazzi e incarnata nello sguardo triste e lontano di un Adrien Brody sempre superbo. L’intero cast è all’altezza di una sfida impegnativa: cogliere le falle del sistema di istruzione americano e le tragiche conseguenze che si riverberano sulle vite di insegnanti e alunni. Il regista le ritrae in maniera non convenzionale, percorrendo la strada di uno stile personale e riconoscibile, con un avvio da documentario – con inserti di interviste video a docenti che imprimono un effetto di realismo – e uno svolgimento via via più drammatico. Notevoli anche le soluzioni visive, con il contrasto tra il bianco e nero degli inserti iniziali e una fotografia dai toni caldi. Quando poi le immagini parlano all’unisono con la musica, la magia del cinema è compiuta e arriva dritta al cuore, raccontando l’autentica degli insegnanti impegnati in contesti sociali caratterizzati dal degrado e dalla mancanza di prospettive. Ma laddove la scuola è l’unico punto di riferimento nei microcosmi di adolescenti che affrontano il faticoso cammino della crescita, questa missione rischia di infrangersi al cospetto dei fallimenti quotidiani. Allora il senso di impotenza e frustrazione polverizza ogni traccia dei primi entusiasmi e idealismi, giungendo a infettare anche vite private in lenta e inesorabile dissoluzione. Così, il desiderio di fare la differenza si scontra con l’impatto tra pianeti arrabbiati e fragili ben rappresentati dall’immagine dell’aula vuota e sfasciata.

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