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Corte di Strasburgo: no ai crocefissi in classe – Sondaggio

croce

La Corte dei diritti dell’Uomo dice no all’esposizione del crocefisso nella scuola pubblica. Strasburgo accoglie così il ricorso della mamma di due bambini di 11 e 13 anni che chiedeva di rimuovere la croce dalle aule dell’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme perché in contrasto con il suo diritto di assicurare ai propri figli insegnamenti in linea con le sue convinzioni religiose e filosofiche. Una decisione contro la quale il Governo italiano annuncia il ricorso. «Si tratta di questioni di alto diritto internazionale – dice il consigliere Nicola Lettieri che difende l’Italia – non possono essere giudicate da una sola camera ma vanno perlomeno analizzate in grande chambre. La Corte ha parlato di stato laico – conclude Lettieri – ma non bisogna dimenticare che il nostro è anche uno stato concordatario che ha dunque rinunciato ad alcune delle sue prerogative. Per questo siamo fuori dalla Convenzione? È un punto su cui c’è da riflettere».

Crocefisso in classe

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L’esposizione del simbolo religioso, secondo il ricorrente era dunque in contrasto anche con la convenzione dei diritti dell’Uomo nella parte in cui affermano il diritto all’istruzione oltre che alla libertà di pensiero di coscienza e di religione. Violazioni che i giudici di Strasburgo confermano. Secondo la Corte il crocefisso ha prevalentemente un significato religioso e come tale viene percepito dagli allievi di ogni età. Un senso che può essere confortante e incoraggiante per gli scolari religiosi ma che è in grado di turbare a “livello emozionale” chi professa un altro credo, in particolare chi fa parte di una minoranza religiosa, o semplicemente è agnostico. La laicità dello Stato non si deve dunque limitare alla volontarietà dell’insegnamento della religione cattolica ma deve estendersi anche al divieto di praticare riti o esporre simboli legati a qualunque religione o all’ateismo. L’esposizione del crocefisso non può essere dunque, conclude la Corte, giustificata né dalla richiesta dei genitori cattolici né, come ha sostenuto il governo italiano, dalla necessità di un compromesso con le parti politiche di ispirazione cattolica.

I giudici di Strasburgo negano che l’esposizione nelle aule di un simbolo che è ragionevole associare alla religione maggiormente praticata nel Paese possa contribuire al pluralismo educativo essenziale a una società democratica.

La signora aveva presentato vari ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Solo ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione accordandole anche 5000 euro di risarcimento per i danni morali subiti. La Corte dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a pagare, entro tre mesi dalla sentenza, 5mila euro di danni morali alla ricorrente.

In Friuli queste le prime dichiarazioni in merito al no della Corte di Strasburgo

Menia: “Le provocazioni degli azzeccagarbugli di Strasburgo sono ormai una consuetudine, ma questa volta si è superato il limite”. Lo ha detto il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, a commento della sentenza della Corte dei diritti dell’uomo sui crocifissi nelle scuole. “L’identità nazionale italiana affonda le sue radici nella storia del cristianesimo e del cattolicesimo – ha detto Menia – e per la storia della Europa parlano le pietre delle sue cattedrali. Non a caso in questi giorni in cui si celebra il ventennale della caduta del Muro di Berlino i grandi del mondo si inchineranno di fronte ai grandi crocifissi bianchi, lungo il percorso del maledetto muro, ove cadde chi cercava la libertà. Le provocazioni degli azzeccagarbugli di Strasburgo sono ormai una consuetudine, ma questa volta si è superato il limite”, ha aggiunto Menia. “Vietare il crocifisso non è solo una sentenza abnorme contro la quale ben fa il Governo italiano a presentare immediato ricorso – ha spiegato il sottosegretario – ma è un’offesa assurda, uno sfregio ed una violenza culturale verso centinaia di milioni di europei. La misura è colma ed è giusto contrapporre a questa folle deriva tutta la forza politica, culturale, relazionale ed economica del nostro paese senza divisioni di parte perché in fine è in gioco la nostra identità, la nostra storia e la nostra libertà”. (ANSA).

Narduzzi (LN): “Non ci sentiamo di dover rispettare sentenze di questo tipo”: lo ha detto il capogruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Danilo Narduzzi, commentando la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso in classe. “Il Governo ha fatto bene – ha dichiarato Narduzzi – ad annunciare che ricorrerà. La sentenza è indegna di quella che dovrebbe essere una istituzione europea, perché non considera la storia del Paese e dell’Europa stessa”. Secondo Narduzzi, questa decisione “può creare tensioni. La cultura della sinistra che nasce dalla Rivoluzione francese – ha aggiunto – è un veleno che si è instillato piano piano, nelle menti e nel cuore della civiltà europea, portandoci ad essere popoli che hanno perso di vista la propria identità”. Per queste ragioni, Narduzzi ha chiarito che “nessuno si senta in dovere di rispettare queste sentenze”. (ANSA).

Debora Serracchiani: “La sentenza della Corte di Strasburgo è formalmente corretta e condivisibile”: lo ha detto Debora Serracchiani, europarlamentare e segretaria del Pd del Friuli Venezia Giulia, a commento della decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di togliere i crocefissi dalle aule scolastiche italiane. “Le esigenze di laicità e i rapporti tra stato e religioni in cui si riconosce la maggior parte degli italiani tuttavia – ha aggiunto l’europarlamentare – non possono essere disciplinati da una snetenza di tribunale”. Secondo Serracchiani “il modo in cui la tradizione culturale espressa dalla Chiesa cattolica si intreccia con la storia del nostro Paese richiede un approccio più complesso e una maggiore profondità di coinvolgimento”. (ANSA).

Saro (PDL): “Il crocifisso è la nostra identità”: lo sostiene il senatore del Pdl, Ferruccio Saro, che si è detto socncertato per la sentenza della Corte di Strasburgo. “Non si tratta di essere o non essere religiosi – ha affermato – tanto meno di essere o non essere cristiani o cattolici. L’argomento in ballo è un altro, assai cruciale: l’identità di una storia di un paese e di un popolo – ha detto Saro – ovvero una questione priva di bandiere fideistiche e di credo religiosi”. Secondo il senatore, che ricorda di essere “laico e liberale”, “non si può approcciare al crocifisso con una mentalità bigotta e legata a una dimensione esclusivamente ecclesiastica. Al tema del crocifisso e al significato universale che esso promana – ha concluso – bisogna avvicinarsi deponendo le armi della guerra religiosa e delle nuove crociate da parte degli strumentalizzatori di turno”.

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