30 Dicembre 2011 – Per Debora Serracchiani, segretario regionale del Pd, “il Friuli Venezia Giulia ha bisogno di integrare le sue grandi potenzialità territoriali e non di ridisegnare i suoi confini interni con i gessetti colorati”. In un incontro stampa, oggi, a Trieste, Serracchiani ha parlato di riforma della regione e indirettamente ha risposto al segretario regionale della Lega Nord e presidente della provincia di Udine, Pietro Fontanini, che ha ipotizzato la grande provincia friulana da un lato e la città metropolitana di trieste con il Monfalcoense dall’altro. “E’ l’insieme dell’ordinamento regionale che va ripensato, razionalizzato e aggiornato – ha detto Serracchiani – avendo molto chiari al tempo stesso l’ordine di grandezza della nostra popolazione, la varietà e l’identità dei territori. Semplificazioni grossolane come quelle lanciate dalla Lega nord non sono accettabili”, ha aggiunto. Secondo il segretario del Pd “Trieste non va staccata dal resto del territorio regionale ma va integrata di più, valorizzandone sia il ruolo di capitale politica e amministrativa della Regione autonoma sia il porto. In particolare lo scalo è uno straordinario esempio di come i destini e le fortune di Trieste e del Friuli siano strettamente legati – ha aggiunto Serracchiani – dal momento che il porto di Trieste ha bisogno di avere alle spalle le dimensioni di un sistema regionale che crede e investe in lui e che i grandi corridoi di trasporto europei essenziali al Friuli vanno dove ci sono porti che funzionano”. Infine, mentre gli antichi luoghi comuni e le contrapposizioni tra Friuli e Trieste trovano sempre meno cittadinanza, “quello che occorre davvero – ha concluso Serracchiani – è permettere che tutte le identità si riconoscano nell’orgoglio di una comune appartenenza a una Regione speciale, che funziona e guarda avanti”.
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1 Comment
Trieste 20 – 11 – 2011
Riportare l’economia del mare al centro delle nostre attenzioni,
per rilanciare la Portualità della Regione F.V.G. e supportare le iniziative relative al Corridoio Baltico Adriatico ed all’Euroregione.
Questa mi sembra un’esigenza alquanto condivisibile ma di non facile soluzione,poiché ormai “il mare con le sue variegate sfaccettature” è stato da troppo tempo dimenticato dai nostri Governanti ed Amministratori.
Non facili soluzioni poiché il Legislatore negl’ultimi decenni sembra abbia perseguito delle logiche “che poco o nulla” avevano a che fare con le esigenze di crescita di un Paese che avrebbe voluto e dovuto ammodernare le proprie infrastrutture, per consentire alla nostra portualità di essere in grado di mantenere il passo con i suoi più diretti competitori, ed anche soddisfare quella che è sempre stata una nostra giustificata e comprensibile ambizione “ voler spostare un po’ più a sud verso l’Alto Adriatico il baricentro del Sistema Trasportistico Comunitario ” e quindi beneficiare dei rilevanti e variegati ritorni economici ed occupazionali generati dalla logistica di porto e retroporto.
Purtroppo ora noi paghiamo le conseguenze per le gravi non scelte del passato, non scelte che di fatto hanno reso problematico sia l’ingresso nei nostri Scali dei capitali privati, che l’individuazione di alcuni siti ideali sui quali poter concentrare e convogliare gl’indispensabili massicci investimenti per poter creare due o tre nuovi Hub Portuali, che siano in grado di gestire quelle tipologie di traffici che per loro natura non possono più essere adeguatamente trattate nei porti storici propriamente detti.
Per poter guardare serenamente al futuro e materializzare quelle che penso siano le nostre giustificate e comprensibili ambizioni e recuperare un significativo ruolo sulle scene internazionali, bisogna metter mano ad alcune farraginose normative che attualmente regolano – le bonifiche – il recupero di ampi spazi al mare – ed i dragaggi – per poter pianificare e realizzare le grandi opere, “sburocratizzando e velocizzando” l’iter che intercorre tra la progettazione e la loro realizzazione.
Norme che di fatto hanno impedito e continuano a penalizzare in termini di costi e tempi di cantierizzazione la concreta possibilità che anche a casa nostra come peraltro succede in Europa ed in giro per il Mondo si possano realizzare nuove e moderne Infrastrutture sia Portuali che Viarie gomma/rotaia.
Se in tempi ragionevolmente contenuti non saremo in grado di metter mano alla citate farraginose normative, la nostra competitività sui mercati sarà perennemente compromessa “in quanto le nostre infrastrutture saranno molto più costose e nasceranno purtroppo tendenzialmente sempre già obsolete” e quindi non saremo mai in grado di consentire un adeguato interfacciamento tra i nostri Scali e quelle che sono le mutevoli e crescenti esigenze operative dei flussi merceologici e dei vettori che l’Armamento sta mettendo in linea sulle Rotte Intercontinentali.
Se non si potenzieranno gli sbocchi al mare dell’Alto Adriatico realizzando almeno un moderno Superporto purtroppo anche l’apprezzabile e lodevole iniziativa relativa al Corridoio Baltico Adriatico e destinata a rimanere una scatola semivuota, in quanto non saremo mai in grado di veicolare quei notevoli volumi di traffico relativi a quei flussi merceologici Comunitari relativi all’interscambio con l’oltre Suez, che per loro natura o destinazione dovrebbero rientrare nei nostri naturali mercati di riferimento.
Brunello Zanitti Giuliano