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Economia: FVG, Bolzonello “Più luci che ombre”

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lavoro siderurgicoUn quadro che nel complesso presenta più luci che ombre quello che la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani e il vicepresidente e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello hanno dipinto oggi nel corso dell’audizione sulle crisi industriali in II Commissione del Consiglio regionale.

Diversi infatti gli elementi positivi, puntualmente evidenziati. Primo fra tutti “un manifatturiero – ha detto Bolzonello – a lungo sottovalutato, che invece è vivo e vegeto, uno dei pilastri su cui si fonda l’economia reale”. Un manifatturiero che “è ritornato ad essere da traino per altri comparti ed è decisivo per far ripartire la domanda interna”.

Altro elemento positivo l’affidabilità del mondo imprenditoriale del Friuli Venezia Giulia. Le luci vengono dai numeri di un’attenta analisi compiuta dagli uffici regionali, frutto non certo della lettura di dati vecchi, anche se ufficiali, ma “monitorando direttamente per mesi l’attività di 400 aziende piccole, medie grandi”.

“La metà delle nostre imprese è in una situazione positiva, con una fetta del 7 per cento in forte positività, un 15 per cento in sviluppo, e il restante in situazione stabile tendente al bello”, ha affermato il vicepresidente. E se effettivamente l’altra metà delle nostre aziende ha “una serie di problematicità, che possiamo suddividere in cinque gradi di difficoltà”, quelle effettivamente in crisi sono circa il 10 per cento, ovvero una quarantina, di cui Bolzonello ha fatto i nomi, riassumendone la situazione e le iniziative messe in campo per contrastare le criticità e superarle, e per difendere i posti di lavoro.

Che significa che “altre aziende si trovano ad incorrere, abbastanza ciclicamente, in momenti di malessere, soprattutto economico-finanziario, destinato in genere ad essere superato”. “Le crisi hanno diversi aspetti e spesso vengono da lontano”, ha puntualizzato la presidente Serracchiani, evidenziando che quelle che non ne hanno subito gli effetti o che stanno superando le criticità sono “le imprese che prima che la crisi scoppiasse o al suo inizio hanno avuto l’accortezza di diversificare i propri mercati di riferimento e che hanno affrontato prima di altri il tema dell’internazionalizzazione, nonché quelle che hanno investito in ricerca e sviluppo, risultando più solide”.

Per quanto riguarda le ragioni delle difficoltà, per Serracchiani esse in alcune aziende sono di natura finanziaria. “Aziende poco capitalizzate che magari hanno ecceduto nel ricorso al debito. Aziende che hanno perso fette consistenti di mercato anche per problemi strutturali, sedimentate nel tempo”, ha spiegato, riferendosi ad esempio a mobile e arredamento o elettrodomestico.

A ciò si aggiunge “una gestione talvolta non adeguata alle sfide del mercato”, mentre a questi tre macrogruppi “si aggiunge il tema delle aziende multinazionali presenti sul territorio, i cui piani industriali sono decisi altrove”.

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