Aperitivo a Grado

Ex-macello, nuova Udine?

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Non è certo uno scoop quello che Udine20 vi propone in questo articolo, tuttavia in questi anni Udine20 ha spesso raccolto le istanze di quei giovani che percepiscono Udine come una città che va via via spegnendosi o che si accende solo in grandi occasioni senza una reale spinta dal basso.

Abbiamo deciso di intervistare Alessando Oria, curatore del progetto ex-macello. Se ne parla da mesi. Vediamo di cosa si tratta

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1) Chi siete e chi rappresentate?

 

siamo un gruppo di cittadini udinesi nati e cresciuti in questa città, che hanno avuto la fortuna di visitare e risiedere in altri luoghi, in altre regioni e altri paesi, e che non hanno mai accettato l’identità udine-mausoleo, cercando di scardinarla per quanto nelle nostre forze, accompagnando la trasformazione oggettiva della città, che in pochi anni si è trasformata in un attrattivo polo universitario, calamitando migliaia di studenti da tutta Italia ed Europa. Spesso si dovrebbe dire che si rappresenta, indegnamente, solo se stessi, ma il progetto dell’ex macello è stato qualcosa di più ampio e più grande. Allora si può rispondere che rappresentiamo quelle migliaia di giovani udinesi e non che in questi anni hanno creduto e sostenuto la nostra proposta, quel pezzo di città che come noi non si rassegna a una udine grigia e pigra, gerontocratica e opaca.

2) Qual è il motivo per cui vi siete riuniti in un movimento?

Come consigliere comunale, dopo aver raccolto quegli spunti e quelle tensioni che questa città comunque innervano e grazie al contributo di tante persone dalle competenze più disparate, formalizzai una proposta compiuta e coerente di riqualificazione dell’ex macello comunale di Udine per dedicarlo alle giovani generazioni, solitamente assai trascurate in questa città, presentandola all’amministrazione comunale, della quale -senza alcuna reticenza- io faccio parte sedendo sui banchi della maggioranza. Ad un certo punto dell’accidentato percorso fu insieme naturale e necessario far uscire dal palazzo la nostra proposta per cercare di darle la maggiore forza possibile, coinvolgendo musicisti, studenti, architetti. Così nacque il “Comitato Ex Macello”, e ora il movimento “Giovani da Udine”.

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3) Che cosa volete?

Cerchiamo di dare un senso alle tante battaglie di questi anni, di dare compiutezza alla straordinaria –soprattutto se rapportata a questa città- mobilitazione giovanile e alle speranze a aspettative che sull’ex macello si sono accese, non accettando l’oggettivo e recentissimo colpo di mano dell’amministrazione comunale, che a questo punto della vicenda ha rovesciato la nostra proposta, trasformandola –pare quasi di non riuscire a rompere il karma di questa città- in una sorta di mausoleo generazionale, a dispetto delle apparenze e delle tante chiacchere. Agli affezionati di Udine 20 in questo momento chiediamo di firmare la petizione contenuta sul sito www.exmacello.com (sito preziosissimo per approfondire il tema) e di partecipare alle prossime iniziative.

4) Quali sono gli ostacoli che state trovando sulla vostra strada?

Sarebbe facile rispondere che gli ostacoli si sono incarnati nelle persone sbagliate nei posti sbagliati –l’assessora alla cultura ne è un buon esempio-, o in interessi corposi che si sono organizzati per non vedere compromesse le proprie rendite di posizione. Oppure la nostra stessa fragilità, o i nostri stessi errori, che certo vi sono stati. Facile ma non convincente fino in fondo: crediamo invece che in questo paese, pesante come una porta chiusa di galera, vi stia una questione generazionale irrisolta, dove nella retorica comune tutti si dicono a favore della bella –o brutta- gioventù, e poi nei fatti, mi si perdoni il francesismo, di questa generazione di venti-trentenni se ne fottono.

5) Quali iniziative avete intrapreso?

Cronologicamente: la prima petizione on line sulla quale raccogliemmo più di 700 firme di musicisti, artisti e normali fruitori; una memorabile iniziativa pubblica in sala ajace dove oltre a esaurire tutti i posti in sala vi furono almeno un centinaio di persone impossibilitate ad entrare; i “concerti per l’ex macello”,in piazza s.giacomo in cui si esibirono una quindicina di band e musicisti friulani, con migliaia di persone accorse; e a gennaio, dopo il già citato colpo di mano, una nuova petizione.

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6) Quali iniziative avete in mente per il futuro?

Stiamo organizzando la seconda puntata dei “concerti per l’ex macello”, che date le condizioni climatiche si terrà al chiuso, verosimilmente allo zoo di via fiume. E poi una street parade, un corteo musicale per le vie della città, fino a palazzo d’aronco, sede del comune. E poi si vedrà, se nemmeno questo sarà sufficiente.

7) Parlateci della vostra ipotesi progettuale

Noi chiediamo che l’ex macello diventi un vero luogo di aggregazione, informale e popolare.
Più precisamente il progetto di riqualificazione dell’area dell’ex macello, un’area enorme da 18 mila metri quadri ricca di natura e architetture di pregio, in sintesi, mira a sanare una ferita profonda della nostra città: dare risposte concrete e condivise alle giovani generazioni del Friuli tutto, interpretando e soddisfacendo alcuni dei grandi bisogni di questi mondi giovanili solitamente trascurati. Parliamo, pertanto, di un progetto che pone al proprio centro, e quindi al centro della cosa pubblica, ciò che rimane ai margini da troppo tempo: la Musica. La Musica e il discorso musicale si pongono come architravi di una più complessa operazione culturale, attrezzando vasti spazi per la realizzazione di un locale musicale di discrete dimensioni, capace di ospitare la scena musicale italiana, e di dar spazio degnamente alla scena musicale friulana, permettendole di diventare ancora più importante e conosciuta. Per dare riferimenti concreti, una sorta di Deposito Giordani, o vecchio Rototom. Locale musicale accompagnato da sale prove, registrazione, produzione videoclip a bassa soglia d’ingresso, tutti elementi che, insieme alla presenza di tecnici e professionisti del settore, permetteranno d’avvicinare, come incubatori di talenti, tutti quegli appassionati che non sanno dove sviluppare le proprie attitudini, permettendo loro di confrontarsi e di crescere. Locale musicale che si affianca, in modo complementare, ad un locale culturale, con spazi dedicati alle attività culturali in senso lato, con sale prove, sale espositive, laboratori attrezzati e una sala polifunzionale, con bar interno, per dar conto, ad esempio, di quei piccoli gruppi teatrali o di danza che non sanno dove provare e mettere in scena i propri spettacoli, di quei giovani artisti, pittori, scultori, fotografi e via dicendo, che non sanno dove esporre le proprie creazioni nè dove realizzarle, di quelle associazioni o gruppi informali che desiderano organizzare dibattiti e iniziative culturali, di tutte quelle persone, insomma, che desiderano una città che offra loro la possibilità di crescere e arricchirsi. Mi viene in mente il Link di Bologna, o per rimanere a casa nostra lo stesso ex Pabitele, ora Zoo, seppur di dimensioni assai maggiori. Completano il quadro della proposta originaria, interagendo col locale musicale e quello culturale aree di ristorazione, e un ostello della gioventù –il primo della nostra città, e non si capisce davvero perché Udine non abbia ancora un ostello della gioventù…-, così trasformando potenzialmente l’ex macello comunale in un formidabile luogo d’aggregazione e in uno dei distretti culturali più completi e avanzati d’Italia. Ma dal progetto approvato dal Comune dei locali musicale e culturale, intesi proprio come luoghi d’aggregazione non vi è più traccia, sostituiti da una mega struttura unificata, dove il locale culturale diventa l’ennesima sala teatrale di cui questa città non ha proprio bisogno, e dove il locale musicale si trasforma in una mera sala per concerti per di più di ridottissime dimensioni. Una classica operazione dall’alto, elitaria, conservativa degli equilibri dati, che ostacola il cambiamento e la crescita di tutti quelli che voglion fare cultura in questa città -e la “monogestione” impedisce di fatto a chiunque non sia già solidissimo operatore culturale, con bilanci da milioni di euro, di poter concorrere ai bandi di gestione…-. E, non paghi del delitto perpetrato, dal progetto architettonico vincitore sparisce anche l’ostello della gioventù, con una scelta a dir poco incomprensibile pensando al ruolo che hanno gli ostelli, tanto più in una città al centro di importanti manifestazioni culturali e con centinaia di studenti erasmus, manifestando ancora una volta cecità e disinteresse per questa città che cambia, ma che non cambia ancora abbastanza.

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