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Fincantieri sotto sequestro: governo, “Scongiurare il prolungamento della chiusura”

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fincantieri - foto ansa“Il Governo segue con la massima attenzione” il caso dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, chiuso dopo il sequestro di un’area disposto dalla magistratura e “sta valutando ogni iniziativa per scongiurare il prolungamento della chiusura del sito produttivo”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al question time.

– Fincantieri non sarà un nuovo caso Ilva. Lo assicura il governatore del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani uscita dalla riunione al Mise. A chi le chiedeva se ci fosse il rischio di un uovo caso simile all’Ilva di Taranto ha risposto “Spero di no, faremo in modo che non lo sia”. Serracchiani ha poi confermato un “percorso condiviso” per far tornare all’attività il sito di Monfalcone.

 

Il blocco del cantiere di Monfalcone si rivela sempre più chiaramente come una questione più burocratica che sostanziale. Non ci sono infatti, rischi per la salute o di inquinamento ambientale, ma solo una diatriba sulla titolarità dell’autorizzazione e sulle modalità di smaltimento non di rifiuti, ma di scarti di produzione. Il richiamo del presidente nazionale di Confindustria alla questione Ilva è, da questo punto di vista, deltutto fuori luogo. Chiediamo una rapida azione della magistratura per formalizzare eventuali prescrizioni e un’ottemperanza dell’azienda alle stesse. Anni fa, in occasione di un sequestro per una questione ben più grave dello stabilimento siderurgico di Servola, la procura di Trieste era stata disponibile al confronto e una soluzione era stata rapidamente trovata. Bene fa il Governo a pensare alla predisposizione di una norma, che però ha i suoi tempi. Non si può pensare che la produzione si arresti e che i lavoratori rimangano senza stipendio e senza ammortizzatori: pensiamo perciò si debba operare rapidamente in loco.
Franco Belci, segretario generale Cgil Fvg

 

La sicurezza e la salute, in un ambiente di lavoro, sono valori non negoziabili. Ma a Monfalcone non è questo in discussione. Qui non si tratta di essere pro o contro la magistratura, anche perché due tribunali hanno giudicato compatibili le misure di Fincantieri per stoccaggio e smaltimento dei residui di lavorazione e uno solo ha negato questa compatibilità. Il Gip e lo stesso tribunale di Gorizia in Appello, in un’indagine aperta dal 2013 avevano respinto la richiesta di sequestro, concesso, invece, dalla Cassazione, su ricorso. E anche quella parte del Sindacato che sostiene a priori qualsiasi azione della Magistratura, da un lato delega in modo pilatesco rispetto al suo ruolo di tutela dei lavoratori manifestando la sua scarsa incisività e debolezza in materia. Dall’altro dimenticando che fanno parte della “magistratura” due sezioni di tribunali hanno dato l’ok all’azienda. Come, vorrei ricordare, è Magistratura anche quella che ha assolto i vertici della Eternit.
Non può essere che l’interpretazione della norma, se i residui sono prodotti da Fincantieri o da terzi a determinare la chiusura di un cantiere che dà lavoro a 4.500 persone. Tra l’altro, non si tratta di rifiuti tossici ma di scarti di lavorazione, lamiere, tubi e materiali per allestimento navi. In tutto il mondo su queste cose ci si confronta e si risolvono i problemi.

L’azione ispettiva è fondamentale se è costante e diffusa nel territorio. Nel Cantiere di Monfalcone non è mancata: dal 1 giugno 2011 al 31 marzo 2015 vi sono state 280 ispezioni solo su questioni relative ad ambiente e sicurezza, solo nel 2014, 110 visite ispettive di Inps, Inail, Asl su verifiche irregolarità contributive, appalti e altro. Ci sono stati, in 3 anni, da quando l’indagine è aperta, numerose modalità che attraverso il dialogo tra istituzioni, poteri dello Stato e aziende, per verificare l’applicazione di una normativa, comunque poco chiara, ed evitare di mettere a rischio il lavoro.
Non vogliamo contestare il ruolo dei giudici, né la loro autonomia, crediamo, tuttavia, che ogni potere dello Stato, nel far applicare le leggi, debba valutare l’efficacia e l’impatto delle proprie decisioni. Divieti e sequestri, troppo spesso deresponsabilizzano le istituzioni, cosa diversa dall’applicazione rigorosa di leggi che garantiscano ambienti di lavoro salubri ed ecosostenibilità.

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