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Folkest 2011: conclusa la trentatreesima edizione

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“Quella appena conclusasi è stata probabilmente una delle edizioni meglio riuscite nella lunga, ultratrentennale storia di Folkest”. Non ha dubbi Andrea Del Favero, da sempre direttore artistico della manifestazione, nell’esprimere questa sua impressione, peraltro confermata dai fatti: un costante aumento delle presenze di pubblico durante la fase decentrata, il pieno successo delle serate finali di “Folkest in Festa”, la sicurezza di avere onorato i palchi del festival con la presenza di artisti di indiscusso valore, anche se spesso di non grande notorietà, almeno nel nostro Paese.
Dal punto di vista dell’area geografica nella quale si è espresso il festival, va sicuramente segnalata la presenza massiccia dei comuni carnici: per alcuni un ritorno, per altri un debutto nel calendario del folk festival più importante d’Italia. La nomina di Gianni Martin, presidente della Pro Loco di Tolmezzo, nel consiglio direttivo di Folkest non è certo estranea a questa scelta di indirizzo. “Il legame con il territorio è da sempre uno dei punti di forza -spiega Martin- della nostra manifestazione. Laddove maggiore è il rischio della frammentazione e dello sfilacciamento del tessuto sociale, Folkest arriva con le sue proposte culturali a cementare una coesione ancora possibile. Mi si passi il paradosso, ma per Folkest un pubblico di 200 persone a Artegna o a Rigolato, oppure a San Pietro al Natisone equivale a riempire lo stadio di San Siro con Vasco Rossi”.
Anche Giancarlo Cimarosti, amministratore di EditEventi – la società che condivide con l’associazione culturale FolkGiornale la titolarità del marchio Folkest- invita a una riflessione che coinvolge, da un altro punto di vista, il territorio: “Lavorare utilizzando finanziamenti pubblici impone dei doveri particolari e un particolare rispetto nei confronti dei potenziali destinatari di ciò che organizziamo. Vogliamo che questo rigore morale sia la cifra stilistica che caratterizzi il nostro operato come sempre è stato in passato e come sarà in futuro. Allo stesso tempo mi preme ringraziare a nome di tutti noi anche i nostri sponsor, dalle Assicurazione Generali, alle Latterie Friulane, alla BCC di San Giorgio e Meduno, che pur in tempi difficili non ci hanno fatto mancare il loro sostegno. Una citazione particolare, poi, alla Fondazione CRUP, come sempre vicina agli eventi significativi della cultura in Friuli”.
A manifestazione conclusa, è possibile tirare le prime somme. Oltre 60 concerti in quasi quattro settimane di programmazione continua, dei quali soltanto 5 a pagamento, quasi 400 artisti coinvolti, oltre 5.000 chilometri percorsi dai mezzi dell’organizzazione in lungo e in largo per la regione. Anche le iniziative collaterali hanno raggiunto e superato gli obiettivi: soltanto la mostra fotografica La sonrisa del ninho – allestita presso la sede del festival a Spilimbergo – ha avuto centinaia di visitatori che hanno lasciato un segno della loro presenza; ma grande successo hanno incontrato anche tutte le altre iniziative espositive nella città del mosaico, sinergiche alle proposte musicali di Folkest (Una musica da guardare di Gianni Cesare Borghesan all’enoteca La Torre e le opere dell’illustratore Emanuele Bertossi nei locali della città). I concerti con maggiore partecipazione di pubblico? “Dohl Foundation e Steve Hackett in piazza Duomo a Spilimbergo, Davide Van De Sfroos a Udine in Castello – risponde Del Favero – ma questo non è certo l’anno in cui sia particolarmente significativo stilare classifiche: i segnali che Folkest ha lanciato – forti e chiari, nel caso a qualcuno fossero ancora sfuggiti – sono quelli della compattezza della sua proposta e il suo radicamento sul territorio. Già dalla fine di agosto ci metteremo al lavoro per organizzare una 34esima edizione che non solo non faccia rimpiangere quella che si è appena conclusa, ma che possa regalare al nostro pubblico anche quelle sorprese che certamente merita”.

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