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Folkest: i concerti del 26 luglio

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folkest 27Prima del gran finale di domani con Roberto Vecchioni, Folkest si concede ancora una notte di musica e cultura da tutti gli angoli del mondo. Per chiudere degnamente il programma di questo Festival nel Festival che come d’abitudine richiama decine di migliaia di persone nelle strade e nelle piazze di Spilimbergo, artisti noti e meno noti daranno il meglio di loro sui tre palchi allestiti nel centro storico una grande macchina organizzativa che funziona alche grazie al sostegno della Regione Friuli-Venezia Giulia -assessorati  all’Istruzione e alla Cultura e alle Attività Produttive- e di  Fondazione Crup, Comune di Spilimbergo, Scuola Mosaicisti del  Friuli, l’alto patrocinio del Ministero Affari Esteri-Direzione  Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale, del Ministero per  i Beni e le Attività Culturali, del  Ministero per la Cultura della Repubblica di Slovenia, della  presidenza della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, dell’Enit e l’indispensabile contributo di Assicurazioni Generali, Latterie Friulane, Utm-Unione Tipografica).  In piazza Duomo ci aspetta l’organettista Ambrogio Sparagna.
Piazza Duomo
Figlio di musicisti tradizionali di Maranola (LT), Ambrogio Sparagna studia etnomusicologia all’Università di Roma con Diego Carpitella. Nel 1976 dà vita alla prima scuola di musica popolare contadina in Italia presso il Circolo Gianni Bosio di Roma dove nel 1984 fonda la Bosio Big Band, un’originale orchestra d’organetti. Inizia una lunga attività concertistica in Francia e in Europa insieme a Lucilla Galeazzi e Carlo Rizzo con cui pubblica in Francia nel ’91 l’album Il Trillo. Seguono poi una lunga serie di produzioni e di composizioni, che lo portano definitivamente all’attenzione dei media nazionali. Per il Giubileo compone una Messa popolare per soli, coro, assemblea, orchestra d’archi e strumenti popolari che viene presentata a Ravenna nel Duomo e a Roma nella Chiesa di S. Ignazio. Pubblica gli album L’avvenuta profezia, Viaggio nelle Pastorali e nei repertori del Natale. Dal 2004 al 2006 è maestro concertatore del Festival la Notte della Taranta dove per l’occasione fonda una grande orchestra di sessanta elementi composta da strumenti popolari, con cui dà vita per tre anni di seguito a spettacoli straordinari a cui prendono parte decine e decine di migliaia di spettatori e a cui partecipano in qualità di ospiti anche Franco Battiato, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Gianna Nannini, Carmen Consoli, Piero Pelù, Francesco Di Giacomo, Giovanni Lindo Ferretti , Peppe Servillo e tanti altri. Con l’Orchestra popolare della Notte della Taranta realizza alcuni grandi concerti in Italia e all’estero, in particolare in Cina nel maggio del 2006 con un grande concerto a Pechino.
Prima del suo concerto, sempre sul palco di piazza Duomo, “Parole e Musica”, l’ultimo dei talk-shows condotti da Manuela Moreno del Tg2 che discorrerà con Enzo Gentile, critico musicale, e Roberto Vecchioni, cantautore, presidente di Disma Music, dello stato della canzone d’autore in Italia e le sue possibilità di sviluppo.
In piazza Garibaldi, invece, di scena la musica siberiana di Nadishana e,  dalla Campania, Nando Citarella & I Tamburi del Vesuvio.

Piazza Garibaldi
Il progetto Tamburi del Vesuvio nasce negli anni Novanta dalla volontà di Nando Citarella di dare voce alle contaminazioni etnico-culturali che la realtà sociale italiana stava cominciando ad esprimere. Non è un caso quindi che, durante le feste popolari del nostro Sud, i suoni di djembè o di masar e bendir nord africani si mescolino agli antichi ritmi delle tammurriate e delle tarantelle. Questa semplice considerazione ha ispirato e ispira il percorso dei Tamburi del Vesuvio. Nel corso di questi anni, dal continuo apporto dato dalla collaborazione di artisti provenienti dalle realtà etniche più varie e dalla direzione di Nando Citarella, è nato un linguaggio proprio, una peculiarità espressiva che rende la musica dei Tamburi del Vesuvio antica e moderna al tempo stesso, in un perpetuo rigenerante viaggio senza tempo. Questo viaggio ha portato i Tamburi del Vesuvio attraverso i maggiori festival italiani ed europei. Sul palco, con Nando Citarella (voce solista, chitarra, chitarra battente, percussioni, sruti box, tammorre, organetto), Gabriella Aiello – voce solista, castagnette, tammorra; Carlo Cossu – violino, lira calabrese, bouzouki, canto armonico, didgeridoo; Umberto Vitiello – djum djum, djembé, tammorra, pandeiro, berimbau, surdo, cajon, voce; Gabriele Gagliarini – cajon, tumbadoras, darbuka; Riccardo Medile – chitarra, liuto.
Vladiswar Nadishana è un polistrumentista siberiano, compositore, produttore musicale e inventore di strumenti, che si è creato un suo unico approccio musicale e visivo, collegato a web design, danza e video. Nel corso degli anni ha saputo modificare alcune tecniche dell’uso tradizionale di alcuni strumenti, reinventandone letteralmente la sonorità. Come costruttore e sperimentatore ha inoltre creato una serie di nuove meraviglie sonore, come dzuddahord, pruzhingum, plastrimbaphon, rablorrum, ghostcatcher, pin-sansa, rod-spring gamelan, banbang e alcuni altri. Proveniente dalla Siberia del Sud, dal villaggio di Cheremshanka, dove ha creato un dipartimento di studi sulle sonorità degli strumenti antichi e sul rapporto tra il suono e il corpo umano; dal 2005 vive a Berlino, dove partecipa a numerosi progetti.
Sul palco della Torre Orientale, due diversi modi di interpretare il folk in Italia, Takam e Birkin Tree.
Torre Orientale
La grande originalità del sound dell’insieme dei Birkin Tree deriva dall’incontro delle sonorità della tradizione irlandese con i timbri  moderni del pianoforte e del sax. Tale contrasto è ancor più esaltato dalla scelta di repertorio, che presenta sia  brani appartenenti al repertorio secolare della musica irlandese sia composizioni recenti, spesso scritte dai musicisti del gruppo,  nelle quali la musica irlandese viene associata a sonorità tipiche di altri generi musicali (jazz, musica classica, new age).  Sul palco Fabio Rinaudo – cornamusa irlandese, flauti; Daniele Caronna – violino, chitarra; Michel Balatti – flauto traverso irlandese; Devis Longo – pianoforte, sax.
Una ventina tra strumentisti e cantanti, decine di strumenti a fiato e percussione di forme colori e dimensioni diverse, impasti timbrici insoliti, melodie e ritmi di Paesi lontani che risuonano ricreati in una veste nuova: è Takam, l’insolito gruppo formato da ragazzi ed adulti, costituitosi in seno all’associazione omonima di Roveredo in Piano e diretto dai maestri Margarita Bitetti e Francesco Cossetti. Attivo già da otto anni, con alle spalle un’esperienza di un centinaio di esibizioni, Takam propone un concerto con in programma molti dei brani contenuti nei suoi due CD, lo slancio espressivo di un “viaggio musicale” tra melodie e ritmi tradizionali di Centro e Sud America, Europa ed Africa, per cogliere le emozioni ed assaporare la freschezza e la genuinità della musica che nasce dal cuore dei Popoli. Su questo palco avranno luogo anche gli “Incontri con l’autore”, realizzati in collaborazione con il mensile FB-Folk Bulletin e condotti da Roberto G. Sacchi che ne è direttore responsabile: questa sera con lui sul palco Tito Saffioti, giornalista e scrittore, che presenterà il suo ultimo libro “Gli occhi della follia”, dedicato a scandagliare approfonditamente il mondo dei giullari e dei buffoni medievali e rinascimentali raffigurato nella storia dell’arte.

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