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Gorizia: Paolini sul paco del Verdi con “Nel tempo degli dei” – 8 feb 2019

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Gorizia, 6 febbraio 2019 – Una storia di dèi, mostri, uomini e guerrieri, imparentati e legati fra di loro. Marco Paolini con Nel tempo degli dei-Il calzolaio di Ulisse, al Teatro Verdi di Gorizia venerdì 8 febbraio alle 20.45 nell’ambito del cartellone di Prosa, si misura con la storia per eccellenza, quella di un viaggio epico, che arriva fino ai nostri giorni. Una vicenda che contiene in sé la storia dell’Occidente, a partire da quelle misteriose, ambigue e capricciose entità che sono gli dèi. Lo spettacolo, dello stesso Paolini e di Francesco Niccolini, con la regia di Gabriele Vacis, si avvale delle musiche originali di Lorenzo Monguzzi. Spiega Marco Paolini: “Con quanti, ma soprattutto con quali dèi ha a che fare un uomo oggi? Non penso ovviamente alle solide convinzioni di un credente, ma al ragionevole dubbio di chi guardando al tempo in cui vive, pensa con stupore e disincanto alle possibilità di accelerazione proposte alla razza umana. Possibilità di lunga vita, possibilità di potenziamento mentale e fisico, possibilità di resistenza alle malattie, eccetera… Restare umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante quando diventare semi-dèi appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante del pianeta. Ulisse per me è qualcuno che di dèi se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere”. I biglietti sono in vendita su Vivaticket e nel Botteghino in corso Italia, da lunedì a venerdì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10.30 alle 12.30 (0481-383602).

Ulisse occupa i pensieri e lo studio di Paolini da molti anni. I primi passi risalgono al 2003, quando nel sito archeologico di Carsulae, con le improvvisazioni musicali di Giorgio Gaslini e Uri Caine e la scena di Arnaldo Pomodoro, mette in scena il primo racconto con il titolo U.. L’anno dopo ne fa una rivisitazione, compagni di viaggio il maestro Mario Brunello e il bluesman Tolo Marton. Poi il lavoro, come spesso accade negli spettacoli di Paolini, si ferma e rimane a decantare nella sua memoria. Nel 2013, a Milano, in occasione del progetto Odyssey, intorno allo spettacolo diretto da Robert Wilson e prodotto dal Piccolo, divenuto occasione di incontri e riflessioni, ne propose una rilettura al Teatro Strehler. Da quel momento l’ispirazione e la ricerca riprendono, fino a diventare urgenza creativa. Nell’estate 2017 con la Piccola Odissea Tascabile, iniziano i primi studi per trovare la lingua la storia che arriva nel 2108 all’Estate Teatrale Veronese. Il Calzolaio di Ulisse è stato appunto proposto alla 70^ edizione dell’Estate Teatrale Veronese in forma di oratorio, fondendo parola narrata e parola musicata, per raccontare il lavoro dell’aedo prima di Omero. Una tappa, replicata anche a Operaestate Festival Veneto e poi di nuovo una lunga pausa, per lasciare a Paolini e ai compagni di viaggio il tempo di decantare e trovare la forma per il passo successivo. L’azione scenica prenderà corpo solo nel 2019, nello spettacolo, che di questo oratorio è seguito e sviluppo, intitolato Nel Tempo degli dèi, coprodotto da Piccolo Teatro di Milano e Jolefilm. Marco Paolini firma per la prima volta una produzione del Piccolo, confermando la sintonia tra il lungo percorso che il Teatro ha tracciato attraverso il Mediterraneo e la sua personale ricerca sull’Ulisse. Una coproduzione, fortemente voluta dal Piccolo che da tanti anni è “casa teatrale” per gli spettacoli di Paolini.

Ex guerriero ed eroe, ex aedo, Ulisse si è ridotto a calzolaio viandante, che da dieci anni cammina verso non si sa dove con un remo in spalla, secondo la profezia che il fantasma di Tiresia, l’indovino cieco, gli fa nel suo viaggio nell’al di là, narrato del X canto dell’Odissea. Questo Ulisse pellegrino e invecchiato non ama svelare la propria identità e tesse parole simili al vero. Si nasconde, racconta menzogne, si inventa storie alle quali non solo finisce col credere, ma che diventano realtà e addirittura mito. È partito all’alba che segue la gara dell’arco e la strage dei pretendenti: ha avuto solo il tempo di un lungo pianto liberatorio con il figlio Telemaco e una notte d’amore con Penelope, e subito riparte. Perché un destino già scritto e la volontà degli dèi gli hanno imposto di massacrare i 108 giovani principi achei, che gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, e le 12 ancelle che agli invasori si sono concesse. Potrebbe dichiararsi innocente perché così gli hanno dettato gli dèi, che considerano quel sangue un rito sacrificale, ma Ulisse non ci sta. Impossibilitato a sottrarsi a quel destino di morte e violenza, e dopo essersi macchiato di quel sangue, ecco il colpo di scena: invece di godersi la vittoria con l’annessa protezione divina (Atena e Zeus sono al suo fianco a benedirlo prima, durante e dopo la strage), si autoinfligge la più dura delle punizioni e denuncia come crimine quello che gli dèi dell’Olimpo considerano un’ecatombe, cioè il più grande sacrificio che un essere umano possa loro offrire. Così, dopo venti anni di assenza e disavventure, Ulisse si obbliga a un nuovo esilio. Rinuncia al governo, abbandona la moglie e il regno, riparte con Telemaco al suo fianco, che lo segue senza mai aprire bocca. Ma soprattutto Ulisse abbandona gli dèi che lo vorrebbero trionfante e immortale: si rivolta contro i loro capricci, la loro ambigua volontà e non ha paura di pagare il prezzo della propria scelta. Questo e molto altro, sotto le mentite spoglie di un calzolaio – anzi, del calzolaio di Ulisse, uno straniero dai sandali sdruciti, indurito dagli anni, dall’età, dai viaggi e dai naufragi – racconta il protagonista a un giovanissimo capraio incontrato apparentemente per caso. Parlano lungo un sentiero in ripida ascesa, dove una fila infinita di uomini formica faticosamente arranca, trasportando – è proprio il caso di dirlo – ogni ben di Dio: perché quello è il sentiero che conduce fino allo Chalet Olimpo, dimora divina dove sono in corso i preparativi per una grande e misteriosa festa. Ma tutto questo, il calzolaio con il remo in spalla, lo deve ancora scoprire.

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