Aperitivo a Grado

Kyron Desert Way: gli Emirati Arabi più sconosciuti

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Sarjah, Fujarah, Ras Al Khaiman, Ajman, Umm Al Qaywayn, Abu Dhabi, sono i sei Emirati che contornano il tanto famoso Dubai. E’ partito, dopo un lungo lavoro di sdoganamento, il Kyron desert way. Un long test alla scoperta degli Emirati Arabi più nascosti, a bordo della SsangYong Kyron modello 2008, giunta al porto di Jebel Ali dopo 4 settimane di lenta navigazione. Segue il diario foto racconto tutto da leggere!
Il porto di Jebel Ali, è immenso, il porto commerciale dell’Emirato più blasonato: Dubai; paese dove tutto è un grande cantiere edile, strade, alti palazzi che aumentano numericamente ogni settimana; città in cui tutto è avvolto in una cortina di polvere e di sabbia; tanto è l’inquinamento dettato dal movimento terra, che diventa difficile distinguere le ombre degli stessi palazzi in costruzione. La nostra esperienza questa volta ci porterà alla scoperta degli altri sei Emirati, meno conosciuti e poco menzionati dai media oggigiorno.

Dopo alcune ore di attesa e diverse chiacchiere al porto con i funzionari doganali, la Kyron finalmente esce dal container arancione, pronta a solcare le strade, le piste e le autostrade dei nuovi paesi che andremo a scoprire. Una sosta al primo distributore di carburante è d’obbligo, poichè non si può imbarcare un veicolo con il serbatoio pieno, subito la Kyron desta curiosità, sia per la sua linea sia per il fatto che si avvicina alla pompa del gasolio. Nei paesi arabi il gasolio è considerato inquinante e per questo motivo costa il doppio della benzina, ben 0.55 euro cent al litro. Il primo tragitto ci porta lungo la Emirates Road in direzione nord -est verso le montagne dell’Emirato di Fujarah. Percorriamo ben 120km prima di raggiungere la cittadina allocata alle pendici delle montagne grigiastre e brulle e di fronte all’oceano Indiano. Qui tutto il paesaggio è avvolto in una scenografia arabbeggiante, solo alcuni palazzi alti pochi piani; tra qui distinguiamo quello con la palla sulla vetta: Etisalat la compagnia telefonica degli Emirati, che gestisce sia telefonia fissa sia mobile. Tutti gli altri edifici sono prevalentemente bianchi e bassi, le strade della cittadina sono sconnesse ma non piene di lavori in corso, ogni tanto si incontrano delle rotonde che oltre a gestire il traffico, rappresentano anche un momento di cultura locale; infatti su ognuna c’è un decoro particolare dalla classica anfora, alla lampada ecc.

 

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Per raggiungere Fujarah abbiamo percorso una parte di autostrada appunto, poi un tratto montagnoso attraversando la località di Masafi, un piccolo agglomerato dove domina la fabbrica di imbottigliamento dell’acqua che sgorga da una sorgente proprio nei pressi.

Dopodichè ancora 70km di strada tortuosa hanno permesso alla Kyron di raggiungere la località di Alaqah, una costa splendida dai colori molto suggestivi, dove sorge il fantastico resort di Le Meridien Alaqah, così solitario da essere segnalato anche sulle cartine geografiche del paese. Qui ci si può riposare per un pò ed affrontare in tutta tranquillità le piste sterrate e montagnose che circondano questo splendido istmo di terra. La Kyron prosegue il suo percorso a grandi passi. una sosta molto piacevole presso Le Meridien di Alaqah, è stata apprezzata molto ed ha permesso di vivere appieno sia lo splendido resort sia il paesaggio pistaiolo e montano, prima di raggiungere l’ampia strada statale che porta a Ras Al KhaJmah Questo piccolo Emirato non è molto conosciuto, si estende verso il nord del paese proprio al confine con la penisola del Musandam. La sua estensione geografica è piuttosto ridotta, tocca il mare e l’entroterra formato da deserto sabbioso; le costruzioni sono piuttosto basse e contenute, di colore chiaro, con ampi recinti che nascondono le case private. Gli edifici pubblici sono molto particolari, l’architettura araba svetta su ogni cosa e sono inesistenti gli edifici americaneggianti alti. In città il traffico non è esagerato, anzi è fluido e la Kyron si disimpegna decisamente bene, attraversando piacevoli rotonde che adornano la città con particolari monumenti di cultura locale. La strada si fa interessante verso nord, dopo aver attraversato un tratto di entroterra dove i cammelli nelle varie fattorie contornano ogni cosa, si apre davanti alla città la costa di colore blu elettrico, particolarmente suggestiva e con ancora 40km di strada asfaltata che attraversa un immenso cementificio la Kyron mi accompagna al confine Omanita. A Ras Al Khajmah, oltre a notare tutti quei particolari di vita quotidiana che rendono tutto così suggestivo, abbiamo fatto una sosta anche al centro commerciale ed alla stazione di servizio dove il diesel era presente. Negli emirati arabi, infatti, non tutte le stazioni di servizio hanno la pompa del diesel, questo perchè le vetture con motore diesel non sono assolutamente diffuse, e quindi la necessità di avere questo carburante alla pompa è presente solo nelle vie di comunicazione del traffico pesante. Ma il tragitto che Kyron ha intrapreso oltre il centro di Ras Al Khajmah di certo non è quello periodicamente percorso dai camion. Una traversata davvero interessante, per il paesaggio suggestivo, le caprette che pascolano in mezzo alla strada, le mucche fanno compagnia e guardano i pochi veicoli a motori che passano, i bambini giocano all’aperto visto che il clima è molto bello, a novembre si va verso l’inverno e quindi sotto il sole ci sono circa 35° di giorno e non c’è umidità; la sera è molto più fresca e ventilata grazie alla presenza del mare. Il secondo emirato visitato è stato una gradevole sorpresa paesaggistica sia all’andata verso il Musandam sia nel tragitto di ritorno dalla Penisola di Sindab il Marinaio.

 

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Gli Emirati Arabi Uniti sono 7 e confinano anche con il Sultanato dell’Oman lungo diversi chilometri, da noi percorsi praticamente tutti. Tra questi non è mancata la visita alla splendida penisola del Musandam. Un’oasi di antichità e progresso integrato nella realtà quotidiana della vita sullo stretto di Hormuz. Qui l’attività principale è la pesca; gli abitanti di Khasab e degli altri piccoli agglomerati sono assorti in un mondo sospeso tra il passato ancora molto vivo nelle tradizioni ed il futuro, che sta arrivando lentamente. Infatti alcuni anni fà qui non funzionavano i telefoni cellulari, oggi invece c’è anche la linea internet. Sino al 2000 la penisola del Musandam era una protuberanza destinata alla vita militare del Sultanato dell’Oman; successivamente il Sultano, ha applicato una politica molto progressista, ha deciso di aprire quella splendida regione al turismo ed offrire così molte opportunità alla popolazione locale. Oggi il turismo arriva, sia dagli emirati arabi sia dall’Europa; ed il viaggio vale veramente la pena; per un gita in dhow, ovvero la splendida imbarcazione in legno, per le immersioni, per le arrampicate in montagna, per le semplici passeggiate. La Kyron è il mezzo più adatto a percorrere queste piste, sterrate, battute ma molto dure ed ovviamente polverose. Lunghi tratti affrontati a 4 ruote motrici ma senza l’utilizzo del riduttore, poi dopo circa 45km è arrivato il momento di affrontare la parte più impegnativa ed irta per raggiungere la vetta delle montagne di Dibba a ben 1680mt. sul livello del mare più blu che mai. Salendo sulle montagne sono tantissimi gli scorci paesaggistici che lasciano senza fiato; tra questi colpisce in modo particolare vedere alcuni villaggi di pescatori, giù in basso, piccoli piccoli, dove le persone arrivano e se ne vanno solo a bordo di barchette con i motori fuoribordo, la spiaggia è piccola ma sufficente ad ospitare anche alcune caprette e sulle pendici, particolarmente ripide delle montagne brulle corrono i pali ed i cavi della corrente elettrica. Il Sultano Bin Qaboos, ha voluto realizzare tutte le infrastrutture necessarie affinché questi paesi non vengano abbandonati; pertanto i bimbi vanno a scuola tutte le mattine con la barca ed allo stesso modo si vanno a fare le spese e tutte le commissioni nel piccolo paese di Khasab. SsangYong Kyron è stata una vera sorpresa lungo questo tragitto, lungo e vario, con una strada sulla costa, asfaltata e tortuosa, poi le piste montane; l’assetto particolarmente morbido ha permesso manovre molto divertenti ed una guida piuttosto spartana. Visitare il Musandam è una parentesi che non può mancare nella scoperta di questi paesi.

 

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Senza dubbio la Kyron è considerata un Suv, non un vero e proprio fuoristrada; nel deserto però si è disimpegnata veramente bene. Dopo aver attraversato le dure piste polverose del Musandam e di Ras al Khajmah, attraversando un tratto piuttosto breve di 105km della Emirates Road per attraversare Sharjah, e raggiungere Hatta; il paesaggio è cambiato, le dune non sono altissime, c’è un pò di verde della classica erba cammello, ci sono anche delle palme sparse qua e là e non mancano le fattorie di cammelli.

Ci fermiamo a trovare Alì: un nostro amico, che alleva cammelli sia da carne sia da corsa e questi ultimi sono davvero molto belli e ben curati. Qui giochiamo sulle dune più basse ed anche piuttosto battute e la Kyron risulta essere molto a suo agio, naturalmente lo gomme sono state sgonfiate, con una pressione di 1.2 bar non ci sono storie; si passa dappertutto anche dietro al Ford F150 da 8 cilindri a V che Alì guida imperterrito davanti a noi. Naturalmente anche a lui racconto che la Kyron ha un motore 4 cilindri ed è anche diesel, con “soli” 145cv, non ci crede e si complimenta quando vede che non mi faccio problemi e che la Kyron è sempre dietro a lui. Giornate davvero intense: senza sosta – tranne un simpatico pranzo – tutti seduti a terra rigorosamente a gambe incrociate, davanti ai grandi piatti di pesce con riso, e, pollo con riso, il tutto condito con tante spezie.

Dopo aver percorso tanta strada, a volte in modo molto lento, su e giù sulle dune come dei cammelli, una sosta- ristoro ci vuole proprio, per una buona doccia ed un pò di riposo Kyron si ferma al Radisson sas di Sharjah. La grande catena europea di alberghi, qui è ben rappresentata, sia per ospitalità, sia per gentilezza del personale, sia per servizi offerti; pertanto il tempo necessario per riposare e per fare un controllo generale della vettura non manca. Controllo generale che si rivela superfluo, infatti tutto è a posto sulla Kyron, nonostante i grandi sforzi che ha fatto sulla sabbia. Alcuni tratti di percorso, infatti, sono stati effettuati con le marce ridotte, mentre in altri la velocità di galleggiamento ha permesso manovre veloci e divertenti.

Il deserto vissuto così è davvero accattivante; infatti alcune notti le abbiamo trascorse a dormire sotto un cielo stellato particolarmente suggestivo, al Campo 1001 Arabian Nights, con cena e danzatrici del ventre, ma soprattutto un’atmosfera calda ed un fascino senza eguali; un mix di difficoltà e di relax del tutto unici ed indescrivibili, ma assolutamente da provare. L’Emirato più esteso è quello di Abu Dhabi, anche Capitale della confederazione. Questa estensione risulta interessante dal punto di vista geografico, poichè dalla costa e dall’immensità della città si passa al deserto di dune altissime nella zona di Liwa, verso l’Arabia Saudita. Un’area molto difficile da percorrere, soprattutto in solitaria, poichè le distanze tra i centri abitati sono elevate, le piste sabbiose e soprattutto le dune molto alte. Una sabbia finissima che sembra polvere di talco di colore giallo chiaro chiaro durante le ore più calde della giornata; di colore rosso più ramato nelle prime ore dell’alba; quando il sole sorge ed illumina tutto in modo estremamente affascinante e coinvolgente.

Da Abu Dhabi a Liwa percorriamo quasi esclusivamente piste sabbiose, la Kyron mi permette grandi soddisfazioni, con i pneumatici sempre sgonfi, i primi tratti scorrono fluidi e veloci, poi con il cambiamento delle dune e della luce non mancano le insabbiature. E’, infatti, difficile nel deserto trovare il tragitto più adatto, guardano il colore della sabbia, a volte il sole gioca strani scherzi e quindi sembra di vedere il terreno “duro” ed invece pochi metri dopo è molto soffice e si affonda con facilità. Un trucco che viene insegnato dai cammellieri è quello di guardare dove i cammelli hanno fatto i loro bisogni e seguirli, poichè il cammello sa sempre dove calpestare per fare meno fatica, ma come sistema naturale non è certo infallibile, e così anche io e la Kyron restiamo piantate qualche volta nella sabbia. Allora ancora pale e piastre alla mano, lavoro di braccia e di sterzo, tanta pazienza e via che si riparte, magari per un tratto lungo, oppure solo per una duna, ma qualche duna più in là c’è ancora sabbia ed ancora un pò da spalare.

 

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Così facendo il tempo passa, e piano piano la duna di Moreeb Hill si avvicina, qui ci si riposa un pò per poi partire verso Ars Al Yadda, verso nord est e raggiungere la splendida Oasi di Al Ain. Seppur la distanza sia di “soli” 180km non sono assolutamente semplici, ed il tempo stimato di mezza giornata si trasforma in una giornata abbondante, ma la soddisfazione è tanta. Al Ain è una cittadina estesa ma non con edifici altissimi, molto verdeggiante, con parchi e piantagioni di palme da datteri in ogni dove. La produzione di questo frutto, infatti, ha creato un fiorente mercato ed una fiorente attività. Le oasi e le piantagioni si possono visitare e percorrere le strette viuzze all’interno è molto piacevole: tutte le proprietà sono recintate con muri in argilla e cancelli in lego lavorato molto belli. Al Ain è anche sinonimo di modernità con negozi molto colorati dove la contrattazione per l’acquisto di ogni cosa è d’obbligo, inoltre in città si può visitare il Museo Nazionale, il Forte attualmente in fase di ristrutturazione, si può passeggiare nei parchi. La Kyron, però ha voglia di “sgranchirsi” e dopo la sosta alla stazione di servizio per rifornimento di carburante e gonfiatura delle ruote, ci addentriamo a scoprire il punto più alto dell’Oasi. Ad Alain, infatti corre una catena montuosa che segna il confine con il Sultanato dell’Oman, la vetta più alta è di ben 980mt sul mare ed una lunga e tortuosa strada di 11km ci porta a 930mt; dove sorge l’Hotel Mercure. proprio sopra la zona verde chiamata Green Muzzabarah. Nell’arco delle giornate di Kyron Desert Way abbiamo percorso 3743km off road,consumato 300 litri di carburante, sgonfiato e rigonfiato le gomme 47 volte, (salvo sbagli di conteggio), spalato e remato a lungo, superato punti difficili e passaggi poco certi, il tutto senza ausilio di alcun gps, ma semplicemente con cartina e bussola. Che soddisfazione aver superato tutti questi ostacoli per arrivare sino alle vette più alte nel deserto di Rub Al Khali, l’empty quarter del mondo arabo.

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