Aperitivo a Grado

Il Festival dell’inchiesta – Pordenone 16/19 apr

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clip_image002.jpgDopo due apprezzate edizioni autunnali dedicate alle inchieste made in Italy (“L’amore in Italia” e “Mafie”) e ai temi più attuali e scottanti del Paese, torna con una nuova (e stabile) collocazione primaverile il FESTIVAL DELL’INCHIESTAprogramma del 16 aprile

programma del 17 aprile

– promosso da Cinemazero con l’Università di Udine – in programma a Pordenone dal 16 al 19 aprile, con un palinsesto particolarmente dedicato ai più recenti reportage e documentari d’inchiesta di produzione internazionale e all’opera di giovani autori italiani che hanno saputo spostare proficuamente il loro sguardo su ambiti extranazionali.

Sul giallo della morte in Afghanistan, probabilmente per il “fuoco amico”, del giocatore di football Patrick Tillman – star degli Arizona Cardinals che, all’età di ventisette anni, dopo i fatti dell’11 settembre lasciò i campi sportivi e un ingaggio di milioni di dollari per arruolarsi come volontario nell’esercito americano – è incentrata l’inchiesta Friendly Fire.

Pat Tillman’s Story, realizzata negli Stati Uniti per “La Storia siamo noi” dalla giovane giornalista Federica Cellini, cavallo di razza della scuderia di Giovanni Minoli (Rai Educational), che interverrà alla proiezione – prevista per la serata di apertura del festival, giovedì 19 aprile – accompagnata dal direttore de “La Storia siamo noi&# 8221; Piero Corsini.

Sport e guerra anche nel lavoro del regista statunitense Kief Davidson, uno dei più apprezzati e premiati documentaristi del mondo, di cui è attesa la presenza a Pordenone, che porterà alle Voci il suo Kassim the Dream, intensa parabola sportiva di un bambino-soldato ugandese che riesce a conquistare la sua libertà diventando campione del mondo di pugilato

Con due giovani autori italiani si approda nel North Beach di San Francisco per scoprire uno dei luoghi simbolo del quartiere italiano della città. È lo storico Caffè Trieste, che da il titolo al sorprendente documentario d’inchiesta (2008) di Andrea Magnani e Raffaele Rago, che attraverso una serie di interviste ai frequentatori abituali del locale e al suo anziano fondatore, il triestino Gianni Gioita, ci fanno scoprire uno degli angoli più straordinari della città.

Al documentarista/produttore Raffaele Brunetti e alle pluripremiate realizzazioni della società di produzione B&B Film da lui fondata a Roma è dedicata una mini-rassegna che raccoglie i grandi successi internazionali del quarantacinquenne autore di origini napoletane: Mitumba. The second-hand road, che partendo dalla fotografia di un ragazzo africano sviluppa una vera e propria inchiesta sul percorso compiuto da una maglietta dall’opulento Nord (Germania) al povero Sud (Tanzania) del mondo.

Un coinvolgente reportage, editato in sette lingue è Che Guevara. Il corpo e il mito, che ha visto produttivamente coinvolte undici televisioni del mondo: una doppia inchiesta sulla storia di un corpo – quello del più famoso guerrigliero della storia – occultato per trent’anni dal governo boliviano, e sulla formazione del mito, attraverso il racconto dei testimoni dell’epoca e materiali filmati inediti, tra cui un’intervista esclusiva all’uccisore materiale del “Che? 1; che all’epoca costò il posto di lavoro al giornalista Roberto Savio, corrispondente RAI in America Latina, che sarà presente alla proiezione. Nel documentario anche la testimonianza di Daniel Alarcòn “Benigno”, eroe della rivoluzione cubana, uno dei tre compagni di Che Guevara sopravvissuti alla guerriglia in Bolivia, che nel 1996 ha chiesto asilo politico alla Francia.Attesa la presenza al festival di Alejandro Incharregui, l’antropologo forense argentino (capo del team che riesumò il corpo del “Che”) che per motivi di sicurezza dormì con i resti del Comandante per la durata dello scavo e della ricomposizione dei resti.

Verrà, infine, presentato il recentissimo Hair India (2008), documentario che insegue lungo trentamila chilometri il viaggio dei capelli di una giovane donna indiana: un modo per raccontare l’India di oggi e il suo rapporto con l’occidente, tra profonde povertà e ambizioni di globalizzazione. Offerti al tempio e poi trasformati in preziose hair extensions in Italia, gli stessi capelli torneranno in India per soddisfare la vanità di una donna in carriera di Bombay. Presente per l’occasione Mr. Gold, il proprietario della più grande azienda del settore: la ‘Great Lengths’.E di India e problemi legati alla globalizzazione – che quest’anno è tra i temi dominanti del festival nella sezione Cibo e merci – si occupano anche i cineasti tedeschi Inge Altemeier, giornalista esperta di problemi del Sud-est asiatico, e Reinhard Hornung, cameraman e documentarista, ospiti della manifestazione. Scotto della globalizzazione è la produzione e circuitazione rapida delle merci: Quale la realtà che ci viene nascosta dietro i packaging accattivanti dei prodotti di consumo quotidiano?

Una serie di film ci aiuteranno a scoprire alcuni segreti della produzione di beni su larga s cala, a partire da 100% Cotton Made in India che ci mette in guardia sui pericoli che possono nascondersi dietro un indumento di cotone. Il cotone durante il ciclo produttivo viene trattato con numerosi pesticidi e veleni. Banditi in Europa, in India la loro produzione e il loro utilizzo (supportato e promosso da multinazionali senza scrupoli come Bayer e Novartis) è tanto comune da rappresentare la principale causa di morte di chi coltiva il cotone. Altemeier e Hornung, in Always Coca Cola, ci fanno poi scoprire che dall’India provengono anche molte bibite consumate in Europa – quali Coke, Sprite, Bonaqua – prodotte dalla Coca Cola con metodi produttivi e commerciali che hanno rovinato la vita di molti agricoltori locali. E all’ipertecnologica e cinica catena produttiva dell’odierna industria alimentare, vera e propria galleria degli orrori da cui proviene la maggior parte dei cibi che mangiamo, ci introduce il duro reportage senza parole Unser täglich Brot (Il nostro pane quotidiano) del regista austriaco Nikolaus Geyrhalter che ci racconta di un’industria alimentare che ha perso legami con l’universo, in funzione solo del plusvalore”.

Non saranno, naturalmente, tralasciati al festival omaggi e focus, con particolare attenzione anche allo stato dell’informazione di casa nostra e ad alcune importanti realtà locali e cittadine.

Loris Mazzetti, per tanti anni storico collaboratore di Enzo Biagi, racconterà, presentando i suoi ultimi libri La macchina delle bugie e Il libro nero della Rai, la situazione di stampa e televisione nel nostro Paese. In apertura di festival, nel primo pomeriggio di giovedì 19 presso l’Università, attesa la presenza di uno volto noto del programma televisivo Le iene. Pierfrancesco Diliberto, per tutti Pif racconterà agli studenti e al pubblico il lavoro che sta dietro alle sue inchieste “scanzonate” (ma non per questo meno serie..) dove emergono i mali d’Italia, dei suoi governanti e dei suoi V.I.P..

Al festival anche un’inchiesta “che non s’ha da fare”.. quella della giornalista Anna Maria De Luca che ha indagato su misteriose scomparse all’interno di una clinica della Curia cosentina. “La clinica degli orrori” non ha mai trovato pubblicazione, Anna Maria, intanto, è sempre più isolata e vittima di minacce anonime..Non mancherà il consueto spazio dedicato al mezzo radiofonico, con la presenza di Carlo Ripa di Meana, che racconterà, con la voce di chi l’ha vissuta, La guerra delle onde che si scatenò a Praga subito dopo l’invasione sovietica del 1968. L’incontro sarà anticipato dalla proiezione del documentario di Claudia Cipriani La guerra delle onde. Storia di una radio che non c’era, interessante ricostruzione delle vicende legate alla chiusura di Radio Praga e al suo rapporto con la radio italiana che trasmetteva dalla cecoslovacchia “Radio Oggi in Italia”.

Particolarmente doveroso quest’anno l’omaggio e il ricordo del grande Indro Montanelli: nel 2009 avrebbe compiuto cent’anni, e forse non sarebbe molto contento del nostro sistema informativo/mediatico… Un’occasione per ripensare alla sua figura, riscoprendo le sue brevi inchieste/ritratto televisive del 1959: Indro Montanelli incontra … Levi, Guttuso, Moravia, Guareschi, i personaggi dell’Italia culturale di allora ci raccontano, incalzati dal giornalista, un paese forse non così lontano, ma decisamente divers

Ancora un anniversario al festival, con gli ottant’anni dello storico fumetto belga TinTin: un’intensa matinee per le scuole ripercorre le avventure e le inchieste nel cuore dell’attualità de l Novecento di questo eccezionale personaggio uscito dalla matita di Georges Remi (in arte Hergé) nel 1929. Ripercorreremo le avventure del grande protagonista dell’inchiesta a fumetto, con la preziosa presenza dell’esperto di fumetti e regista Giancarlo Soldi e dell’esperto di animazione e regista Andrea Princivalli: Tintin, eterno giovane senza passato né famiglia, è un reporter acculturato, assetato di conoscenza e dotato di spirito di osservazione.

Particolarmente attesa per la serata di venerdì 17 aprile la tavola rotonda L’IMMAGINE DI ELUANA. Una vicenda interminabile, trattata per settimane dai media nazionali. Nel marasma di chi voleva accaparrarsi l’una o l’altra posizione etica e politica, alcuni giornalisti del Friuli Venezia Giulia si sono distinti per il rigore e l’equilibrio dei loro servizi. Un incontro che capire qual è stato il peso delle immagini – viste e non – di Eluana Englaro. Partecipano la giornalista RAI della sede FVG Marinella Chirico il fotografo Francesco Bruni, il direttore del Messaggero Veneto Andrea Filippi, il direttore de Il Gazzettino Roberto Papetti, Giovanni Marzini direttore del Tg Regionale, il senatore Giuseppe Ferruccio Saro, l’avvocato della famiglia Englaro Giuseppe Campeis e Francesco Galofaro, autore del libro Eluana Englaro. La contesa sulla fine della vita (Meltemi 2009). A coordinare l’incontro il vicedirettore di RaiNews 24 Roberto RealeDa segnalare anche il focus su una realtà cittadina di particolare interesse, il carcere di Pordenone.

Oltre le sbarre è il titolo di questa tavola rotonda che attraverso le parole dei protagonisti e alcuni film sul tema, ci racconterà la situazione – sociale, umana, professionale – della casa circondariale di Pordenone, un carcere in pieno centro città. Interverranno la regista Penelope B ortoluzzi, il Direttore della Casa Circondariale di Pordenone Alberto Quagliotto, Piergiorgio Rigolo Cappellano del carcere, il consigliere regionale Stefano Pustetto, l’Assessore comunale alle Poltiche Sociali Giovanni Zanolin. Conduce Stefano Polzot del Messaggero Veneto

Non mancherà in questa edizione un genere di grande impatto e vitalità nel teatro italiano, con l’“inchiesta” teatrale dell’attore e autore Ulderico Pesce, che presenta “Storie di scorie” All’alba di un’annunciata era nucleare per l’Italia, lo spettacolo teatrale ricostruisce l’avvento dell’industria nucleare nel nostro Paese, mette in guardia sul pericolo che ancora oggi questa fonte di energia rappresenta e illustra le modalità tecniche del funzionamento di una centrale atomica.Ma lo spettacolo di Pesce non è l’unico momento dedicato all’ambiente: quest’anno, infatti, il festival dell’Inchiesta sarà a Impatto Zero. In collaborazione con il Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale (LaREA – ARPA FVG), Cinemazero ha deciso di compensare l’impatto ambientale che inevitabilmente viene generato nell’organizzare un evento di questo tipo. L’energia utilizzata per le proiezioni cinematografiche, per l’illuminazione, il riscaldamento e il condizionamento degli ambienti, il materiale cartaceo distribuito (volantini, pieghevoli, locandine, etc), gli spostamenti del pubblico e del personale del festival, può essere calcolato nei valori di anidride carbonica emessa, uno dei principali gas ad effetto serra.

Con questi presupposti, in collaborazione con il progetto CO2Balance, è stata fatta una stima delle emissioni totali, da compensare attraverso un investimento per la promozione delle energie rinnovabili in Kenya. In particolare verranno sostituiti ve cchi forni alimentati a legna e rifiuti, utilizzati per la cottura dei cibi, con stufe ad alta efficienza energetica, meno impattanti per la salute e per l’ambiente. L’impegno di Cinemazero è solo uno dei primi passi per fare de Le voci dell’inchiesta uno dei primi green event in regione rendendola un’iniziativa CarbonZero.

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