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Legambiente: Gestione rifiuti in Friuli

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Se nel Piano di gestione dei rifiuti urbani del 2001 la Regione FVG si fosse indirizzata verso una raccolta differenziata (RD) più spinta, seguendo le esperienze che nel vicino Veneto già da qualche anno indicavano la direzione giusta, ora non ci troveremmo qui a discutere di quanti inceneritori ci possano togliere dagli impicci di una crisi imminente. Legambiente lo affermava già nel convegno regionale del 1997, all’indomani della pubblicazione del decreto Ronchi, quando il Bacino Padova 1 aveva già raggiunto la media del 60% di RD.
Oggi le dichiarazioni sorprese dell’assessore Moretton, che ipotizzano soluzioni a portata di mano, ci paiono tardive e azzardate; non ci fanno dimenticare che il Piano del 2001, nato già superato, non è comunque stato attuato in molte delle sue parti.

Il quadro provinciale
Trieste: una percentuale di RD ridicola
Trieste non ha mai raggiunto la RD del 35%, che il Piano prevedeva in ossequio al Decreto Ronchi, in compenso ha costruito la terza linea dell’inceneritore, dimostrando in maniera chiara, che dove impera il fuoco purificatore dell’incenerimento dei rifiuti, la RD non solo non viene sostenuta, ma anzi viene boicottata in quanto costituisce un problema per questo genere di impianti (e infatti non ha mai superato il 16-17% di RD). Inoltre il Programma Provinciale sui rifiuti urbani prevedeva la realizzazione di un impianto di selezione del secco riciclabile e di un impianto di biostabilizzazione di cui non si è mai vista traccia.

Udine: un’emergenza annunciata

Da quasi due anni le discariche sono in esaurimento malgrado si sia fatta strage di territori e in diversi casi compromesso le falde, come testimonia un rapporto dell’ARPA del 2006 sul mancato adeguamento normativo delle discariche per ciò che riguarda i pozzi di monitoraggio. L’unico impianto di recupero (Rive di Arcano) è andato distrutto, non esistono impianti di compostaggio di qualità, e gli impianti di trattamento di Udine e di S.Giorgio di Nogaro sono insufficienti e tecnologicamente superati. Ma i nostri amministratori discutono solo di gestore unico, e non di soluzioni ai problemi esistenti. Il peccato originale è rappresentato proprio dagli impianti di Udine e S.Giorgio che da quasi vent’anni condizionano la pianificazione di settore impedendo di fatto l’affermazione di un modello virtuoso di RD che li metterebbe seriamente in discussione. Solo A&T 2000 ha deciso di introdurre (per ora solo su 6 comuni con 46.000 abitanti complessivi) il sistema di raccolta porta a porta integrale ottenendo ottimi risultati. Inoltre ha affidato in project financing ad una società privata la realizzazione di un impianto di compostaggio che però è da mesi in attesa dell’autorizzazione da parte della Provincia.

Pordenone: una situazione a macchia di leopardo

I buoni risultati di raccolta differenziata del 2006 potranno migliorare sensibilmente quando anche Pordenone, dopo un lungo tentennamento, darà finalmente avvio alla raccolta porta a porta, come annunciato di recente. L’impianto di selezione di Aviano recupera ben poco da un rifiuto già differenziato a monte, produce CDR (combustibile derivato dai rifiuti) che viene incenerito a Trieste o a Ferrara, mentre gli abbondanti sovvalli finiscono nella discarica di Maniago che comunque ha una discreta autonomia. In seguito alla chiusura dell’impianto di compostaggio, dovuta ai nauseabondi odori che ha emesso per anni, 20.000 t di rifiuto umido
ogni anno vanno a Este (PD).

Gorizia: la “salvezza” arriva con il “Porta a Porta”

La scelta di adottare il sistema di raccolta domiciliare “porta a porta” in tutta la provincia a partire dal 2005 ha consentito di ridurre drasticamente i rifiuti da smaltire all’inceneritore di Trieste e alla discarica di Pecol dei Lupi a Cormons, che ne riceve le ceneri. La RD è ormai consolidata attorno al 50% (dato 2007). Il rifiuto umido viene trattato nell’impianto di compostaggio di Moraro e in quello privato di Staranzano. Sempre a Moraro è prossimo l’avvio dell’impianto per la selezione delle frazioni differenziate.

Agire in fretta senza danni per il territorio: le proposte di Legambiente del FVG Concordiamo con i numerosi politici che negli ultimi giorni hanno sostenuto la necessità di aumentare la RD, ma restiamo sconcertati per le loro conclusioni sulla ineluttabilità di ulteriori numerosi inceneritori e discariche. E’ necessario che il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani venga aggiornato affinché preveda obbiettivi di riduzione dei rifiuti e di aumento della raccolta differenziata, nonché soluzioni impiantistiche adeguate e realmente necessarie per la nostra regione. Il Piano va adeguato alle direttive previste dal Testo Unico sull’Ambiente e integrate dalla Finanziaria 2007 per aumentare sensibilmente le percentuali di RD: (45% entro il 2008, 50% entro il 2009, 60% entro il 2011, 65% entro il 2012). Il provvedimento, stabilito peraltro dai piani di varie regioni e province, deve prevedere incentivi fiscali per i comuni più virtuosi ed ecotasse per le province (o gli ATO rifiuti) che non rispettano i minimi di RD di normativa. I risultati dei comuni ricicloni del rapporto annuale di Legambiente, indicano che si può superare il 60% anche nelle città mediograndi (vedi Novara 69% 100.000 ab., Asti 61% 74.000 ab., Verbania 65% 38.000 ab., Gallarate 60% 50.000 ab.). La condizione necessaria è l’adozione della modalità di raccolta porta a porta, che responsabilizza i cittadini e garantisce i migliori risultati anche dal punto di vista della qualità del rifiuto differenziato, come dimostrato anche da un recente studio dell’Ecoistituto di Faenza sui dati di Lombardia e Veneto (quasi 13 milioni di abitanti). Inoltre, applicando la tariffa puntuale, si ottengono due risultati immediati: incentivare la differenziazione spinta e premiare i cittadini che producono meno rifiuti. Ma la prima R del vecchio decreto Ronchi ed ora del Testo Unico Ambientale da ottemperare è la riduzione dei rifiuti. E’ necessario che il Piano Regionale preveda degli obbiettivi di riduzione dei RSU come fanno i piani della Regione Piemonte, della Provincia di Trento e della Provincia di Ferrara, ecc.

Soluzioni che possono essere adottate ed incentivate fin da subito, possono essere:
· Incentivazione del compostaggio domestico (anche in città);
· Accordi volontari con commercio e grande distribuzione (vedi distributori di detersivi alla spina
promossi dalla Regione Piemonte ecc.);
· Finanziare campagne di informazione sulla RD ed educazione agli acquisti che devono essere
capillari, plurilingue e con periodicità frequente;
· Disincentivazione del consumo di acque minerali in bottiglia usa e getta mediante aumento dei canoni di concessione e campagne informative.

Le soluzioni impiantistiche. Uno, due, dieci inceneritori?
E’ necessario valutare le quantità di rifiuti in gioco rivedendo i criteri di assimilabilità dei rifiuti speciali, evitando che rifiuti industriali impegnino l’inceneritore e le discariche presenti in modo da permetterne una migliore gestione. La raccolta secco umido deve essere estesa anche alle province di Udine e Trieste e si devono costruire impianti di compostaggio di capacità sufficiente. Se in regione si applicassero le migliori pratiche possibili per la raccolta differenziata (come fa la provincia di Treviso che è al 66% di RD), le quantità di rifiuti rimanenti, tenendo conto del CDR prodotto dagli impianti regionali, potrebbe essere tranquillamente incenerita a Trieste previo un adeguamento delle linee 1 e 2 al potere calorifico del rifiuto trattato, operazione sicuramente meno costosa e più veloce della costruzione di un nuovo inceneritore. Chiediamo quindi all’assessore Moretton di avviare, senza perdere altro tempo, un tavolo di agenda 21 che
coinvolgendo le province, le parti sociali e le associazioni ambientaliste, definisca il quadro di partenza su cui avviare l’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti.

fonte: Legambiente FVG

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