fontanini«Oggi la famiglia è in crisi. L’allarme arriva dai massimi esponenti della cristianità, non ultimo il Santo Padre. E a fare qualcosa siamo chiamati tutti». Lo sostiene il presidente della Provincia di Udine on. Pietro Fontanini che propone, tra le soluzioni, quella di fermare la corsa agli acquisti della domenica per “gustare” il piacere dello stare insieme, senza fretta, in altri modi. «Innanzitutto per rispetto di quelle persone – ha sottolineato – che dovendo lavorare la domenica non possono godersi i propri figli come vorrebbero, visto che, probabilmente, tutta la settimana sono impegnati a scuola. E poi perché non credo sia un bell’esempio quello di esprimersi attraverso il continuo pellegrinaggio nei Centri commerciali. La funzione svolta dai punti vendita che decidono di tener aperto anche la domenica – ha affermato Fontanini – non è vitale: vi sono servizi indispensabili come quelli forniti dalla sanità o dalle forze dell’ordine. Ma non credo possa essere definito “vitale” il servizio domenicale di un addetto alla vendita di un Centro commerciale. Indispensabile solo, è evidente, a chi ne trae il profitto. Vi sono Centri che – evidenzia Fontanini -, addirittura, durante la settimana, con lo scontrino, consegnano buoni spesa validi solo per l’apertura domenicale. Siamo quindi vittime di un sistema di mercato che ci illude di essere protagonisti ma che in realtà maschera il fatto che siamo numeri, dati di un fatturato e basta. Sicuramente va rispettata l’iniziativa imprenditoriale, ma debbono essere messi dei paletti soprattutto in questo caso. Ancora. Tra chi si lamenta di non riuscire ad arrivare a fine mese, e il problema c’è ed è reale, vi è sicuramente chi ci sarebbe arrivato “meglio” se non avesse fatto quel giro della domenica dove, invece di resistere all’offerta irripetibile, ha aperto il portafoglio e ha speso».
L’appello del presidente della Provincia è dunque duplice, «mi rivolgo innanzitutto al legislatore regionale affinché compia una scelta per il bene delle famiglie: non si tratta di una normativa che imponga un completo blackout ma un giro di vite a una situazione davvero intollerabile e selvaggia. Alle famiglie vorrei infine raccomandare più rispetto per se stesse perché smettano di essere passivi vittime di un serrato gioco di mercato e riprendano in mano la propria libertà di scelta: scegliere di non comprare la domenica è possibile ed è un gesto di responsabilità».

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4 Comments

  1. Giulio says:

    «che dovendo lavorare la domenica»

    DOVENDO??? Nessuno li obbliga a tenere aperto domenica prima cosa, secondo, si lamenta tanto che vanno tutti nei centri commerciali, beh quelli erano già aperti tutti la domenica (se non uno vai in un altro), quindi con questa legge sarebbe anche bello poter girare per Udine Centro con i negozi aperti anche domenica senza DOVERE (qua si che era un obbligo) andare in un centro commerciale per trovare un negozio aperto. Terzo, non credo che nei centri commerciali lavorino solo 50enni con 2 figli, anzi, sono quasi tutti giovani e senza famiglia che sono ben contenti di prendere qualcosa in più per lavorare domenica. E se quelli in centro vogliono tenere aperto e hanno la famiglia e pensano che il loro negozio avrebbe dei benefit di bilancio a state aperto, bene che assumano un giovane per la domenica che c’è ne sono che vogliono lavorare!

    Basta con sta gente che racconta panzane, apriamo gli occhi!

  2. gianni says:

    Sagge parole on. Pietro Fontanini.

  3. Andrea says:

    Grazie alla liberazione degli orari di apertura e chiusura dei negozi, i piccoli commercianti cambieranno “in meglio” la loro vita.

    Mangeranno i pasti portati amorevolmente dalla moglie in negozio,
    faranno la doccia in una tinozza nel retrobottega,
    dormiranno in un sacco a pelo tra gli scaffali,
    vedranno i loro figli crescere quando passano davanti la vetrina,
    procreeranno mediante la fecondazione artificiale
    e saranno tele-assistiti da uno psichiatra.
    E pensare che liberalizzare significa rendere più libero!
    Tutti scrivono di tutte le categorie, ma dei negozianti resi schiavi del sempre aperto non parla nessuno a Milano si lavora nei centri commerciali 7 giorni su 7 è normale che nessuno dica niente!! chiediamo solo 1 giorno di riposo!! vedere la nostra famiglia riunita la domenica a casa e magari il diritto di andare a messa!!!
    Potremmo organizzare 1 domenica obbligatoria per centro commerciale, ci sarebbe più riscontro economico visto che nel frattempo gli altri sarebbero chiusi e i negozianti avrebbero 3 giorni di riposo al mese 1 ogni 10 giorni!!
    Spero che possa fare qualcosa prima che la salute ci abbandoni e da ottobre che lavoro 7 giorni su 7 siamo stanchi!
    Forse qualcuno non sà che prima della legge i centri commerciali aprivano solo la prima domenica del mese è che ora OBBLIGANO a fare 7 su 7 non è vero che è una scelta.
    Chi è d’accordo sicuramente non lavora ne sabato ne domenica è fà pure i ponti…..io la chiamo ingiustizia
    Grazie per avermi ascoltato.
    Un negoziante.

  4. gianni says:

    È quindi questo l’effetto della manovra di Monti: fare un regalo alla GDO e darci la possibilità di passare la domenica dentro i centri commerciali a fare shopping e sfamarci in qualche fast-food, penalizzando così i piccoli negozi che non possono sostenere aperture così prolungate e anche con un riflesso di ridistribuzione del reddito che si concentrerà in mano a pochi.
    Il secondo effetto riguarda le relazioni. I negozi di vicinato, infatti, riescono a costruire un tessuto di relazioni, anche informali, tra persone che genera sicurezza e appartenenza. La loro prevedibile chiusura è quindi un impoverimento della città e della comunità.

    Se poi si vuole seguire l’onda “liberista”, mi sembra che oggi siano rimasti pochi dubbi su “a chi fanno bene” le liberalizzazioni, certo non al consumatore impoverito, anche se magari nei centri commerciali può trovare beni di consumo a prezzo più basso.
    Il “costo vero” si paga quindi nel lungo termine con l’aumento di povertà del territorio e più ancora di povertà relazionale.

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