Aperitivo a Grado

Lilli Gruber al Premio Hemingway 2018

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La giornata conclusiva del Premio Hemingway 2018 è quella di Lilli Gruber, vincitrice della 34^ edizione nella sezione “Testimone del nostro tempo”. Riceverà il Premio nel pomeriggio di oggi al Cinecity di Lignano Sabbiadoro assieme alla scrittrice francese Annie Ernaux, al neuroscianziato Antonio Damasio e all’artista Francesca Della Toffola. In mattinata il pubblico delle grandi occasioni ha assistito al Centro Kursaal al suo dialogo con il direttore del Messaggero Veneto Omar Monestier: una conversazione coinvolgente sui temi della stretta attualità, dalle migrazioni ai social network che – ha spiegato Lilli Gruber – «dovrebbero essere materia di insegnamento: è importante capire fin da piccoli come funzionano questi mezzi di comunicazione che finiscono per fare anche informazione. e avere l’idea di chi gestisce i nostri dati personali. In generale credo che discernimento e analisi dovrebbero essere una forma mentis che si apprende da bambini. Personalmente non sono su alcun social: innanzitutto perche’ vado in onda tutte le sere con un programma che cerca di distinguere i fatti dalle opinioni, e voglio onorare questo approccio. Poi tengo troppo alla mia privacy: non capisco il senso di mettere le cose piu’ intime a disposizione di tanti, troppi direi … I social network sono importanti e utilissimi, sono un mezzo di comunicazione democratico, ma ne vedo i rischi e preferisco starne lontana».

Inevitabile, dialogando con la conduttrice di “Otto e mezzo”, che la conversazione focalizzi i temi di grande attualità: «siamo in una perenne campagna elettorale che non ci fa stare bene – ha commentato la giornalista – In generale diffido dai politici al potere che non vogliono accanto i giornalisti “cani da guardia” e preferiscono i barboncini da accompagnamento. Oggi poi l’intermediazione dei giornalisti finisce per saltare sempre più spesso: pensiamo a Trump che twitta continuamente, ma anche molti nostri politici, come il Ministro dell’Interno che è anche vicepremier nonché leader della Lega, esterna con assiduità. E a volte finisce per dire cose non ammissibili al suo ruolo istituzionale: un Ministro dell’Interno non puo’ permettersi di attaccare un singolo individuo, come è successo l’altro giorno con Roberto Saviano. E tantomeno di entrare in valutazioni pubbliche su elementi così delicati che riguardano le minacce alla sua incolumità personale. I migranti? Salvini fa bene a pretendere dai partner europei una solidarieta’ concreta all’Italia, ma stiamo rischiando di giocarci una costruzione complessa come l’Unione Europea, che da 70 anni garantisce pace ai suoi cittadini, in totale assenza di un piano B».

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