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In questi giorni a Udine si sta svolgendo la rassegna di cinema dell’Estremo Oriente, meglio nota come Far East Film Festival.
A cornice di questo evento di grande importanza culturale e turistica per la città sono stati organizzati una serie di appuntamenti collaterali, volti a far conoscere meglio una parte del mondo ancora poco nota e spesso associata ad immagini negative come la concorrenza sleale in economia, la repressione delle libertà civili, lo sfruttamento di donne e bambini o, in queste ultime settimane, il dramma del nucleare fuori controllo.
Scoprire cose nuove assieme alla mia bambina è una delle gioie autentiche che associo alla maternità.
Ecco perché sabato pomeriggio ci siamo addentrate nella quiete del giardino di Palazzo Morpurgo per assistere alla cerimonia giapponese del tè.
La mediatrice culturale Mami Hamada ha guidato, con tutta la grazia e la dolcezza tipiche della sua gente, il numeroso pubblico alla scoperta di questo antico cerimoniale.
Nobili gesti, tramandati di generazione in generazione, alla cui base stanno profondi sentimenti di armonia con ciò che ci circonda e di rispetto verso il prossimo.
Davvero un momento speciale che ha entusiasmato la mia piccola al punto di farle vincere la sua proverbiale timidezza e farsi partecipante attiva.
Tornando a casa ha esclamato soddisfatta “Che cosa davvero bella e importante ho fatto oggi!! Ho fatto qualcosa di un’altra cultura”.
Penso spesso che la naturale ritrosia nei confronti del diverso sia determinata non dalla diversità in sé, ma dall’ignoranza che si ha nei confronti di qualcosa che non conosciamo o comprendiamo e credo che occasioni come questa debbano essere incentivate perché – è inutile negarlo – stiamo andando sempre più verso una società multietnica, anzi siamo una società multietnica e la reciproca conoscenza diventa un tassello importante nel cammino dell’ integrazione e del rispetto dell’altro.
Ho voluto parlare di questo perché i quotidiani locali avevano riportato la notizia di ulteriori tagli che l’assessorato regionale alla cultura avrebbe intenzione di operare nei confronti della manifestazione.


La mia è solo una piccola testimonianza a difesa di qualcosa di bello e utile anche per i nostri figli.
E voi cosa ne pensate? Educare i figli all’interculturalità è possibile? Mi piacerebbe conoscere le vostre esperienze.

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