Aperitivo a Grado

Marco Tullio Giordana a Pordenone

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Un titolo, una parola soltanto (che in siciliano indica uno spirito indisciplinato, eccentrico, incontrollabile), per esprimere, in sintesi, quanto di marcio, corrotto, depravato ci sia nell’animo umano. Quanto piccoli, in ogni fazione, siano quegli uomini che slealtà e crudeltà conducono lontano dalla “grandezza”. La storia di Valenti e Ferida è una storia piccola e triste e allo stesso tempo popolare e drammatica come lo era il cinema di allora. I corpi esanimi dei due attori saranno ritrovati a 5 giorni dalla Liberazione, aprile del 1945, alla periferia di Milano, fucilati dai partigiani perché collaborazionisti, fascisti e addirittura considerati coinvolti nel covo di torture della famigerata banda Koch. Ma la loro vita, tragica e disperata, narcisista e maledetta, possedeva tutti i requisiti per essere narrata in un film. E Giordana, romanzandola, sceglie di raccontarla essenzialmente come fosse materia di un appassionante melò. Riflettendo sul cinema di ieri e di oggi, rileggendo le vicende storiche, mostrando la cronaca dell’epoca ma privilegiandone principalmente il lato umano.
Interpretato da una brava Monica Bellucci e da un colossale (e gigione) Luca Zingaretti, il film è stato anche per questo accusato di revisionismo. I due “dannati”, insieme sul grande schermo e nel privato, sono i protagonisti del cinema italiano degli anni Trenta e recitano sempre i ruoli negativi, la parte dei cattivi, trasformandosi così in “turbatori dell’Italietta piccolo-borghese” sommersa anche dall’eco continua della spregiudicatezza della loro vita privata (piaceri, promiscuità sessuale, cocaina). Quando il paese si spacca in due dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Valenti e Ferida salgono al Nord e aderiscono alla Repubblica di Salò. Consegnatisi ai partigiani pochi giorni prima della Liberazione, i due negano ogni responsabilità. Il Comitato di Liberazione pretende invece una punizione esemplare. Ferida e Valenti avevano prestato il loro fascino al regime, collaborato coi tedeschi, seviziato patrioti (su questo il film si interroga!). Che lo avessero fatto per narcisismo, per vanità, per alimentare il mito degli artisti maledetti, poco importava. Dovevano pagare, dare il buon esempio a tutti

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