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L’inaugurazione della mostra-laboratorio sul sisma è stata motivo di nuova riflessione, a Venzone, sulla gestione delle emergenze. Il governatore Renzo Tondo ha ricordato la capacità della comunità friulana di far fronte all’imprevisto grave, quale fu il terremoto del 1976; una forza che oggi, pur in diverse circostanze, va rimessa in campo per risollevarsi dalla crisi economica. “Ci vuole grande senso di responsabilità – ha detto – e, in particolare in queste occasione, bisogna essere fermi ed esser capaci di dire di no, se serve anche prendendo delle decisioni impopolari”. Per il taglio del nastro degli spazi della memoria di Palazzo Orgnani Martina un esercito di sindaci ed ex-amministratori che hanno ripercorso gli anni del post-terremoto, ricordando tutta la normativa che ha permesso ai privati cittadini, ai Comuni e alla Regione di rimettere in piedi i paesi disastrati. Il rettore dell’Università di Udine, Cristiana Compagno, ha sottolineato l’importanza della mostra-laboratorio come luogo privilegiato per raccolta, elaborazione e confronto dei dati sul composito universo che ruota attorno al terremoto. “Questo di Venzone è un centro di importanza nazionale e internazionale – ha detto -, in grado di diventare punto di riferimento di enorme utilità teorico-pratica per esportare conoscenze e soluzioni partendo dall’esperienza reale”. Dopo la ricostruzione, quindi, la mostra Tiere Motus, diventa un contenitore aperto, dove concentrare anno dopo anno, con la collaborazione di tutti, testimonianze, documenti e soprattutto la memoria viva di una tragedia superata. Non un museo, quindi, ma uno spazio ove attingere, da ogni parte del mondo, insegnamenti, consigli, modelli e soluzioni concrete applicabili nei processi di gestione delle emergenze di ogni Paese della terra scosso dalla furia dei terremoti. Non solo: il laboratorio è capace di fornire, grazie a un elevatissimo contenuto tecnologico-scientifico, nozioni e direttive in materia di staticità edile. I poche parole è il “modello Friuli” che, sfruttando i più innovativi sistemi di catalogazione e comunicazione virtuale, si apre in maniera ancora più generosa al resto del mondo. “Siamo onorati di ospitare questo centro – ha detto il sindaco di Venzone, Amedeo Pascolo – perché ci dà la possibilità di restituire almeno un po’ di quell’aiuto che ci è stato offerto nel momento dell’emergenza”. E in questo contesto, il senatore del Pdl Ferruccio Saro ha fatto riferimento al terremoto in Abruzzo: “Buona è stata la gestione dell’emergenza con tetti temporanei realizzati in tempi record per i senza casa ma sul piano della ricostruzione del centro storico siamo ancora al punto zero e questo è preoccupante. Va imitato il modello Venzone o di Gemona, e celermente, altrimenti assisteremo, nei prossimi anni, a un divampare di polemiche”.

Tondo: stessa forza per uscire dalla crisi – Saro: per l’Aquila si imiti subito il modello Friuli – Compagno: un centro di valenza internazionale

Un viaggio pieno di emozioni dal 6 maggio al 2009

La mostra-laboratorio sul sisma, per chi la visita da “turista”, racconta la storia della coraggiosa gente del Friuli che si è trovata da un giorno all’altro senza abitazione, lavoro e, in molti casi, con un congiunto in una bara. Al pari di quanto è stato fatto a Erto-Casso e a Longarone per la tragedia del Vajon, con due allestimenti multimediali di grande impatto emotivo, anche a Palazzo Orgnani Martina si cammina in silenzio lungo un percorso espositivo che è un viaggio nel tempo e nelle emozioni di chi visse il 6 maggio del ’76. Si compone di immagini, testi, video e pagine di giornali che fanno venire i brividi e che danno l’idea di ciò che il Friuli si trovò ad affrontare. La forza delle comunità, gli aiuti, le sperimentazioni, la solidarietà e le normative. Tutto comunicato con la forza dei volti delle donne, dei bambini, degli anziani e dei soccorritori. La sala che ripropone il crollo del duomo di Venzone fa vivere un’emozione non da poco nelle persone che il rumore sordo della scossa del 6 maggio e di quella di settembre lo sentono ancora dentro, come fosse ieri. Un plastico del Friuli Venezia Giulia si illumina mostrando la sequenza di scosse dal 6 maggio fino alla fine di quell’anno che segnò la fine di un’epoca per la nostra regione e l’inizio di una nuova era, anche e soprattutto sotto il profilo culturale.

La registrazione con webcam dei ricordi di tutti

Da oggi, perché nulla si perda e perché tutti possano sentirsi parte di un grandioso viaggio che ha portato al raggiungimento del “miracolo Friuli”, nella mostra-laboratorio sul sisma si potrà lasciare la propria personale traccia. Accanto alle postazioni multimediali che raccolgono migliaia di immagini e dati su tutti i paesi colpiti dalla tragedia, è stato allestito infatti un angolo “intimo”. Lo formano uno schermo con cui è facile interagire anche per chi di computer non ne capisce molto: è un monitor touch screen, uno schermo tattile (a sfioramento) che consente all’utente di dare dei comandi al computer toccandolo con le dita. Con poche semplici azioni, stando seduti su una sedia, si attiva una piccola telecamera che registra le parole dell’utente e il suo volto. I filmati vengono poi salvati e archiviati in modo da essere poi visti da tutti. Ognuno può, in questo modo, contribuire ad arricchire la già enorme mole di dati, testimonianze e documenti presenti nel centro. L’accesso è libero a chi il sisma l’ha vissuto, a chi ha dato una mano, a chi vuole ricordare una vittima (i nomi di tutti i morti vengono proiettati su uno schermo nero, a intervalli). E ieri, nonostante siano passati già 33 anni, davanti a queste immagini, molti non sono riusciti a trattenere le lacrime.

a cura di Paola Treppo
tratto da: Il Gazzettino

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