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I giornalisti del Messaggero Veneto, alla luce degli ultimi eventi culminati con le dimissioni dell’amministratore delegato ingegner Paolo Paloschi, ribadiscono le preoccupazioni sul futuro del giornale, da sempre principale fonte d’informazione per la popolazione friulana.
Nonostante, da mesi, i vertici societari siano stati sollecitati a presentare il Piano industriale, nulla ci è stato dato conoscere. Tutto ciò neanche dopo l’annuncio verbale dell’accorpamento dei centri stampa, con soluzioni prospettate anche al di fuori della regione.
Sono trascorsi quasi sei mesi dall’unico incontro fra il Comitato di redazione e i responsabili aziendali e nulla di ufficiale è stato comunicato: soltanto indiscrezioni sulla possibile apertura di un centro stampa ad Amaro. Certo, la soluzione Amaro – se si avverasse – sarà considerata una “vittoria”, visto che inizialmente il centro stampa sembrava dovesse essere realizzato a Padova (soluzione, peraltro, non ancora ufficialmente scartata), ma gli interrogativi restano. Ci chiediamo, per esempio, perché si preferirebbe Amaro a Udine, nell’attuale sede di proprietà della società; se è vero che la sede di Udine potrebbe essere venduta per poi dover pagare un affitto in altri uffici dove trasferire giornalisti e tipografi. E, ancora, se si è tenuto conto che l’accorpamento delle tipografie de Il Piccolo e Messaggero Veneto comporterebbe, comunque, indubbi contraccolpi dal punto di vista occupazionale. (A questo proposito, i giornalisti esprimono solidarietà ai tipografi, da ieri in stato di agitazione).
I dubbi non finiscono qui. Resta per esempio quello relativo all’utilizzo, sempre nel nuovo centro stampa, di una rotativa pressografica decisamente superata. Rotativa non più in produzione e i cui pezzi di ricambio non sono facilmente reperibili.
Forse molte risposte stanno nel difficile momento che sta attraversando l’editoria, ma anche su questo punto avremmo qualcosa da obiettare. Il 2009 è cominciato a colpi di accetta. La crisi ha imposto tagli a tutti. Ci sono stati chiesti sacrifici (soprattutto ai nostri collaboratori esterni) perché sarebbe stato un anno di lacrime e sangue. Abbiamo rispettato le direttive cercando, nel contempo, di garantire un prodotto di qualità. A pochi giorni dalla fine dell’anno, i dati diffusionali del Messaggero Veneto confermano la tenuta (e di questo non possiamo che essere grati ai nostri lettori), ma soprattutto che il bilancio del 2009 è più che positivo: oltre 6 milioni di utile operativo. Di più: in otto anni la nostra società ha garantito 75 milioni di utili; 35 milioni di dividendi; una rendita annua del 18%.
«Continuate così», ci ha detto qualche mese fa il presidente del gruppo Carlo De Benedetti. E noi vorremmo continuare così. Se possibile, vorremmo anche crescere, ma per riuscirci abbiamo bisogno di un’azienda disposta a continuare a investire su questa realtà.

Il Comitato di redazione

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