Aperitivo a Grado
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“Un film che mi è piaciuto molto, perché ha la stessa energia e la stessa ritmica del mio libro, anche se per motivi generazionali, ovviamente, non ci sono le stesse atmosfere”. Lo ha detto oggi al festival Pordenonelegge.it Daniel Pennac, commentando la prossima uscita a ottobre della pellicola “Il paradiso degli orchi”, trasposizione cinematografica firmata da Nicolas Bary dell’omonima opera dell’autore parigino. “Gli ho affidato il compito – ha raccontato Pennac – perché quando l’ho incontrato uscendo da un teatro dove facevo delle letture di Melville, mi ha dimostrato un tale entusiasmo per ‘Il Paradiso degli orchi’ che non ho potuto che dirgli ‘se vuoi fare questo film, allora fallo'”. Parlando di Belleville, il quartiere parigino dove risiede dal 1969, Pennac ha detto che “è un quartiere che non cambia mai perché cambia continuamente popolazione: oggi è più cinese, mentre quando ci sono arrivato io era più africano. E’ frequentato da moltissimi turisti italiani, anche se non c’è assolutamente niente da vedere. Vengono a visitarlo perché pensano di poter incontrare il signor Benjamin Malaussène”. Pennac, che a Pordenone ha presentato il suo romanzo “Storia di un corpo”, ha poi parlato di lettori e lettura: “Chi dice non leggo perché non ho tempo dice una vera idiozia, come se dicesse non ho tempo di fare all’amore. La mancanza di tempo è soltanto una scusa che molti vogliono darsi – ha concluso – quando sarebbe più onesto dire non ho bisogno di leggere, oppure non ho voglia di leggere”.

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