L’associazione Vicino Lontano ha assegnato il premio Tiziano Terzani 2008 a Fabrizio Gatti autore del libro Bilal. Inviato del settimanale L’Espresso, a cui è passato nel 2004 dopo aver a lungo scritto per il Corriere della Sera, deve la sua notorietà alle numerose inchieste condotte sotto copertura. La cerimonia di premiazione si terrà a Udine sabato 17 maggio 2008. Il Premio sarà consegnato al vincitore da Angela Terzani nel corso di una serata speciale, ricca di ospiti e testimonianze.
L’associazione Vicino Lontano ha assegnato il premio Tiziano Terzani 2008 a Fabrizio Gatti autore del libro Bilal. Inviato del settimanale L’Espresso, a cui è passato nel 2004 dopo aver a lungo scritto per il Corriere della Sera, deve la sua notorietà alle numerose inchieste condotte sotto copertura.La cerimonia di premiazione si terrà a Udine sabato 17 maggio 2008. Il Premio sarà consegnato al vincitore da Angela Terzani nel corso di una serata speciale, ricca di ospiti e testimonianze.La giuria del premio Tiziano Terzani ha scelto come vincitore per il 2008 Fabrizio Gatti, autore di Bilal. Nel suo libro si mescolano qualità professionali ormai dimenticate nel giornalismo e rare qualità umane. La fatica fisica con cui accompagna la carovana dolente e instancabile degli immigrati, attraverso i deserti e le frontiere dell’Africa, lo aiuta a conoscere concretamente le umiliazioni, gli inganni, i pericoli, che questi uomini e donne devono affrontare. Gatti racconta senza retorica, e senza soggezione davanti alla “verità” dei rapporti ufficiali. Adotta una nuova identità, prende il nome di Bilal, ma non è un artificio letterario. Il cronista clandestino si confonde con l’emigrante occasionale, si stacca progressivamente dalla cronaca immediata per avvicinarsi alla dimensione corale di una moderna migrazione forzata, di una “corsa” al lavoro, a una vita dignitosa, che coinvolge milioni di uomini provenienti da ogni angolo del pianeta. L’Occidente sembra incapace di vedere, e più ancora di capire con lucidità le ragioni di questa fuga di massa, dove i violenti mettono in ombra gli uomini onesti, normali. Ma i clandestini del terzo millennio – alla ricerca di un mitico passaggio a nord ovest – hanno trovato in Occidente un compagno di viaggio che li ascolta e li guarda con intelligenza e rispetto.
Presidente della Giuria – Angela Staude Terzani
Membri della Giuria – Giulio Anselmi, Toni Capuozzo, Andrea Filippi, Ettore Mo, Valerio Pellizzari, Peter Popham, Paolo Rumiz
“Bilal – ha dichiarato Angela Terzani – è una sfida alla coscienza dell’Europa e dell’Occidente intero”. Per raccontare la sconvolgente odissea delle migliaia di “nuovi eroi” che inseguono il miraggio di una vita migliore, Gatti ha scelto di viverla in prima persona. Ne ha condiviso rischi e umiliazioni. Ha attraversato il deserto da Agadez, in Niger, fino alle coste del Mediterraneo su camion carichi di uomini, delle loro storie e dei loro destini. E’ divenuto, dall’interno, testimone di una vera e propria tratta, resa ancor più scandalosa dai cinici accordi tra i governi. “Per ogni euro investito nel mercato dei nuovi schiavi – denuncia l’autore – se ne guadagnano milletrecento.
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5 Comments
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Io penso che Fabrizio merita questo premio e molti altri, perche l’UOMO che c’è in questo giornalista e cosi rarissimo, e un dono di Dio, se non fosse lui, doveva giustamente essere inventato in quanto questo mondo ha bisogno di UOMINI come lui. Chi non capisce cosa ha di speciale Fabrizio Gatti, deve urgentemente conoscerlo. Io l’ho apprezzato da quando ho saputo delle sue inchieste, da quando l’ho visto in TV come invitato da tante trasmisioni, ma da quando ho letto il suo libro……….sono un altro uomo. Può davvero cambiarti la vita (sempre se hai un pizzico di sensibilità) leggere i suoi libri, i suoi articoli. Non parliamo proprio di chi arriva a conoscerlo di persona. E meravigliosoooooooooooooo, dove si trovano persone cosi?! Una generosità incredibile, un’umiltà da non poter esprimerla con le parole, una finissima inteligenza. Magari è stato cosi con me perchè sono cosi anonima (come persona), ma io credo che in questi rapporti – da uomo a uomo – si possono esprimere liberamente pensieri, sentimenti e parole. COMPLIMENTI A FABRIZIO. COMPLIMENTI ANCHE ALLA SIG.Angela Terzani.
Prevetik vsem kto ne spit
Ja tuta nakladu a vi uberite pliz
JAJA, UPYACHKA! UG NE PROIDET, BLYA!
“È stato facile diventare Bilal. È bastato polverizzare con la suola l’ultima cenere della carta d’identità. Ma da allora Bilal non se n’è più andato”, scrive Fabrizio Gatti. Anche per me, chiuso il suo libro, Bilal non se ne è più andato. Mi sono commossa leggendolo. E l’emozione è rimasta. Non è certo un romanzo strappalacrime, ma proprio perché non è un romanzo ho pianto. E’ sostanza senza retorica, è carne e sangue. E’ un coro di voci e di volti che ti prende e non ti lascia più. Bilal ti coinvolge e poi ti sconvolge, ti toglie dagli occhi quel velo ipocrita che permette di non sentirsi responsabili. Ne renderei obbligatoria la lettura in tutte le scuole medie d’Europa, come un tempo leggevamo Cristo si è fermato a Eboli per conoscere quell’Italia fatta di povertà e di emigrazione che ci eravamo da poco lasciati alle spalle. Allora eravamo “italiani brava gente”. Dopo la lettura di Bilal non riesco a dire lo stesso di noi italiani di oggi.
Bilal è un libro necessario, anzi indispensabile. Per chi dice di amare l’Africa, per chi si dice viaggiatore, ma soprattutto per tutti noi che ogni giorno l’Africa la incontriamo nelle nostre città e ha il volto di tanti Bilal, Amadou, Mohamed, Fatima, Joseph, James… Forse le parole non cambiano il mondo, ma aiutano a superare paure e pregiudizi, a non diventare cinici, a non assuefarci alla “sottile banalità del male”. E forse possono restituire a questi uomini e a queste donne, nati dalla parte sbagliata del mondo ed entrati in Occidente dalla porta sbagliata, quella dignità che si meritano per il loro coraggio e la loro sofferenza. Anche i peggiori di loro, perché la lotta per la sopravvivenza inevitabilmente mescola solidarietà con furbizia, sopraffazione e violenza e spesso conduce a una deriva esistenziale cui è difficile opporsi, soprattutto nella solitudine di un mondo che ti è estraneo. “Se arriveranno vivi in Europa, li chiameranno addirittura disperati. Anche se sono tra i pochi al mondo ad avere ancora il coraggio di giocarsi la vita carichi di speranza”.
Anna