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Resurì – Friuli 1976: a 40 anni dal terremoto

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“Bisogna ricostruire, non piangere”. Così rispondeva una giovane friulana intervistata da Gianni Minà a pochi metri dalle macerie della sua abitazione dopo quel maledetto 6 maggio del 1976 in un reportage della Rai. Erano immagini in bianco e nero che sono state recuperate insieme a filmati a colori, in particolare di Giulio Mauri, e a spezzoni audio per comporre, con soluzioni video digitalizzate entro una trama narrativa affidata alla voce di Massimo Somaglino, il documentario “Resurì”, prodotto e realizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia in collaborazione con la Rai e presentato oggi a Palazzo Montecitorio.

Il mediometraggio è stato proposto in anteprima nazionale con gli interventi della presidente della Camera Laura Boldrini, della presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani e di due grandi testimoni del sisma del ’76 e della prima ricostruzione: Giuseppe Zamberletti, commissario straordinario per il terremoto, e Diego Carpenedo, che fu senatore e assessore regionale.

Intervento della Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini: “Saluto la Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, il Senatore Diego Carpenedo, che al tempo del terremoto fu consulente della Regione e il Dottor Giuseppe Zamberletti – tutti ricordiamo il suo nome – che fu Commissario straordinario per il coordinamento dei soccorsi. Saluto i parlamentari, le autorità civili e militari presenti, la Presidente della Rai e tutti voi che avete voluto essere qui oggi, per ricordare un momento difficile del nostro Paese, ma anche importante per la reazione che ci fu. L’Italia intera rimase senza fiato, sconvolta, quella sera del 6 Maggio del 1976, quando si apprese la notizia che un terremoto di alta intensità stava portando morte e distruzione nel territorio del Friuli Venezia Giulia. Ma non avevamo chiaro, all’inizio, quanto vasto fosse questo sisma: toccò addirittura 120 Comuni, per una popolazione complessiva di mezzo milione di persone, 200mila delle quali rimasero senza casa. Ma il bilancio più drammatico fu quello delle vittime: quasi mille i morti e tremila i feriti. La maggioranza degli italiani imparò il nome di quei comuni, primo fra tutti Gemona, il giorno in cui diventavano un cumulo di macerie. Ai familiari delle vittime va il pensiero commosso mio personale e dell’intera Camera dei deputati. Ma il nostro pensiero va anche a tutti i volontari, ai tanti tantissimi che si adoperarono immediatamente e senza risparmio per estrarre da sotto le macerie i corpi di chi era stato sepolto dai crolli, per mettere in sicurezza le fabbriche, a garanzia di lavoro e produttività del territorio, per avviare una difficile ricostruzione. Gli Italiani che avevano guardato con tristezza e sgomento in televisione le città in rovina, nei giorni successivi alla tragedia cominciarono ad ammirare la serietà e l’abnegazione della popolazione friulana che mentre piangeva le persone scomparse e i beni perduti, si rimboccava le maniche perché voleva andare avanti e restituire un futuro a quel territorio. Accadde qualcosa di unico, di straordinario: si realizzò una sinergia forte tra popolazione, militari, Regione, Enti locali e Governo nazionale che ci portò a parlare di un “modello Friuli”. Ed è stata questa sinergia che ha consentito di completare la ricostruzione e di restituire alla Regione Friuli Venezia Giulia un ruolo di primo piano nel tessuto economico e civile dell’Italia e dell’Europa. Questa è la storia che verrà raccontata nel film che tra poco vedremo. Da questa drammatica vicenda emerge, a mio avviso, un duplice messaggio. Che il popolo italiano, di fronte alle prove più dure, sa esprimere generosità e spirito di sacrificio. Ma questo slancio si valorizza a pieno e dà i risultati migliori quando dalle istituzioni viene la stessa unità d’intenti, lo stesso impegno. Quanto accadde in Friuli quaranta anni fa è dunque qualcosa che ha un valore generale per tutto il nostro Paese. E anche per questo dobbiamo tenerne vivo il ricordo”.

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