Aperitivo a Grado

Caso Strassoldo: esta noche la ultima vez

strassoldo.jpgE così il vecchio generale Strassoldo alle ultime ore nelle sue stanze riflette sul passato, sul presente e sul futuro. Accende la radio per ascoltare le ultime notizie, le ultime ingiurose accuse che gli vengono rivolte. La radio gracchia una canzone triste… Bésame, bésame mucho como si fuera esta noche la última vez.

Perfino il vecchio generale, non troppo propenso di solito ai facili sorrisi, si alza e sogghignando amaro si dirige verso la finestra. Viene da fuori una luce rossastra. Guarda giù attraverso il vetro e le inferriate la gente che corre a casa intabarrata a sedersi sul divano. A casa verso la tranquillità di una famiglia. Sorride amaro il generale chiuso dalle inferriate nella sua prigione d’oro.

Sulla lente dei suoi occhiali si riflettono i fari dell’esercito di automobili che defluiscono davanti a palazzo Belgrado. Anche lui era stato alla guida di un formidabile esercito. Un esercito che si era disperso come un muchio di foglie morte al soffio di una polemica montata dai giornali. Ora gli alberi di Viale Ungheria ormai spogli e disadorni, tentavano di resistere al vento che però portava via tutte le foglie. Già da due mesi le foglie erano cominciate a cadere, alcune erano durate fino all’ultimo. Ma poi anche quelle. Inesorabilmente. Erano. Cadute.

Solo un ramo resisteva incrollabile, coperto dal tronco com’era, e le foglie ormai secche si intestardivano a non staccarsi. Quasi che il tronco avesse dato tutta la sua linfa a quel ramo. Che si era innalzato baldanzoso e fiero tanto da far quasi ombra al tronco stesso nell’ora in cui il sole splendeva più brillante. Ma quanto in basso si erano spinte le radici, nell’oscurità, nelle viscere della terra, verso l’inferno per permettere a quel ramo di innalzarsi verso il sole, come un novello Icaro, prima di seccarsi e ammalare tutta la pianta?

Il suo telefono continuava, insensatamente, a suonare. Gli chiedevano un gesto di coscienza, di umiltà, un gesto che salvasse tutti i suoi colonnelli dal pericolo dell’arrivo di un nuovo generale che li avrebbe mandati al massacro, in prima fila, sotto il fuoco del tiro nemico.

Piensa que tal vez manana yo ya estarè lejos muy lejos de aqui

Un generale senza esercito asserragliato nella stanza del comando, aveva cominciato negli ultimi giorni a tagliare le teste dei suoi luogotenenti, ormai preda di un delirio che mischiava orgoglio, sete di potere, vendetta; un calice di sangue che colava ai lati della bocca del vecchio generale che lo gustava con ingordigia e piacere.

Gli occhi del generale brillano mentre guarda i cigni, ormai lontani parenti dello splendore che conferisce loro la livrea che splende ai raggi del sole nelle calde giornate di primavera, mentre il ciliegio lacrima i suoi petali nel lago. Ora i cigni si nascondono sotto le piante come all’arrivo di un temporale in un affresco di campagna. Chinano la testa fra le ali. Si nascondono.

Ma la primavera tornerà. Questo è l’ultimo pensiero del generale prima di ritirarsi, preda degli incubi notturni che gli terranno compagnia in esta noche la ultima vez.

 

“La vita non è altro che un’ombra in cammino; un povero attore che s’agita e pavoneggia per un’ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla. È un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato. “

(Macbeth, atto V, scena V)


Come si concluderà l'affaire Strassoldo?

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