Aperitivo a Grado

Il sipario del Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” si alzerà, domenica 5 ottobre, con uno dei massimi pianisti del nostro tempo: Murray Perahia. Un autentico re, dunque, per inaugurare ufficialmente la Stagione 2008/2009 e un’autentica regina, Rossella Falk, per farle poi prendere il largo, mercoledì 8 ottobre, con la struggente partitura bergmaniana della Sinfonia d’autunno, che la vedrà impegnata assieme a Maddalena Crippa.

La doppia traiettoria del Cartellone di Prosa, firmato da Michele Mirabella, e del Cartellone di Musica e Danza, firmato per la prima volta da Daniele Spini, si chiuderà il 9 maggio con l’opera La figlia del reggimento di Donizetti e si concentrerà sui grandi protagonisti del panorama nazionale e mondiale. Grandi protagonisti che restituiscono tutta l’ampiezza del disegno messo a punto dalla Direzione artistica: un attento assetto di equilibri che, attraverso una cinquantina di appuntamenti, fa convivere le migliori espressioni classiche e contemporanee.

Oltre alla conferma di numerose collaborazioni e allo sviluppo di numerosi percorsi paralleli, come la sesta edizione della fortunata rassegna A Teatro da Giovanni, la Stagione 2008/2009 includerà anche il nuovissimo progetto Sentiti da vicino, i sei titoli del cartellone Cross Over e altri appuntamenti che il Sovrintendente Mirabella illustrerà durante la conferenza stampa.

 

 

STAGIONE DI PROSA

 

Aperta, come già detto, dal capolavoro di Ingmar Bergman, quella splendida Sinfonia d’autunno che al cinema unì Liv Ullmann e Ingrid Bergman e che sul palcoscenico, adesso, vede splendere Rossella Falk e Maddalena Crippa, la Stagione di Prosa condensa nello stesso, largo, perimetro diversi orizzonti stilistici ed espressivi: dai capolavori della nuova drammaturgia europea, come l’intenso Ritter Dene Voss di Thomas Bernhard (interpretato da tre dei migliori attori dell’ultima generazione: Massimo Popolizio, Maria Paiato, Manuela Mandracchia), alle riduzioni di gioielli letterari, come La contessina Mizzi di Schnitzler, fino ai musical più amati e applauditi, come l’attesissimo Robin Hood che vede protagonista Manuel Frattini e il fenomeno planetario High School Musical che oggi parla e canta in italiano grazie a Saverio Marconi e alla sua Compagnia della Rancia.

Se la sponda dell’umorismo è garantita dalla firma di Alessandro Benvenuti che affida la sua Michelina alle cure dell’irresistibile Maria Amelia Monti, la sponda del sorriso batte allegramente bandiera inglese con Il letto ovale, nell’ottimo adattamento che mette in gioco la straordinaria verve di Maurizio Micheli, mentre le risate portano il sigillo di garanzia di Vincenzo Salemme e del suo Bello di papà, un adorabile spettacolo popolato da «figli che non sono più figli e padri che hanno paura di essere padri».

Decisamente ricco, poi, lo spazio riservato ai grandi autori, ai grandi titoli e, giocoforza, alle varie, possibili, parafrasi moderne: ecco, infatti, l’Otello di Shakespeare secondo Roberto Guicciardini (con Sebastiano Lo Monaco), ecco Vestire gli ignudi di Pirandello secondo Walter Manfrè (con Vanessa Gravina), ecco Il sindaco del Rione Sanità di De Filippo secondo Carlo Giuffrè (un affresco, dolorosamente attuale, sulla crisi della società italiana: «Non è forse per la mancanza di giustizia che ci troviamo in questa condizione?») ed ecco, naturalmente, lo storico Arlecchino servitore di due padroni, il capolavoro strehleriano di cui ricorre il sessantesimo anniversario. Insieme al citato Ritter Dene Vosse, prodotto dal Teatro di Roma, il ritorno dell’Arlecchino, prodotto dal Piccolo di Milano, testimonia la volontà della Direzione artistica di rafforzare il rapporto di collaborazione con gli Stabili italiani.

La Stagione di Prosa, ricordiamo, include anche due pietre miliari del repertorio operettistico (Al cavallino bianco e Ballo al Savoy), per «non deludere le attese dell’adorabile moltitudine di friulani appassionati del genere», e la sesta edizione della rassegna A Teatro da Giovanni, dedicata ai bambini, ai ragazzi e alle loro famiglie. Quattro preziosi appuntamenti (Anima blu, Oz nel paese delle meraviglie, Romanzo d’infanzia, Il canto dell’anima) che, per altrettanti pomeriggi domenicali, offriranno ai “piccoli spettatori” un vero e proprio viaggio nella fantasia e nella poesia…

 

 

STAGIONE DI MUSICA E DANZA

 

Anche quest’anno tanti temi diversi nel cartellone musicale, alternando ritorni di grandi amici e presenze nuove, l’attenzione speciale verso alcuni strumenti e le ricorrenze importanti del 2009. Anzitutto i grandi interpreti, protagonisti dei tre recital solistici di questa stagione: una realtà, non un mito, perché concertisti come Murray Perahia, uno dei re del pianoforte nel nostro tempo, e Yo-Yo Ma e Mischa Maisky, pacificamente riconosciuti come i due massimi violoncellisti di oggi, regnano incontrastati nella cultura e negli affetti di milioni di ascoltatori in tutto il mondo ormai da decenni. Il programma di Maisky, con tre delle sei Suites per violoncello di Bach (metà di una possibile integrale), si collega a un altro filone, quello del grande Barocco.

Un altro Bach, con la Passione secondo Matteo, monumento fra i massimi di tutta la storia dello spirito umano, in un’esecuzione di garantita fedeltà storica (Sigiswald Kuijken e la sua Petite Bande); il Messiah di Händel, per ricordare i duecentocinquant’anni dalla sua morte, con Helmuth Rilling e i suoi complessi di Stoccarda, proseguendo un rapporto ormai consolidato fra loro e il nostro Teatro; e le Quattro stagioni di Vivaldi, vertice amatissimo della musica strumentale italiana del Settecento, affidato a interpreti italiani anch’essi dediti alla ricerca della maggior autenticità possibile, Fabio Biondi, direttore e violinista (anche il violino è tra i protagonisti della nostra Stagione), alla testa della sua Europa Galante. Nel loro programma, anche il primo momento dell’omaggio a Haydn, nel secondo centenario della morte, con due pezzi da camera che preparano in qualche modo l’ultimo concerto in abbonamento, quando Filippo Maria Bressan e i suoi complessi ci proporranno la Missa in tempore belli, forse il capolavoro liturgico del grande creatore della civiltà musicale moderna.

Altri complessi sfilano nella stagione avendo come direttore un grande solista: per esempio la Camerata Salzburg, che torna a Udine guidata da uno dei massimi violinisti emersi in campo mondiale negli ultimi anni, Leonidas Kavakos, che sarà invece una nuova conoscenza per il nostro pubblico. Mentre arriva per la prima volta da noi l’Orchestra “Cherubini” (creatura di Riccardo Muti, che l’ha voluta e formata) diretta da Alexander Lonquich, interprete anche di capolavori per pianoforte e orchestra di Schumann e di Beethoven. Già, Beethoven: questa stagione completa l’esecuzione integrale delle sue nove Sinfonie nella storia del Teatro Nuovo, presentandone quattro e collegandosi in particolare con gli ultimi due cartelloni, che avevano compreso le altre cinque. Il momento culminante di questa ricognizione sarà dato certamente dalla Nona sinfonia, affidata alla direzione di Christian Arming, uno dei maggiori talenti che si siano affacciati alla ribalta negli ultimi anni, con l’orchestra e il coro “Verdi” di Milano, a ribadire l’attenzione del nostro teatro per le realtà italiane più dinamiche e originali.

Ma promettono molto anche le tre inserite nei programmi dell’Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia, nei quali abbiamo voluto coinvolgere come direttori nomi nuovi o nuovissimi, ma già solidamente affermati, accanto a solisti eccezionali: Daniel Kawka per la Quarta, con il Pulcinella di Stravinskij, e Massimo Quarta nel Primo concerto di Paganini restituito dopo quasi due secoli alla versione originale, in un programma dedicato al confronto fra classicismo e neoclassicismo; Giampaolo Bisanti per la Sesta, con un pianista di gran razza come Pietro De Maria nel Primo di Chopin; e Jakub Hrusa, che a ventinove anni è già il direttore principale della gloriosissima Filarmonica di Praga, per la Prima, insieme con un’altra giovanissima dalla carriera pirotecnica, Sayaka Shoji, che apre le celebrazioni per i duecento anni dalla nascita di Mendelssohn interpretando la sua pagina più popolare, il Concerto per violino in mi minore.

Ancora Mendelssohn, con due partiture fra le più luminose (Ebridi e Scozzese) è al centro del quarto appuntamento con l’OSFVG, che ha come secondo tema la gioventù, visto che è diretto da un giovane, Fabien Gabel, ha come solista un giovane, il già acclamato Alexander Romanovsky, e ripropone il capolavoro di un giovane, il Concerto per pianoforte Jeunehomme di quel Mozart che figura anche nel concerto di Bressan, accanto al suo amico e mèntore Haydn, con una delle sue sinfonie più belle, la Praga, ribadendo una presenza forte del classicismo viennese in questa stagione.

Del resto è sempre sotto il segno di Mozart che si apre il cartellone lirico, con un’edizione del Flauto Magico prodotta a Treviso e affidata a interpreti di eccezionale prestigio come Diego Fasolis ed Eugenio Monti Colla, con cantanti e complessi specialmente promettenti. Gli altri due titoli ci sono invece portati, proseguendo una collaborazione ormai consolidata, dal Teatro Verdi di Trieste, e sono stati scelti fra i più fulgidi del grande repertorio italiano: Aida di Verdi e La figlia del reggimento di Donizetti, restituita alla sua originale identità di opéra-comique in francese (ma per questa, come per il Flauto magico, ci saranno gli ormai irrinunciabili sopratitoli in italiano).

Anche i tre spettacoli di danza intendono onorare alcune vocazioni ormai ben radicate nella storia del teatro: la modernità, con la compagnia di Pascal Rioult impegnata in tre pièces su musiche di Stravinskij; l’attenzione per i popoli più lontani e diversi, con la sudafricana Cape Dance Company, che per questo suo primo tour in Italia presenta uno spettacolo che applica i linguaggi coreografici più aggiornati alle più antiche tradizioni etniche; il grande repertorio, con la musica di ?ajkovskij per la più bella fiaba di Natale mai raccontata danzando, Schiaccianoci.

Non è danza, ma in molti casi è musica per danza, il repertorio della Strauss Festival Orchester Wien: questi cari e fedeli amici del “Giovanni da Udine” saranno protagonisti, ancora una volta, dell’ormai consueto appuntamento del 31 dicembre, per salutare l’anno che finisce e regalare al pubblico un viaggio immaginario nel cuore della vecchia Vienna.

 

 

SENTITI DA VICINO

 

Continuando su una strada avviata recentemente, cerchiamo di utilizzare più spazi all’interno del nostro Teatro, per renderlo sempre più familiare al pubblico. E quest’anno è nel foyer, opportunamente allestito e attrezzato, che vogliamo ospitare una piccola rassegna di musica d’oggi, concepita anzitutto come momento di incontro e collaborazione con il Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine. L’apertura del ciclo toccherà proprio a loro, agli studenti, con un grande e affascinante classico della musica moderna, Folk Songs, in cui Luciano Berio rivisita e reinterpreta il canto popolare di culture fra loro diverse e lontane. E agli studenti dedicheranno la prima parte delle loro giornate udinesi, con master classes al “Tomadini”, i due compositori che saranno protagonisti di altrettanti incontri, nei quali si potrà davvero sentire da vicino la loro musica e la loro voce: Ivan Fedele, oggi fra musicisti italiani più affermati in campo internazionale (gli è dedicato un concerto preceduto da una prova aperta e da un breve dibattito) e Salvatore Sciarrino, che fra poche settimane sarà oggetto al festival di Salisburgo di un omaggio articolato in nove manifestazioni, “Kontinent Sciarrino”, e che a Udine sarà oggetto di un piccolo convegno e di un recital di uno dei maestri dell’interpretazione contemporanea, il flautista Mario Caroli.

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