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Trieste Film Festival: omaggio a Mario Monicelli

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Un maestro del cinema, Mario Monicelli, uno dei suoi capolavori, La grande guerra con Vittorio Gassman, Alberto Sordi e Silvana Mangano, e le località del Friuli dove il film è stato girato nel 1959: sono questi i principali ingredienti del reportage I sentieri della gloria – In viaggio con Mario Monicelli sui luoghi della grande guerra (2005), ideato e realizzato da Gloria De Antoni – conduttrice e giornalista televisiva, romana di adozione ma spilimberghese di origine – con l’amichevole collaborazione di Oreste De Fornari. Prodotto dalla Cineteca del Friuli con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia – Assessorato alle Attività Produttive e della Friuli Venezia Giulia Film Commission, il film è concepito come un omaggio al padre, insieme a Dino Risi, della commedia all’italiana e salda almeno in parte un debito di riconoscenza nei suoi confronti per aver scelto il Friuli (peraltro teatro dei veri combattimenti fra italiani e austriaci nel conflitto ’15-’18) come set per La grande guerra, ma anche per alcune scene, realizzate nella Laguna di Marano nel 1983, di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno con Ugo Tognazzi.

L’idea di riportare Monicelli sui set friulani per fargli ritrovare, a distanza di diversi decenni, una terra e una comunità segnati nel frattempo anche dalla terribile esperienza del terremoto, è venuta alla De Antoni leggendo alcuni anni or sono il capitolo dedicato a La grande guerra nel volume Il Friuli e il cinema di Livio Jacob e Carlo Gaberscek, pubblicato dalla Cineteca del Friuli nel 1996. L’occasione per la realizzazione del progetto l’ha offerta un doppio anniversario: il 90° compleanno di Monicelli, il 16 maggio, e i 90 anni dall’ingresso dell’Italia nel primo conflitto mondiale.

Le riprese sono state realizzate all’inizio di luglio 2004 a Sella Sant’Agnese nel comune di Gemona, a Venzone, a Palmanova, a Marano Lagunare e sulla linea ferroviaria Sacile-Gemona. Nel corso di quattro frenetici giorni, con la pioggia e con il sole, Monicelli e la De Antoni seguiti dalla troupe si sono divertiti ad incontrare, a scambiare battute e anche a ricostruire scherzosamente un paio di scene della Grande guerra con alcune delle comparse del tempo, tra cui la “spia austriaca”, al secolo Renzo Fornera, che viene fucilata nella sequenza divenuta poi famosa come modello di piano-sequenza e come tale citata in molti manuali di cinema.

Ad accompagnare Monicelli in questo viaggio-pellegrinaggio c’erano anche lo scenografo di allora Mario Garbuglia, che in Friuli aveva già lavorato in qualità di autore delle scenografie di un altro capolavoro, Addio alle armi (1957) di Charles Vidor, con Rock Hudson e Jennifer Jones; il cinefilo-archeologo Carlo Gaberscek e il direttore della Cineteca del Friuli Livio Jacob, che hanno fatto da consulenti per le riprese.

Il film però non si esaurisce qui. Un paio di mesi dopo, in studio a Roma, Mario Monicelli e Gloria De Antoni rivedono e commentano le immagini girate in Friuli. I continui spostamenti nello spazio e nel tempo, abilmente intrecciati nel montaggio di Letizia Caudullo, danno ritmo e fluidità al racconto, mentre l’arguzia e l’ironia delle osservazioni di Monicelli, garbatamente sollecitate dalla De Antoni, gli danno insieme levità e spessore, creando altresì quell’alternanza di toni leggeri e momenti più riflessivi tipica della commedia monicelliana.

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