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Udine: Fontanini invita i friulani a non pagare il canone RAI

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fontanini“Il canone della Rai non va pagato. Invito i cittadini del Friuli all’obiezione fiscale”. Lo ha detto oggi il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini (Lega Nord), in una conferenza stampa. “E’ inaudito infatti – ha spiegato il presidente – che la Rai da un lato non osservi una legge dello Stato che impone le trasmissioni in lingua friulana e, dall’altro, chieda un aumento del canone. I friulani – ha detto Fontanini – si debbono ribellare. Io ho sempre pagato il canone ma adesso non lo farò più e invito i friulani a non farlo. In un momento di difficoltà dell’economia – ha concluso Fontanini – l’aumento del canone Rai è inaudito”. Fontanini ha parlato anche dell’Imu precisando che “é una tassa comunale. So che alcuni sindaci in Veneto hanno invitato all’obiezione fiscale, ma su questo punto noi stiamo ancora discutendo. Ma un’obiezione fiscale anche a questa tassa il cui ricavato per il 50% andrà a Roma non è da escludere” ha concluso. (ANSA)

com stampa provincia Udine – Non bisogna abolire le Province ma accorpare quelle più piccole. E quando soprattutto i piccoli Comuni debbono rivolgersi alla Regione o allo Stato, la Provincia rappresenta un vantaggio. Sono solo alcune delle risposte al sondaggio realizzato dall’Upi nazionale e presentato a Roma agli inizi di dicembre dal quale ha preso le mosse la conferenza stampa di fine anno convocata a palazzo Belgrado dal presidente del Consiglio Marco Quai e al quale ha preso parte anche il presidente on. Pietro Fontanini.
«Se di taglio dei costi della politica e della macchina amministrativa si deve parlare, in un momento come quello attuale dove trasversalmente siamo tutti chiamati ad essere responsabili, essendoci gli strumenti – ribadisce Fontanini –, non vedo perché si debba attuare un taglio indiscriminato e non una “chirurgia” precisa degli sprechi. In Friuli Venezia Giulia la strada da percorrere è una sola: visto che quattro Province sono troppe bisogna costituire la grande Provincia le Friuli da un lato costituita dagli attuali enti intermedi di Udine, Gorizia e Pordenone e la Città metropolitana composta dall’attuale Provincia di Trieste (fino a Monfalcone compresa) dall’altro. Bisogna stare infatti molto attenti a una cosa: presi dall’urgenza della crisi non si può perdere di vista l’importanza di avere degli enti intermedi soprattutto in vista della ripresa. Il mondo dell’economia dovrà correre veloce e per questo avrà bisogno di una macchina amministrativa in grado di essere all’altezza. In questo periodo, dunque, dovremo eliminare tutti gli enti veramente inutili dove i Cda costano più del braccio operativo e che, non essendo soggetti alla “prova del voto”, possono fare un po’ quello che gli pare, certi che non rischiano la bocciatura delle urne. Non possiamo pensare che le cose restino come sono». E su questo tema secca la posizione del Presidente Fontanini sull’operato della Regione che «dorme e non sente». Accusa precisa lanciata al Consiglio in primis e ovviamente ai partiti li rappresentati. Sulla proposta lanciata dal presidente della Regione di interrogare i cittadini con un referendum, Fontanini non si dice contrario «ma è necessario che prima esprimano la propria posizione gli amministratori regionali».
Fontanini ha poi stigmatizzato la protesta romana dei nostri sindaci. «Sono rimasto basito dal loro atteggiamento. Sulle casse degli enti locali i tagli della Regione hanno pesato solo dell’1,7%. Va ribadito altresì che, dal 1996 la Regione si finanzia praticamente in toto in maniera del tutto slegata da Roma per cui non ho proprio capito il livore manifestato dai sindaci friulani».
Per Quai «è insensato dal punto di vista istituzionale che il tema dell’abolizione delle Province, che ha un impatto profondo sulla forma di stato prevista dalla Costituzione, sia inserito in una legge ordinaria che ha l’obiettivo di salvaguardare le finanze pubbliche: non ci sono né i presupposti di necessità e di urgenza, né si determinano risparmi di spesa. Al contrario – ha proseguito Quai -, la scelta di abolizione delle Province ingenera confusione, pone nel caos le amministrazioni territoriali che oggi dovrebbero essere in prima linea a cercare di dare risposte alla crisi. Secondo i risultati di uno studio realizzato di recente dalla Bocconi – ha sottolineato Quai – l’abrogazione delle Province con conseguente trasferimento delle loro competenze genererebbe un aumento dei costi, non certo una diminuzione. Quanto ai costi dell’apparato politico provinciale – la media è quella nazionale – è l’1,4% dell’intera spesa corrente dell’ente. Poca cosa per pensare che la loro eliminazione possa salvare i destini dell’economia del Paese. La Provincia di Udine – ha continuato Quai – è stata istituita nel 1797 da Napoleone Bonaparte, dal 1866 è nel Regno d’Italia. Palazzo Belgrado ne è la sede dal 1891: ritengo dunque che si tratti di un ente cha ha dimostrato nei secoli di essere capace di ottimizzare il rapporto costi dell’ente e benefici per i cittadini».
La conferenza è stata anche l’occasione per riassumere l’attività svolta dal Consiglio nel corso del 2011. Nell’anno che sta per volgere al termine ci sono state 9 sedute nel corso del quale sono state approvate 48 delibere, evase 13 comunicazioni del Presidente, 19 question time, sono stati approvati 2 ordini del giorno ed è evasa un’interpellanza e 6 interrogazioni a risposta orale.
Quanto alle sette Commissioni consiliari permanenti, nel 2011 ci sono state 9 sedute della commissione infrastrutture e grandi opere, 15 di quella ambiente, energia, caccia e pesca; si sono riunite 13 volte la commissione bilancio e 3 volte la commissione turismo e attività produttive; 11 volte la commissione politiche per la famiglia e politiche sociali, 9 volte la commissione statuto, 8 quella vigilanza e controllo. 12 in tutto le riunioni della Conferenza dei Capigruppo e dell’Ufficio di presidenza.

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