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chip al silicio

Un progetto che lega agricoltura, mostre virtuali, impatto ambientale e utilizzo delle aule universitarie ma anche una dorsale in fibra ottica. Il Ditedi di Udine, una nuova tappa del viaggio di Wired.it tra i distretti tecnologici italiani

10 agosto 2011 di Alessio Lana – Agricoltura, mostre virtuali, impatto ambientale e utilizzo delle aule universitarie. Questi quattro settori molto diversi tra loro hanno in comune la tecnologia ma soprattutto Demo Center, gara competitiva dedicata alle startup organizzata dal Ditedi, il Distretto delle Tecnologie Digitali del Friuli Venezia Giulia.

Grazie a questo programma, nel triennio 2011-2013 queste quattro idee otterranno un contributo che va dai 15 ai 7 mila euro. Si tratta di Agrimaster, un portale per la raccolta e la sintesi dei dati relativi alla semina e alle concimazioni da parte delle aziende agricole, Digicorp, un sistema per la raccolta di informazioni sull’inquinamento aereo, Easy staff, programma per la gestione e la pianificazione delle aule univeristarie e Dermap, portale per la realizzazione di eventi virtuali.

Ma non solo. Il 17 maggio il distretto ha dato il via al progetto preliminare per la realizzazione di una dorsale in fibra ottica. Un’opera importante, che impegnerà 230mila euro e che entro la fine del 2011 “porterà Udine ad essere il primo capoluogo di provincia ad essere completamente cablato in Italia, nonché uno degli esempi migliori in questo ambito in tutta Europa”, come affermato dall’assessore Paolo Coppola.

Tutte queste energie ottengono nuovo nutrimento da questa nuova realtà nata nel 2007 a Tavagnacco, piccolo comune in provincia di Udine, che ha come terreno d’elezione l’ICT, l’ Information and communications technology, grande comparto che racchiude i sistemi informatici, i software e le telecomunicazioni fisse, mobili e satellitari.

Tra i suoi punti di forza il distretto ha il legame con il territorio e soprattutto con le sue diverse componenti distintive: la numerosità e la rilevanza delle imprese del settore ICT, il polo scientifico dell’Università degli Studi di Udine, il Parco Scientifico e Tecnologico di Udine con i suoi diversi compartimenti ma anche l’incubatore Techno Seed, l’acceleratore Techno Growth e il progetto ICT e Hi-Tech.

Lo scopo è indirizzare queste energie per andare oltre i limiti geografici. Dopotutto, sviluppare un sistema integrato di relazioni e conoscenza che possa essere esportato nel resto d’Italia e del mondo è l’unica condizione per la sopravvivenza e la crescita di tutte le realtà nazionali.

Il distretto infatti sta lavorando alla realizzazione di un network che leghi imprese, enti territoriali e centri di ricerca attraverso gli strumenti che hanno fatto la fortuna della Silicon Valley: prima di tutto la creazione di nuova imprenditorialità, un primo passo per lo sviluppo di progetti di ricerca e innovazione finanziabili attraverso le leggi regionali, e poi la promozione della creazione di centri di eccellenza e lo sviluppo di reti internazionali per l’attrazione dei principali player del settore. Un circolo virtuoso che ha come ricaduta lo sviluppo economico delle imprese di tutta la Regione e forse la nascita della prossima valle del silicio.

Fonte: WIRED

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