Aperitivo a Grado

Udine: Paradoxa porta tre artisti coreani a Udine – dal 21 luglio 2018

Si concluderà con una mostra dedicata all’arte contemporanea della Corea del Sud, la trilogia espositiva Paradoxa presso Casa Cavazzini – Civici Musei di Udine. Questa edizione è prodotta dal Comune di Udine, con la collaborazione di ERPACRegione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Far East Film Festival e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine. L’inaugurazione, aperta al pubblico, è fissata per venerdì 20 luglio alle ore 18.00.

Ad esporre dal 21 luglio al 14 ottobre 2018 negli spazi di Casa Cavazzini, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine, tre artisti coreani: Yee Sookyung, Park Chang-kyong e Kyung-ah Ham. Molto affermati in patria e già apprezzati anche a livello internazionale (Yee ha appena partecipato alla scorsa Biennale di Venezia), i tre artisti invitati proporranno opere di scultura, arte tessile, pittura e video arte, lavori densi di riferimenti alla cultura coreana tradizionale, ma anche alla delicata attualità che ha visto la penisola coreana al centro di tensioni politiche mondiali, con una fase di distensione appena avviata dall’incontro di Singapore.

Avviatosi nel 2016, Paradoxa è un progetto espositivo triennale, organizzato dai Civici Musei di Udine e curato da Denis Viva, teso ad investigare le forme attuali dell’arte contemporanea dell’estremo oriente, rintracciandovi i temi del paradosso e della contraddizione, in una globalizzazione crescente che ha reso sempre più protagonista quell’area asiatica. Dopo aver condotto il visitatore alla scoperta degli artisti nipponici nel 2016 e dei creativi cinesi nel 2017, la rassegna triennale quest’anno fa virtualmente tappa in Corea, concludendo quell’esplorazione avviata in abbinamento al Far East Film Festival. Il focus di questa edizione sarà sul controverso tema dell’identità nazionale e del rapporto con la tradizione della cultura coreana, che da decenni vive imprigionata in un dualismo politico che contrappone i regimi più chiusi, retaggio della storia politica del Novecento, alle politiche più aperte e dinamiche verso l’estero. Una mostra che ben si lega al momento attuale ed alle complesse dinamiche in atto tra l’Occidente e il regime di Kim Jong-un, e che cerca di fornire al pubblico spunti di riflessione attraverso lo sguardo di tre insider d’eccezione.

Nati tutti negli anni ’60 ed attivi sulla scena culturale coreana dai primi anni Novanta, i tre artisti in mostra sono accomunati dalla forte intensità con cui cercano un dialogo con la cultura tradizionale coreana ed ingaggiano al contempo un confronto con la storia recente e con la cronaca del paese estremo orientale ancora oggi diviso.

Nella produzione di Yee Sookyung (1963), centrale è la rielaborazione di tecniche e motivi iconografici delle antiche credenze religiose coreane e la loro traduzione in forme nuove e contemporanee. L’opera The Other Side of The Moon (2014) è costituita da una serie di frammenti di ceramica invetriata nera – proveniente dalla Corea del Nord – ricomposti e rifiniti nei punti di giuntura con oro a 24K. La scultura fa parte della serie Translated vase, esposta alla Biennale di Venezia, realizzata recuperando materiali di scarto preziosissimi – porcellane distrutte dei sapienti maestri ceramisti coreani – ricongiunti ad hoc come in puzzle culturale. In coreano, le parole ‘crepa’ e ‘oro’ hanno lo stesso suono, geum. Le opere di Yee sono così metafora della vita, della capacità di integrare le difficoltà e mettere in valore la sofferenza.

La ricerca artistica di Park Chan-kyong (1965) – fotografo, regista ed artista visivo – si fonda intorno al tema della memoria storica rispetto al rapido processo di modernizzazione del suo paese, esposto a forti contaminazioni e ingerenze occidentali. Il video Child Soldier (2017) è realizzato montando una serie di fotografie in 35mm. Protagonista è un bambino-soldato nord-coreano, immortalato mentre vaga armato nel bosco, senza meta e scopo preciso. L’intento dell’artista è scardinare l’immagine stereotipata dell’esercito coreano, umanizzandola. Ai toni militaristi ed ideologici della propaganda, Park contrappone la verità disarmante: il nemico è, semplicemente e innanzitutto, un altro essere umano. Come filmmaker e montatore cinematografico, l’artista ha affiancato il fratello – il noto regista e sceneggiatore Park Chan-wook – conquistando l’Orso d’Oro alla Berlinale 2011 per il miglior cortometraggio, con l’ horror fantasy Paranmanjang (Pesca notturna).

Kyungah Ham (1966) sperimenta i più disparati media, affidandosi spesso all’interazione con altre maestranze artigianali. Nel suo corpus creativo è forte il riferimento alle tematiche socio-politiche ed alla questione della libertà d’espressione. L’opera What You See is the Unseen – Five Chandeliers for Five Cities (2015) è un arazzo di grandi dimensioni, realizzato da ricamatrici nord-coreane che l’artista ha ingaggiato clandestinamente. Gli schizzi consegnati loro da Kyungah sono colmi di occulte frasi slang, immagini pop, testi di canzoni ed altri contenuti occidentali censurati dal regime che le artigiane hanno riportato, mimetizzato, nel filato. Al di là dell’apparenza fisica del ricamo, la vera materia prima dell’opera è la comunicazione che aggira la censura.

Giunta alla sua ultima edizione, Paradoxa ha trovato ad Udine terreno fertile, con un pubblico sensibile e ricettivo, curioso di approfondire nuovi aspetti della cultura e della società asiatica. La città friulana, del resto, accoglie da ormai 20 anni il Far East Film Festival, il più grande festival europeo del cinema asiatico, rendendo familiare l’estremo oriente qui in Friuli, nell’oriente italiano.

«Le espressioni artistiche dell’estremo Oriente hanno profondamente affascinato il pubblico europeo per i temi trattati, per quell’alone di mistero che esse racchiudevano, per la perizia tecnica delle realizzazioni. Con la rapida evoluzione della tecnologia e delle relazioni internazionali il dialogo tra Oriente e Occidente è divenuto sempre più frequente ed intenso anche in campo artistico e sempre più numerosi artisti del far east, con le loro opere, oggi influenzano direttamente la nostra realtà» ha commentato Fabrizio Cigolot, Assessore alla Cultura del Comune di Udine. «La rassegna ha il merito di presentare uno spaccato significativo di generi e linguaggi della scena contemporanea coreana, opere di grande impegno anche civile, che invitano alla riflessione e al dialogo».

<<Questa edizione>> – come ha ricordato il curatore della mostra, Denis Viva, docente di storia dell’arte contemporanea e pratiche museali alle Università di Udine e Trento – <<si contraddistinguerà per la sua sensibilità ai fatti politici. Mai, credo, in Italia si è sentito parlare così tanto di Corea e mai, ritengo, è stato così necessario volgere lo sguardo all’arte di quel paese: l’unica che, al di là dei toni sensazionalistici e dell’altalenarsi diplomatico, ci offre una riflessione sedimentata, profonda, capace di restituirci l’esperienza di vivere in un paese diviso>>.

La mostra sarà visitabile dal 14 luglio al 14 ottobre, da martedì a domenica, dalle 10.30 alle 19, orario continuato. Percorsi assistiti in mostra a cura di Altreforme.

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