120.375 visitatori per “L’età di Courbet e Monet”

villa manin
A pieno titolo, il Presidente della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, l’assessore alla cultura della stessa Regione, Roberto Molinaro e il Commissario straordinario dell’Azienda Speciale Villa Manin, Enzo Cainero, parlano di “scommessa vinta”. Dopo alcuni anni in cui Villa Manin era, di fatto, uscita dai circuiti, vi è rientrata alla grande con la prima delle mostre internazionali affidate a Marco Goldin. Lo dimostrano i dati: “L’età di Courbet e Monet” è stata ammirata da 120.375 visitatori, con una media giornaliera di 750 persone per ciascuno dei 160 giorni di durata dalla mostra.
Decisamente dati eccellenti per una sede magnifica ma non proprio tra le più facilmente raggiungibili dai grandi centri italiani. Anzi, va detto, assolutamente decentrata nel mezzo della campagna della Bassa friulana. A maggior ragione quindi il numero di visitatori assume contorni di straordinarietà.
E ancora, i giorni più visitati sono stati il 7 marzo con 3901 visitatori; il 6 marzo con 3452 visitatori e il 28 febbraio con 3316 visitatori. Nella settimana più visitata, quella dal primo al sette marzo
, i biglietti staccati sono stati ben 14.788. Da notare che un quarto dei visitatori è dato da pubblico organizzato (scuole e gruppi), mentre tutto il resto (il 75%) è dato da persone singole, in coppia o piccoli gruppi. Il che dimostra che vi è ancora un grande bacino, quello dei gruppi, a cui attingere per il programma futuro e così ulteriormente aumentare il numero degli utenti. A cominciare dalla mostra dedicata alla famiglia di grandi friulani, i Basaldella, dal 27 marzo, ma soprattutto dalla attesissima mostra autunnale “Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento”, dal 25 settembre.
Proprio perché si è trattato principalmente di visitatori singoli, le prenotazioni si sono attestate al 30% del totale del pubblico, con un grande incremento di prenotati nell’ultimo mese, quando ha cominciato a farsi strada in modo maggiore tra il pubblico stesso l’idea di prenotare. Mai infatti a Villa Manin nelle mostre precedenti era stato possibile prenotare in anticipo la visita. Tra i prenotati, i primi dodici territori numericamente più consistenti si sono dimostrati essere Udine, Pordenone, Estero (Slovenia, Croazia, Austria, Germania, Svizzera, Francia, Stati Uniti), Trieste, Venezia, Gorizia, Treviso, Padova, Vicenza, Bologna, Belluno, Milano, ma prenotazioni si sono avute da ben 67 diverse province. Il dato più interessante che emerge da questo lungo elenco riguarda l’estero, che si è dimostrato essere il terzo “cliente” di Villa Manin, e in modo particolarissimo Croazia, Austria e soprattutto Slovenia, presente in massa a Villa Manin. In alcune giornate è stato calcolato che almeno la metà dei visitatori provenisse da Lubiana e dintorni. I principali quotidiani sloveni, “Delo” in testa, hanno dedicato numerosissimi articoli alla rassegna svoltasi nella residenza dogale. Un dato che conferma prima di t
utto gli auspici pre-mostra su queste provenienze e che dimostra come la centralità di Passariano rispetto al territorio Alpe – Adria sia una carta che verrà spesa con ancora maggiore determinazione nell’imminente futuro. Un ultimo dato: tra cataloghi e guide brevi, il book shop ha venduto la bellezza di 13.100 pezzi.

Mentre le opere di questa mostra stanno tornando ai musei di origine, gli allestitori sono al lavoro per il cantiere del prossimo appuntamento espositivo di Villa Manin. Anche quest’anno, la mostra di primavera è dedicata ad un autore “di territorio”. Lo sorso anno fu Zigaina, quest’anno è la famiglia dei Basaldella, Dino, Mirko e Afro, proposti tutti insieme in una colossale retrospettiva con 170 opere in totale, a oltre vent’anni di distanza rispetto a quella che la Galleria d’arte moderna di Udine dedicò loro nell’ormai lontano 1987. Con l’obiettivo di aggiornarla con quanto di nuovo si è scoperto nel frattempo su di loro e anche con la presentazione di alcuni inediti di Afro e di Mirko.
La mostra “I Basaldella. Dino, Mirko, Afro”, fortemente voluta dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’Azienda speciale Villa Manin, è curata da Giuseppe Appella, Fabrizio D’Amico, Marco Goldin e organizzata da Linea d’ombra. Sarà ospitata a Passariano dal 27 marzo al 29 agosto 2010. Da notare come in questi ultimi anni mostre, anche importanti, in Italia e nel mondo, dedicate ai tre artisti, figli di Leo Basaldella, pittore decoratore udinese, morto per causa di guerra nel ’19, non siano certo mancate. Molte su Afro (1912-1976), meno numerose ma altrettanto importanti su Dino (1909-1977) e su Mirko (1910-1969). La pubblicazione del catalogo generale dell’opera di Afro ha fatto emergere opere prima sconosciute e gli studi hanno offerto motivi di grande interesse, a rendere ancora più affascinante e magmatico il g
ià complesso “mondo dei Basaldella”.
Questa ampia mostra si prefigge di fare sintesi di tre personalità tanto autorevolmente e diversamente complesse, presentandole attraverso circa centosettanta opere, dalle più note a quelle sino ad oggi mai esposte al pubblico e di notevole interesse.
Il percorso espositivo ripercorre l’intera vicenda artistica dei tre fratelli, dagli esordi comuni a Udine nell’ambito della “Scuola friulana d’avanguardia”, agli anni spesi a Monza e a Milano, a quelli romani, dove Afro e Mirko si stabiliranno, pur con frequenti, rinnovati e operosi soggiorni nella terra natale; fino, per ciascuno dei tre, agli anni della maturità e a quelli tardi.

Mentre la mostra su Afro e i fratelli Basaldella si propone come la più interessante e nuova mai realizzata sulla celebre famiglia di artisti, per la mostra autunnale Marco Goldin, in accordo con Regione Friuli Venezia Giulia e Azienda Speciale Villa Manin, ha deciso di puntare sulla pittura dei Paesi scandinavi, partendo da una sostanziale monografica sul più noto degli artisti di quell’ambito, naturalmente Edvard Munch. Di lui, a Villa Manin, saranno riunite 40 opere tra dipinti e carte, comprese alcune delle più celebri.
Accanto ai 40 Munch, la mostra – intitolata non a caso “Munch e lo spirito del Nord” – propone altri 80 dipinti, taluni di grandi dimensioni, a rappresentare la pittura in Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca nel secondo Ottocento, quella pittura su cui indiscutibilmente aleggia “lo spirito del Nord”.
Le 120 opere totali che compongono questa imponente esposizione di studio e nuova conoscenza, provengono specialmente dai maggiori Musei scandinavi ma anche da alcuni altri Musei sia europei che americani. Prioritariamente dedicata al paesaggio, la mostra esplora con opere fondamentali anche i temi del ritratto e della figura.

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