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40 ANNI SISMA: SERRACCHIANI, ALPINI FONDAMENTALI NELLA RICOSTRUZIONE

Gemona del Friuli (Ud), 17 set – I cantieri di lavoro istituiti
dall’Ana (Associazione nazionale alpini) furono fondamentali per
la ricostruzione e per legare ancora di più nell’affetto gli
alpini con il Friuli. Un ringraziamento, quindi, all’associazione
che si mosse per prima per intervenire a favore delle popolazioni
colpite dal sisma del ’76”.

Lo ha affermato la presidente della Regione Friuli Venezia
Giulia, Debora Serracchiani, in occasione della cerimonia per
ricordare la memoria delle quasi mille vittime e dei ventinove
alpini – artiglieri e genieri della Brigata Julia – deceduti nel
crollo della caserma “Goi Pantanali” a Gemona del Friuli il 6
maggio del 1976 a cui è preceduto, nella sala consiliare del
municipio, il “raduno degli 11 cantieri di lavoro” dell’Ana per
commemorare il 40mo anniversario del terremoto del Friuli.

Presenti alle due cerimonie anche l’onorevole Giuseppe
Zamberletti, il primo cittadino di Gemona Paolo Urbani, Ivo Del
Negro, vicepresidente sezione Ana Gemona del Friuli, i membri del
Consiglio direttivo nazionale Ana con il presidente Sebastiano
Favero.

“Nell’organizzare le celebrazioni per il quarantennale del sisma
– ha osservato Serracchiani – non potevamo immaginare quanto
sarebbe stato attuale il tema del terremoto; purtroppo lo è stato
e il modo migliore per commemorare questi nostri quarant’anni, la
nostra ricostruzione e per capire quanto il modello Friuli debba
essere messo a disposizione dell’Italia intera, è proprio quello
di ricordare cosa stiamo facendo nei luoghi colpiti dal sisma
nell’Italia Centrale”.

La presidente ha evidenziato l’intervento infrastrutturale della
Protezione civile regionale nell’Italia Centrale ovvero “il ponte
della rinascita così come l’hanno chiamato ad Amatrice, prima
opera del dopo sisma” e le ulteriori prossime azioni concrete che
la porteranno lunedì ad Amatrice e ad Accumoli per la consegna
dei moduli donati dall’impresa di Buttrio Danieli spa che
“vedranno impegnati gli uomini della nostra protezione civile per
metterli a disposizioni delle aziende agricole delle aree
terremotate e consentiranno agli agricoltori di restare vicini ai
loro allevamenti e alle loro case – ha precisato -; un’azione
concreta che richiama il nostro modello di ricostruzione. Il
nostro esempio potrà essere di enorme aiuto anche per le
popolazioni dell’Italia Centrale”.

Sul punto, un plauso su quanto sta facendo la Regione è arrivato
dall’onorevole Zamberletti: “voi portate degli strumenti per
evitare lo sradicamento perché – ha chiarito – il pericolo, dopo
un terremoto, è la morte della comunità che si regge su
un’economia, a volte fragile, ma se si allontanano la persone e
muore quell’economia, le comunità non rinascono più” e ha
ricordato quello che si fece in Friuli nel 76 consentendo a chi
aveva attività produttive di risiedere in loco.

Serracchiani ha ribadito, inoltre, il significato del modello
Friuli che “rappresenta quel senso di corale comunità che siamo
riusciti ad essere con una reazione pronta, importante, nuova e
innovativa” e ha poi ricordato la nascita della Protezione
civile.

“La comunità gemonese – ha dichiarato, invece, Urbani – è stata
capitale del terremoto e della ricostruzione, oggi è capitale
della solidarietà e risponde “presente”, all’appello delle
popolazioni terremotate” facendo proprio un motto degli alpini.

Ivo Del Negro, vicepresidente sezione Ana Gemona del Friuli, ha
espresso soddisfazione “per l’opportunità di ospitare qui a
Gemona il raduno degli 11 cantieri con la presenza di alcuni di
quei volontari che furono in prima linea ad aiutare i friulani
fra il ’76 e il ’77. In quel periodo 15mila alpini – ha
proseguito – hanno lavorato in questi cantieri riparando 76
edifici pubblici, 3200 case, 63.000 mq di tetti per 108 mila
giornate di lavoro”. Cantieri che per Del Negro rappresentano “il
primo gruppo organizzato, l’embrione della Protezione civile”.

La cerimonia ha voluto ricordare l’eccezionale lavoro svolto dai
volontari alpini nei cantieri di Magnano in Riviera, Attimis,
Buja, Gemona del Friuli, Villa Santina, Majano, Moggio Udinese,
Osoppo, Cavazzo Carnico, Vedronza e Pinzano, subito dopo il
sisma. L’Ana, infatti, fu presente nei luoghi colpiti dal
terremoto per portare un immediato aiuto alle popolazioni
friulane tanto che l’allora presidente nazionale Franco
Bertagnolli, propose per queste operazioni, l’istituzione dei
cantieri di lavoro, coinvolgendo le sezioni del Centro Nord
Italia.

L’Ana, come ha illustrato ancora Del Negro, venne scelta –
tramite un accordo di donazione – dal Congresso degli Stati Uniti
come referente per l’attuazione del programma “Agency of
International Development” di aiuti al Friuli. Vennero costruiti
centri residenziali per anziani e scuole in numerosi Comuni del
Friuli, per un importo complessivo di circa 53 miliardi di lire.
ARC/LP/ppd

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