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74.000 i pensionati del Fvg che nel 2017 riceveranno la quattordicesima mensilità

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Saranno 26.000 i pensionati del Fvg che nel 2017 riceveranno per la prima volta la quattordicesima mensilità, portando a 74.000 il totale dei beneficiari. Queste le anticipazioni del dipartimento previdenza dello Spi nazionale, pienamente in linea con le stime già rese note a livello regionale dallo Spi-Cgil. A renderlo noto il segretario regionale dello Spi Ezio Medeot, nel corso del direttivo della categoria, tenutosi questa mattina a Udine. Per i nuovi beneficiari, i pensionati di reddito compreso tra i 750 e i 1.000 euro mensili, gli importi in pagamento a luglio del prossimo anno saranno rispettivamente di 336, 420 e 504 euro (a seconda dell’anzianità contributiva), mentre quelli al di sotto dei 750 euro di reddito, già titolari della quattordicesima, godranno di un aumento che la innalzerà ai nuovi importi di 437, 536 e 654 euro, sempre graduati in base agli anni di contributi versati.
L’altra buona notizia per i pensionati, sempre derivante dall’accordo sindacati-Governo del 28 settembre scorso, recepito nel disegno di legge di stabilità 2017, riguarda l’estensione della no-tax area a 8.125 euro per tutti i pensionati, contro gli attuali tetti di 7.750 per i pensionati under 75 e 8.000 per quelli dai 75 anni di età. In virtù dell’innalzamento saranno complessivamente 66.000 i pensionati del Fvg completamente esentati dall’Irpef e dalle addizionali, oltre 4.000 in più rispetto alla situazione attuale. Per i nuovi beneficiari, 4.000 appunto, il risparmio massimo sfiorerà i 200 euro. Ma dell’innalzamento della soglia di detrazione godranno, sia pure in misura minore, altri 288mila pensionati della nostra regione, sia pure con detrazioni fiscali molto più contenute e che si ridurranno progressivamente fino ad azzerarsi alla soglia reddituale dei 55.000 euro.
«Queste misure, se confermate in sede di approvazione della Finanziaria, segnano una prima inversione di tendenza dopo lunghi anni in cui i pensionati hanno subito un progressivo, sensibile calo del proprio potere d’acquisto», dichiara Medeot, sottolineando però che con l’accordo del 28 settembre si è chiusa solo la prima fase del confronto. «Con l’inizio del 2016 – aggiunge Medeot – incomincerà la fase due, che dovrà portare risposte sulle questioni irrisolte. A partire dalla riforma della legge Fornero, dal momento che Ape e Ape social rappresentano soluzioni estremamente parziali all’esigenza di una maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione. A chiedere un intervento più deciso non sono soltanto i lavoratori in età matura, con particolare riferimento alle categorie più disagiate ed esposte al rischio di licenziamento, ma anche i giovani disoccupati e precari, che stanno pagando un prezzo pesantissimo alla rigidità del sistema pensionistico».

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