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A rischio chiusura 1.300 aziende in regione

Pavan: “A rischio chiusura 1.300 aziende in regione. Confcommercio molto preoccupata” In Italia, fa sapere il presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli, ci sono 20mila negozi a rischio. In Friuli Venezia Giulia il saldo tra le imprese che hanno aperto e quelle che hanno chiuso, tra gennaio e settembre 2009, è negativo: -997 (2275 iscritte, 3272 cessate) per le sole imprese dei servizi (commercio, turismo, trasporti, spedizioni, intermediazioni). “E per fine anno non saranno meno di 1.300, con una pesante ricaduta occupazionale”. Numeri, quelli del presidente regionale Giuseppe Pavan particolarmente preoccupanti. La crisi non è finita, la ripresa non si coglie ancora, per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi è vero e proprio allarme.
Pavan, a proposito del -1.300, fa riferimento al saldo negativo tra aperture e chiusure stimato in Friuli Venezia Giulia a fine anno. Una stima che si fonda sul dato a settembre, spiega, “integrato con le valutazioni che abbiamo condiviso con particolare preoccupazione in una recente riunione di Confcommercio regionale, alla presenza dei presidenti provinciali che hanno trasmesso sensazioni comuni. Purtroppo, nulla che assomigliasse all’impressione della fine del tunnel”.
La crisi, sottolinea Pavan, “ha certamente colpito le grandi imprese ma le più penalizzate sono senz’altro le piccole aziende, l’ossatura fondamentale del tessuto economico regionale”. E’ una fase “delicatissima”, insiste il presidente di Confcommercio Fvg. “La nostra confederazione – sottolinea – è vicina alle problematiche delle imprese ma è costretta a prendere atto che la situazione è molto grave. Le aziende sul confine, in particolare, vedono aggiungersi nuove difficoltà a quelle già esistenti legate alla concorrenza, non sempre leale, sul territorio. Molti altri nuclei storici subiscono poi a cascata la crisi dei poli industriali. La chiusura delle industrie, la messa in mobilità, i licenziamenti si riflettono negativamente sui nostri settori, soprattutto su negozi, esercizi pubblici e alberghi”.
Che fare? Come reagire? “Diamo atto alla Regione di essere intervenuta – afferma Pavan –. Lo sforzo della politica deve riguardare però anche il necessario snellimento degli iter burocratici attuativi, e spesso gli interventi arrivano in ritardo rispetta all’urgenza dell’imprenditore. Insisteremo dunque nel nostro pressing sulla giunta Tondo affinché le sue misure si possano concretizzare in tempi più rapidi. Al tempo stesso chiederemo che si mettano in cantiere scelte decisive, che mostrino lo stesso coraggio con cui gli imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi stanno gestendo questi mesi di estrema difficoltà. Lo fanno evitando al minimo, e solo quando indispensabile, gli interventi di contenimento del personale. I nostri collaboratori sono un investimento su cui fondare l’auspicata ripresa. Certo è che non possiamo nasconderci dietro a un dito: l’ottimismo, tipico delle categorie che rappresentiamo, non viene meno. Ma, al tempo stesso, non facciamo finta di non vedere che le nostre imprese vivono un momento di grave difficoltà”.

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