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Alberto Angela star ad Aquileia, vince il festival l’Egitto

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Vince l’ottava edizione dell’Aquileia Film Festival organizzato dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva, il docu-film di produzione francese “Alla scoperta del tempio di Amenhophis III che documenta le spettacolari scoperte che hanno coronato le ricerche condotta dall’egittologa Hourig Sourouzian. Secondo classificato il docu-film di produzione tedesca “Tesori in cambio d’armi” e terzo il francese Alle origini di Angkor che documenta la scoperta grazie alla tecnologia degli aerolaser, di interi quartieri di una città sepolta nella giungla cambogiana, forse l’antica Mahendraparvata.
Star della serata di ieri Alberto Angela, da anni amico del festival, che ha calamitato l’attenzione di oltre 2000 persone e ha conversato con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, spaziando dall’archeologia ferita agli anedotti tratti dal backstage dei suoi set, dalla concezione dell’amore e sesso degli antichi romani fino ai giorni nostri.
Stamattina Alberto Angela, che lo scorso anno ha girato un’intera puntata di Ulisse ad Aquileia allestendo set nei luoghi simbolo dell’antica città, ha visitato insieme al direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi la nuova area recentemente inaugurata della domus e palazzo episcopale apprezzando particolarmente l’opportunità che offre di attraversare quattro secoli di storia grazie alla sovrapposizione di di livelli pavimentali di diverse epoche.
Stasera sabato 29 luglio alle ore 21.00 ultima serata legata a filo doppio al tema dell’archeologia ferita e alla mostra “Volti di Palmiera ad Aquileia” con la prima del film sottotitolato in italiano, “The destruction of Memory”, di produzione statunitense del regista Tim Slade e a seguire la conversazione-intervista con il regista e Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missioni archeologica a Ninive in Iraq e ordinario di archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine.
La biblioteca nazionale di Sarajevo, il ponte di Mostar, il mausoleo di Timbuktu in Mali,la tomba di Jonah a Mosul, Palmira, Homs, Aleppo sono i luoghi-simbolo della distruzione , protagonisti di questo film basato sul libro di Robert Bevan ‘The Destruction of Memory – Architecture at War’che vuole indagare la distruzione del patrimonio culturale nel mondo e l’impatto sull’umanità con documenti della guerra in Bosnia ma anche delle recenti distruzioni in Siria e Iraq.
«L’assunto è sempre stato – scrive Robert Bevan nel suo libro – che i danni al patrimonio sono un effetto collaterale della guerra ma nel film si documenta come invece l’architettura sia un bersaglio preciso specialmente nei genocidi ed è necessario, proprio per questo rendere evidente il collegamento tra protezione del patrimonio culturale e rispetto dei diritti umani».
Il regista Tim Slade sottolinea che «l’uso della distruzione del patrimonio artistico nella guerra dei Balcani negli anni 90 come parte del piano di pulizia etnica ha posto violentemente la serietà del problema ma le corti internazionali ancora latitano a la portata di questo genere di azioni in un genocidio. Al centro del film – continua – anche la vita di chi rischia e ha rischiato la sua vita per proteggere l’identità culturale e la memoria del suo popolo e per testimoniare i crimini contro l’umanità».

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