Alberto Stasi assolto

stasi 20Alberto Stasi è stato assolto per non aver commesso il fatto dall’accusa di aver ucciso a Garlasco (Pavia), il 13 agosto 2007, la sua fidanzata Chiara Poggi.ANSA

La sentenza, a conclusione del processo con rito abbreviato, é stata emessa dal gup di Vigevano Stefano Vitelli. Il pubblico ministero Rosa Muscio aveva chiesto la condanna di Stasi a 30 anni di reclusione.

La sentenza di assoluzione è stata emessa in base all’articolo 530, secondo comma del codice di procedura penale, il quale stabilisce che deve essere pronunciata sentenza di assoluzione “quando manca, é insufficiente o è contraddittoria la prova” che l’imputato abbia commesso il fatto.

“Lo sapevo” ha esclamato Alberto Stasi che alla lettura della sentenza e’ scoppiato in lacrime. Alberto ha poi abbracciato i suoi avvocati e in particiolare le praticanti dello studio legale.

“Continueremo a cercare la verità “: così i genitori di Chiara Poggi nella conferenza stampa dopo la sentenza che ha assolto Alberto Stasi. “Accetto la sentenza, ma è chiaro che continueremo a cercare la verità”, ha detto il padre di Chiara, Giuseppe.

“Per me è come essere uscito da un incubo, adesso voglio solo silenzio” ha detto Alberto Stasi, che non ha voluto partecipare alla breve conferenza stampa organizzata dopo la lettura della sentenza. “Siamo riusciti a demolire tutte le indagini iniziali – ha detto uno dei suoi legali, Alberto Giarda – Capite anche voi che per Alberto sono stati due anni traumatici e abbiamo dovuto aiutarlo molto”.

ALBERTO, VITA DA INDIZIATO PER 27 MESI /ANSA
Ha portato avanti la sua vita per 27 mesi, rinchiuso nella bolla del sospetto, fino all’assoluzione di oggi. Oltre due anni durante i quali Alberto Stasi, che al momento dell’omicidio della fidanzata ne aveva 24, ha cercato di continuare un’esistenza normale. Si è laureato, ha trovato un lavoro, ha ricominciato ad uscire la sera con gli amici e ha cominciato a frequentare altre ragazze. Alberto, figlio unico, sta preparando la sua tesi quando Chiara Poggi, già laureata da un anno e mezzo, viene uccisa. Deve discuterla nella sessione autunnale, ma poi tutto salterà nell’uragano che si abbatte su di lui. Biondo, gli occhi chiari, il fisico asciutto anche se non è molto alto, il giovane ha da subito un comportamento che può essere interpretato in molti modi. Sembra freddo e distaccato, ma forse in realtà è soltanto frastornato e disorientato. Non parla, non si lascia intervistare: per alcuni una tattica, per altri la dimostrazione di un dolore autentico. Lo proteggono i genitori (il padre gestisce un’azienda di autoricambi) nella villa in via Carducci e gli avvocati, il professor Alberto Giarda e i fratelli Giulio e Giuseppe Colli (presso lo studio dei quali a Vigevano lavorerà). Fino al 13 agosto 2007 il mondo di Alberto ha le stesse dimensioni, non un parallelo di più, né un parallelo di meno, di tanti suoi coetanei. Ha completato con successo gli studi fino alla maturità ed è iscritto all’Università Bocconi di Milano. I genitori non gli fanno mancare nulla. Abbigliamento firmato, vacanze all’estero, la Golf, soldi in tasca per le serate con gli amici e le uscite con la fidanzata. Pare che Chiara sia la sua prima storia d’amore vera e completa.

Quando la giovane viene trovata uccisa il radar dei sospetti si sposta immediatamente su di lui. Il 24 settembre, 40 giorni dopo il delitto, finisce in carcere. Alberto piange, si dispera, dalla cella chiede che gli portino un pupazzetto che Chiara gli ha regalato durante una recentissima vacanza a Londra. Esce dopo 4 giorni, ma la sua vita ormai è cambiata. I genitori di Chiara, fino a quel momento pronti a difenderlo, cominciano ad avere qualche dubbio. Dubbi che diventano tormentosi sospetti quando spunta il materiale che Alberto custodisce nel computer. L’accusa di detenzione di materiale pedopornografico sembra alienargli la simpatia della gente molto di più di quella di omicidio. “Capisco uccidere qualcuno in un momento di rabbia – dicono i curiosi davanti al tribunale di Vigevano – ma avere quelle passioni li, proprio no”. Alberto intanto ha completato la sua tesi e il 27 marzo del 2008 si laurea con una discussione su ‘Profili tecnici e normativi nella tassazione delle imprese d’assicurazioné. Nell’ estate del 2007 quando aveva cominciato ad elaborarla, voleva dedicare quella tesi a Chiara, che lui – ha stabilito oggi il gup – non ha ucciso.

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