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Alla Nico Pepe Codex Buranus. Sabato 8 luglio 2017

immagineCodex Buranus
La Nico Pepe è lieta di presentare Codex Buranus, concerto messo in scena con l’Ensemble Dramsam e gli allievi del terzo anno di corso della Civica Accademia. L’esibizione di musica antica avrà luogo sabato 8 luglio alle ore 21.00 presso l’Ex-Oratorio del Cristo (Udine, Largo Ospedale Vecchio, 10/2). L’appuntamento è inserito nell’ambito delle iniziative di Musica Cortese 2017, Festival Internazionale dedicato alla musica antica che si svolge interamente sul territorio regionale, nei luoghi più affascinanti e caratteristici del Friuli Venezia Giulia, dove la storia, l’arte e l’architettura si intrecciano con la musica.  Il concerto fa inoltre parte degli eventi del mese di luglio di Udine Estate 2017 manifestazione organizzata dal Comune di Udine

 
Il concerto è ad INGRESSO LIBERO.

 

Ensemble Dramsam: Alessandra Cossi canto, synphonia, percussioni; Fabio Accurso liuto, percussioni Gianpaolo Capuzzo, flauti diritti; Elisabetta de Mircovich, viella, voce; Alessandro Parise, viella, voce; Flavio Cecere, viella, voce; Nadia Cecere, voce. 
Allievi della Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”: Susanna Acchiardi, Alessio Bagiardi, Stefano Iagulli, Jacopo Morra, Elisabetta Raimondi Lucchetti, Giacomo Gianluca Stallone, Maria Luisa Zaltron.

Un sincero ringraziamento per la collaborazione al M° Marco Toller, Claudio de Maglio, Elisabetta Mircovich. 

Il Codex Buranus, manoscritto compilato tra il XII e la prima parte del XIII secolo e conservato in un monastero della bassa Baviera, contiene una raccolta di liriche (presumibilmente opera di autori sia latini che germanici) redatte in latino medievale ed in medio alto tedesco.

La raccolta può essere considerata, per numerosi motivi, una delle più importanti pervenute dal Medioevo sino ai nostri giorni. Nel manoscritto ad una parte delle liriche è affiancata la notazione di una linea melodica sulla quale, è lecito presumere, che tali liriche potessero essere “cantate”. La notazione musicale è di tipo neumatico adiastematico in campo aperto, ed è quindi nulla più di un semplice “pro memoria” grafico, utile non tanto a conservare una precisa idea musicale, ma piuttosto funzionale come richiamo mnemonico per quanti di questa idea musicale fossero già in possesso. Grazie a studi, prevalentemente di natura comparativa, è stato però possibile ricostruire una parte di queste melodie.
Per lungo tempo si è pensato di poter individuare in queste composizioni poetico-musicali l’espressione giocosa, burlesca, anarchica e, per certi versi, blasfema dei goliardi medievali; di quel “popolo plurinazionale”, spesso irriguardoso nei confronti del potere e proiettato verso l’effimero terreno, vagante lungo le strade del “sapere medievale”; individuandovi quindi elementi di autonomia innovativa precursori di un generale rinnovamento di pensiero, sia sociale che culturale ed economico, ancora prossimo a venire. 
Esegesi questa che si è rivelata fortemente oberata da vizi interpretativi di sapore tardo-romantico; ma che, se non proprio scorretta, risulta essere perlomeno parziale. Al tempo della loro compilazione i cosiddetti “secoli bui” stavano già pienamente vivendo quel profondo rinnovamento culturale, sociale ed economico nel cui solco, e non quindi come isolato fenomeno precursore, vanno collocati i “Carmina Burana”.
In questo concerto verranno proposti al pubblico una selezione di Carmina “latini” (cioè redatti in latino medievale) organizzata secondo sezioni distinte dalle tematiche sviluppate nella componente testuale, tematiche alle quali, quasi sempre, corrisponde un adeguato “ambiente” musicale. 
Ambiente musicale che ha stimolato e motivato le scelte interpretative adottate: la severità ed il rigore morale dei Carmina Moralia trova adeguata sottolineatura nel vigore delle presenze strumentali e vocali; la leggiadria poetica e talvolta licenziosa dei Carmina Veris et Amoris (Canti sulla Primavera e sull’amore) trova soddisfazione musicale nell’impianto trobadorico dello stile esecutivo; la tensione ironica, folle e quasi dionisiaca dei Carmina lusorum et potatorum ( Canti di giocatori e bevitori) trova sfogo in quegli elementi musicali più propriamente caricaturali e popolareschi.
Il contributo offerto in questa versione, dall’impianto recitativo che accompagna e sottolinea le caratteristiche testuali proprie di ogni sezione, ci regala un affresco dalle tinte rese più fedeli alle singole atmosfere riproposte, grazie all’interpretazione, non solo musicale ma anche attoriale, degli esecutori coinvolti.
Lo spessore, sia estetico che contenutistico, e la varietà di buona parte dei “Carmina” fanno dell’opera il prodotto di una moltitudine di voci diverse, di diverse forme di pensiero; forme tra le quali non faticheremo a riconoscere anche la nostra.

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