AMBIENTE: PARTE DISEGNO DI LEGGE SULLE ATTIVITA' ESTRATTIVE IN FVG

Trieste, 30 apr – Avviare un processo di semplificazione che
superi una stratificazione normativa iniziata nel 1986,
perseguendo l’obiettivo di coniugare la cura e il rispetto
dell’ambiente alle necessità di uno dei settori più produttivi e
strategici del territorio.

Questo è l’impulso riformatore che ispira il disegno di legge
approvato in via preliminare dalla giunta regionale del Friuli
Venezia Giulia, su proposta dell’assessore all’Ambiente Sara
Vito, e intitolato “Disciplina organica delle attività
estrattive”.

La norma si riferisce alle cosiddette sostanze minerali di
seconda categoria che interessano in primo luogo i materiali
destinati alle costruzioni edilizie, stradali e idrauliche:
un’attività imprenditoriale, nel suo complesso, che coinvolge una
parte significativa dell’economia regionale.

In tale ottica la regolazione del settore estrattivo deve
armonizzare l’equilibrio fra gli aspetti legati allo sviluppo e
alla crescita, con quelli afferenti alla sicurezza idrogeologica
e alla tutela del paesaggio. In virtù di questo principio le
nuove disposizioni di legge non possono prescindere da una
visione unitaria e responsabile della materia, che si declina
nell’individuazione di un limite all’incondizionato prelievo
delle risorse non rinnovabili.

Ma la visione che anima la normativa approvata dalla giunta non
si ferma all’imposizione di un perentorio tetto alle estrazioni.
Vengono infatti indicate delle vie alternative all’indiscriminato
utilizzo del suolo: prima fra tutte, quella del riciclo di
materiali inerti, in considerazione anche della direttiva europea
che fissa l’obiettivo del 70 per cento del recupero degli inerti
da raggiungere entro il 2020. Un’altra opportunità sostenibile
per le attività di estrazione è rappresentata dal reperimento dei
materiali minerali eseguendo gli interventi di manutenzione degli
alvei e dei corsi d’acqua.
Anche il problema delle aree di cava dismesse viene affrontato
dalla norma, che va così ad intervenire sia sul lato della
sicurezza – viste le situazioni di pericolo generate dal degrado
– sia sul versante ambientale, a causa delle alterazioni
provocate all’equilibrio naturale del territorio. Nella
fattispecie, queste nuove disposizioni introducono in primo luogo
l’obbligo, per l’impresa che si accinge a svolgere un’attività
estrattiva, di prestare la garanzia fideiussoria sulla quale il
Comune interessato si può rivalere nel caso di mancato o
incompleto riassetto ambientale dei luoghi sfruttati;
secondariamente viene prevista, e in qualche modo privilegiata,
la ripresa dell’attività estrattiva stessa, comprensiva però del
riassetto ambientale del sito.

Le altre innovazioni introdotte dalla legge comprendono anche un
processo di semplificazione – che coinvolge esclusivamente la
parte burocratica – attuato attraverso il coordinamento del
percorso autorizzativo con la procedura di valutazione di danno
ambientale, mantenendo dunque sempre inderogabilmente prioritaria
l’attenzione all’ecosistema dei territori.
In questo contesto, il Piano regionale delle attività estrattive
(Prae), individuando anche le tipologie delle aree interdette a
questo tipo di scavi, consentirà ai Comuni di stabilire quali
siti potranno essere destinati agli interventi di estrazione.
ARC/GG/ppd

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