Bearzi

Anche il Friuli partecipa allo sciopero nazionale dell’edilizia

mattoni

Edilizia in fermento in tutta Italia e le imprese del Friuli non fanno eccezione: una folta rappresentanza delle imprese del nostro territorio ha partecipato allo sciopero nazionale indetto poco prima di Natale dalle associazioni sindacali, con concentrazione a Padova per la zona del Triveneto. È stata l’occasione per rimettere al centro dell’attenzione un comparto vitale per l’economia dell’Italia e della nostra regione, che a fronte di alcuni timidi segnali ripresa, continua a scontare ritardi nell’agganciare la ripresa.

Le tecnologie per le imprese. Negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo nel settore delle costruzioni, tanto sul territorio regionale quanto in ambito nazionale, anche grazie alle nuove tendenze della tecnologia applicata anche ai servizi: un esempio arriva dalla diffusione delle modalità online di accesso ai mezzi, come nel caso della piattaforma sviluppata da Giffi Noleggi, che consente di avere a disposizione sempre più opportunità, e che di recente ha esteso le sue sedi fisiche di noleggio piattaforme aeree a Rimini, Aprilia e Frosinone, ampliando così le sue attività a livello nazionale.

Ombre sull’edilizia. Buone notizie che però non sono da sole sufficienti a far invertire la rotta a un settore in cui, oltre tutto, si attende da oltre un anno e mezzo il rinnovo del contratto nazionale, che è stato anche lo “spunto” che ha convinto i sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil a indire uno sciopero nazionale dell’edilizia, concretamente realizzato il 18 dicembre con una serie di manifestazioni lungo tutto lo Stivale.

Le motivazioni della protesta. I segretari delle tre sigle sindacali hanno spiegato le loro motivazioni: “Dobbiamo prendere atto che dalle associazioni datoriali non sono giunte reali disponibilità e aperture”, hanno detto, aggiungendo poi anche quali sono state le richieste avanzate anche in questi ultimi diciotto mesi, collegate al rinnovo del CCNL, come “aumenti salariali in linea con gli altri settori e finalizzati anche ad aiutare una ripresa dei consumi al servizio del Paese; difesa e riforma delle Casse Edili a tutela di tutti i lavoratori (operai, impiegati, ecc.); lotta al lavoro nero e sostegno alle imprese più serie contro la concorrenza sleale e il dumping; sicurezza sui posti di lavoro”.

Obiettivi per far ripartire il settore. Tra gli altri obiettivi della manifestazione, poi, c’era anche la possibilità di creare “un Fondo Sanitario Integrativo Nazionale per tutelare sempre di più il diritto alla salute e alla prevenzione e il potenziamento del Fondo integrativo per il Pensionamento anticipato, per dare la possibilità a chi svolge lavori gravosi di andare in pensione prima e creare così occasioni di lavoro“.

Più professionalità al sistema. Secondo gli esponenti dei sindacati, queste rivendicazioni sono propedeutiche a una “qualificazione maggiore del sistema, del lavoro e dell’impresa, per poter affrontare le sfide di un settore che sta cambiando nei suoi processi e nei suoi prodotti (riqualificazione, rigenerazione, messa in sicurezza del territorio e del patrimonio pubblico e privato, ecc.) per cui servono più professionalità, più qualità, più partecipazione”.

L’edilizia in Friuli. Come accennato, anche il Friuli ha recitato un ruolo da protagonista in questa protesta, con una folta rappresentanza di imprese edili che ha preso parte alle manifestazioni a Roma e a Padova; d’altra parte, questo comparto ha un peso specifico di rilievo nell’ottica dell’economia regionale, contando all’incirca 8 mila addetti. Proprio il numero di dipendenti è uno dei fattori più critici, visto che negli ultimi anni di crisi il Friuli ha fatto segnare un preoccupante calo di occupati, così come di imprese attive.

 

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