Aquileia: 6 gennaio Festa della Cabossa

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Quest’anno è un quarto di secolo dalla prima accensione da parte dell’ADO di Aquileia.

I fuochi epifanici appartengono alla tradizione ed hanno radici antichissime che si perdono nella notte dei tempi. Il primo popolo ad accendere fuochi propiziatori e divinatori fu quello Celtico, i Romani ne recepirono il rito ed infine il popolo friulano sta ancora proseguendo in questa secolare tradizione, che si rinnova in molti paesi della Regione Friuli Venezia Giulia, dalle zone montane alla Bisiacaria fino alla bassa friulana.

I nomi con cui viene indicato il fuoco epifanico sono diversi e variano da località a località: Pignarul, Foghera, Fugarela, Seima, Cabossa. Ad Aquileia, località della bassa friulana, la Cabossa viene preparata accatastando canne di granoturco essiccate fino a formare un grosso covone; più alto ed importante è il covone, più vivace e potente sarà il fuoco.

Un tempo la Cabossa veniva preparata ed accesa da ogni famiglia utilizzando cose povere ed ormai inutili, non certo le canne del mais che erano usate come lettiera per gli animali. I tempi, non certo di grande abbondanza e prosperità, non davano alle persone grandi occasioni per stare in allegria, perciò la notte dell’accensione dei fuochi epifanici era sera di festa.

Osservando e scaldandosi accanto al fuoco, si beveva il Vin Brulè e si mangiava la salciccia cantando filastrocche in friulano come per esempio “Pan e Vin”, mentre i vecchi saggi traevano gli auspici per la nuova annata agraria osservando la direzione del fumo.

Quando la colonna di fumo, che usciva sinuosa e scoppiettante dalla Cobossa, si dirigeva verso il mare il raccolto sarebbe stato buono ed abbondante, nel caso il fumo si fosse diretto verso i monti l’annata sarebbe stata sfortunata ed il raccolto scarso.

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