Banche di credito cooperativo FVG: sciopero generale 3 Marzo 2014

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Lunedì 3 marzo e 17 marzo le lavoratrici e i lavoratori delle Banche di credito cooperativo della regione Friuli Venezia Giulia sciopereranno per il rinnovo del Contratto integrativo regionale e contro la decisione unilaterale della Federazione locale di disapplicare il CIR scaduto.
Dopo reiterati incontri e tentativi, a livello regionale e nazionale, finalizzati a comporre la vertenza, le Segreterie e i Coordinamenti regionali del Friuli Venezia Giulia, a conclusione delle Assemblee dei lavoratori e dopo il tentativo di conciliazione, hanno dovuto prendere che la posizione della Federazione locale, intesa a cancellare interi capitoli del CIR, chiudeva qualsiasi spazio di negoziato.
Si pretende di cancellare interi capitoli del CIR,normativi ed economici, risultato della libera contrattazione fra le Parti e, pertanto, di un equilibrio di volta in volta costruito e condiviso fra le Organizzazioni dei Lavoratori e la Federazione locale delle BCC.
In luogo della difficile ricerca di condivisione e coinvolgimento dei lavoratori delle BCC, tanto più necessaria in un periodo di crisi economica e sociale, si cala la “ spada di Damocle “ della disapplicazione unilaterale del CIR.

Sono coinvolti 1.500 dipendenti di 15 banche in FVG

Roberto De Marchi della Fiba Cisl spiega le motivazione dello sciopero: “La delegazione trattante della Federazione ha portato alla nostra attenzione una proposta che è solo leggermente migliorativa alla loro precedente, ma è molto lontana dal vecchio contratto integrativo che noi non vogliamo abbandonare, non ci stiamo a buttare via 30 anni di contrattazione interna. La Federazione punta a eliminare il premio di risultato che vale, in un anno, appena 1,5 milioni di euro per tutte e 15 le banche. Ma quei soldi, a ciascun dipendente, possono fare comodo: per i bancari non sono più gli anni Ottanta, dove i guadagni erano buoni, adesso si lavora tanto e le paghe si aggirano sui 1.300, 1.500 euro al mese. Abbiamo fatto delle proposte alternative per evitare il taglio del nostro integrativo. E cioè risparmi eliminando alcune filiali, visto che in certe piazze ci sono tanti doppioni che si fanno concorrenza. Oppure si può pensare a qualche fusione tra Bcc per meglio affrontare il sistema che è profondamente cambiato. O ancora c’è da verificare la qualità del management. Anche questo problema dovrebbe essere affrontato, prima di venire a incidere sugli stipendi del personale. A nostro avviso le certezze della controparte non sono così granitiche come all’inizio, ma ancora siamo piuttosto lontani. Adesso non ci resta che l’arma dello sciopero». I circa 1.500 bancari impiegati nei 15 istituti di credito cooperativo disseminati un po’ in tutta la regione, dal primo gennaio non possono più contare, in busta paga, su un’integrazione allo stipendio che, per ciascuno di loro, vale tra i 5, 6 mila euro l’anno per le categorie più basse, fino ai 14, 15 mila per i quadri dirigenziali. bLa somma dell’integrativo comprende premi di risultato, scatti di carriera, indennità e quant’altro. Insomma una “botta” al salario che nessuno ha digerito. Ecco perchè i sindacati continuano a essere sul piede di guerra. La posizione della controparte è molto rigida, sugli aspetti normativo ed economico continua a esserci chiusura. «Nessuna Federazione in Italia ha disdetto l’integrativo – aggiunge De Marchi -, tutti i nostri colleghi delle altre regioni hanno mantenuto le loro prerogative, pur rinunciando ad aumenti di stipendio per l’anno in corso. Comprendiamo che il momento economico è difficile e anche noi saremmo disposti a metterci il buon senso. Vanno bene i risparmi, ma si facciano dove ci sono gli sprechi”

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