Bruno Vespa: “Il Friuli era povero e col terremoto è diventato ricco”

bruno vespa porta porta

La dichiarazione di Bruno Vespa, secondo il quale il Friuli ha goduto dello sviluppo economico grazie al terremoto, non solo mette i brividi ma richiede un ragionamento meditato.
Mette i brividi perché, dall’alto di una trasmissione RAI, pagata anche con i soldi dei friulani, sentiamo “monetizzare” i nostri poveri morti in un modo che ricorda le oscene risate telefoniche degli speculatori sull’Aquila, la notte stessa di quel terremoto.
Ma il ragionamento che va fatto è anche un altro: dov’è la controprova?
Cioè: senza terremoto i friulani sarebbero rimasti “nelle caverne” come sembra sottintendere la frase di Vespa (e di tanti altri)?
Sacile o Monfalcone, ad esempio, non hanno subito danni dalle scosse sismiche del 1976, eppure hanno avuto uno sviluppo economico assolutamente paragonabile alle aree terremotate. Senza terremoto sarebbe bastata una leggina che sostenesse l’adeguamento antisismico dei fabbricati ed oggi avremmo ancora i nostri paesi tali e quali a com’erano, e non piangeremmo né i morti né lo spopolamento che comunque ha colpito le aree realmente danneggiate.
Gli imprenditori sapevano fare il loro lavoro prima ed hanno continuato, bene, a farlo poi; i politici friulani hanno saputo fare, onestamente, buone leggi e le avrebbero fatte comunque.
Quindi non venga un Vespa qualunque a commentare sui nostri morti, dato che lo sviluppo economico ce lo saremmo fatto lo stesso da soli.

per il Comitato per l’Autonomia e il Rilancio del Friuli
il presidente
Paolo Fontanelli

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