Campione d’Italia, 15 giorni per fare il punto della situazione

Finalmente qualcosa si muove per la possibile riapertura del Casinò di Campione d’Italia, chiuso nel 2018 per fallimento. La voglia di ripartire non si lega solamente al prestigio di quella che era una delle più grandi case da gioco in Europa, ma anche alla necessità sempre più stringente di creare nuovi posti di lavoro. Con il fallimento del casinò nel 2018, circa 600 lavoratori si sono improvvisamente ritrovati senza occupazione.

Tragiche conseguenze della chiusura

La chiusura del casinò fu un evento di portata internazionale, ma le ripercussioni si videro soprattutto sull’economia del piccolo comune comasco. La vita, a Campione d’Italia, girava attorno al casinò: oltre ai cittadini assunti direttamente, la maggior parte delle attività turistiche dipendevano dal traffico di scommettitori italiani e stranieri che si dirigeva al casinò per giocare. In seguito alla chiusura, la clientela si è quindi suddivisa tra le altre strutture presenti in zona (nello specifico, il Casinò Lugano e il Casinò Admiral) oppure ha preferito scegliere uno dei nuovi casinò online.

Il “bonus” Coronavirus

La pandemia ha colpito a livello globale, ma a Campione d’Italia sembra “piovere sul bagnato”. Dopo la tragica chiusura del casinò nel 2018 e la difficoltosa entrata del comune nel territorio doganale UE, è arrivata anche una pandemia. “L’allerta sanitaria rappresenta il problema in assoluto più grave da dover affrontare e gestire, ma qui a Campione d’Italia ormai la vita è sempre più difficile” ammette Giorgio Zanzi, ex commissario prefettizio del comune. Un’ulteriore problematica riguarda la location: territorialmente e ufficialmente diviso tra legislazione italiana e svizzera, Campione d’Italia deve da sempre riuscire a bilanciare entrambe le realtà.

Minuti contati per mettere le carte in tavola

La riapertura del casinò rappresenterebbe senza dubbio un sospiro di sollievo per il comune, ma il tempo stringe. I giorni concessi alla società di gestione del casinò per avviare la richiesta di riapertura sono solo 15, al posto dei 120 auspicati. In questo breve lasso di tempo, viene richiesto di:

–       presentare la documentazione necessaria per illustrare i contenuti delle proposte e “ricalibrare le domande di soluzione della crisi” alla luce di quanto avvenuto in questi mesi;

–       giustificare il rigetto alla domanda della Procura di Como di non restituire le chiavi della struttura ai vecchi amministratori, congelando inoltre i conti correnti della casa di gioco pari a circa sei milioni di euro;

–       nominare due precommissari giudiziali con il compito di vigilare sull’attività della società inviando al Tribunale ogni eventuale inadempienza.

Questa è la decisione presa dalla Prima Sezione Civile del Tribunale di Como in merito al fallimento del casinò e al buco di 175 milioni di euro nei conti correnti.

Riaprire in sicurezza

Sul tema della riapertura, è necessario comprendere anche come l’emergenza sanitaria influenzerà la gestione del casinò. Forse verrà richiesta un prova della vaccinazione all’ingresso, forse basteranno i dispositivi di protezione personale come nelle scuole o forse l’unico obbligo sarà il distanziamento sociale. La situazione è ancora molto incerta e non è possibile prevedere quando gli esercizi potranno tornare alla normalità. In discussione c’è anche la possibilità di introdurre una “zona bianca”, dove poter riaprire tutto senza limitazioni purché l’indice Rt (ovvero il tasso di contagiosità del virus) rimanga inferiore allo 0,5. Questo includerebbe finalmente tutti quegli esercizi che più hanno risentito della crisi.

Le piccole imprese “dimenticate”

Alcune piccole e medie attività turistiche non riapriranno affatto, in parte a causa delle perdite o dei mancati incassi troppo ingenti, e in parte perché gli aiuti dal governo non sono stati adeguati o sono tardati ad arrivare. Basta pensare agli hotel “fantasma” che da marzo 2020 sono rimasti vuoti, salvo forse per qualche turista italiano nei mesi estivi. Per queste piccole realtà locali, il clima rimarrà buio anche una volta finita la pandemia.

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