Bearzi

Caro Diario: con il suono delle dita si combatte una battaglia

oggi sono proprio felice. Non tanto perchè è giovedi, quindi domani è venerdì e poi viene il weekend, e neanche perchè la vecchietta dell’altro giorno è giustamente morta.

E neanche perchè ieri Israele ha fatto una pausa merenda di tre ore, oppure perchè i Moggi sono stati condannati perchè sono delle merde. Sono contento perchè ho finalmente scoperto il segreto della felicità. Sticazzi, dirai tu.

Invece è molto importante. E’ importante che anche tu sappia, caro diario, che la felicità si coltiva nell’illusione, nella proiezione reiterata di desideri, indipendentemente dalla loro effettiva realizzazione.Desiderare, a tratti cospirare, e non considerare mai l’oggetto in se’.

Come un tarzan postmoderno, a spasso nella giungla della vita, lanciandosi da una liana d’illusione all’altra, noncurante del vuoto sotto i piedi, alla ricerca soltando della liana successiva. (scusa se non ho usato un sinonimo di liana, ma non ho mai capito cosa sono)

E questo è molto facile in gioventù, a meno che tu non sia già depresso.Voglio raccontarti un episodio che chiarirà la mia teoria, o caro diario.

Quando eravamo ragazzini, diciamo agli ultimi anni delle superiori, mio fratello ed io tornando da scuola scoprimmo che quel vecchio negozio a 50 metri da casa non sarebbe stato più disabitato. Una volta era uno splendido fioraio per vecchi, poi qualche anno dopo aveva chiuso.

Erano appassiti i fiori, disse il prete.Quel giorno vedemmo architetti, periti ed operai entrare ed uscire dal negozio e noi fratelli capimmo subito che qualcosa di nuovo, di inaspettato ed eccitante stava per succedere poco distante dal nostro universo.Iniziammo subito ad ipotizzare che tipo di attività sarebbe stata aperta da lì a poco. Escludemmo i classici, come calzolai, drogherie e bar per una serie di motivi, fra cui che nessuno apre dei calzolai e delle drogherie da almeno 15 anni e che a tre metri c’era già un altro bar. E un altro bar tabacchi a 50 metri. E un altro nella via dopo.

D’un tratto mettemmo da parte qualunque calcolo e ci concentrammo su ciò che veramente ci sarebbe piaciuto avere a fianco a casa nostra. Un luogo che fosse sì di consumo, ma dal grosso impatto valoriale sulle nostre vite di placidi adolescenti. Un posto di ritrovo, un nido di periferia da cui si sarebbe sviluppata una piccola nuova comunità di menti fresche e ribelli.Poiché all’epoca non eravamo dei nerds, escludemmo subito il negozio di fumetti. E ci concentrammo sulla musica. Sulla musica. Un cazzo di fighissimo negozietto di CD e strumenti musicali, ecco cosa volevamo. Le mie velleità di chitarrista autodidatta la-mi-re-mi e lo scalpitante talento pianistico del mio fratellino avrebbero trovato finalmente laggiù il carburante che meritavano.

Passamo giornate ad immaginarci come sarebbe stato essere “quelli che abitavano vicino al nuovo negozio di musica”, la simpatica e rude intimità che avremmo creato con il proprietario, i saluti confidenziali passando lì davanti e tutto quel giro di giovani artisti che sarebbe gravitato nel parcheggio di Piazza Polonia. Bella storia. E anche alle ragazze, mi pare che pensammo anche a quello.Un bel giorno di ottobre , al ritorno da scuola, trovammo qualcosa di diverso. Il cantiere era più pulito, ordinato. Non c’erano più i giornali sui vetri e sulla strada campeggiava solenne l’insegna del nuovo esercizio. “Onoranze funebri ARDENS – via Colugna “Avremmo dovuto tener conto della vicinanza dell’ospedale e della camera mortuaria, nonché della contemporanea chiusura delle Onoranze funebri ARDENS di via Cotonificio, solo due strade più in là. Inoltre, per un fatto puramente commerciale, sono molti meno quelli che comprano i CD o suonano uno strumento rispetto a quelli che muoiono.Insomma, avremmo potuto prevederlo, caro diario. Ma perchè mai? Freddi calcoli e complicate speculazioni ci avrebbero solo tolto il gusto di sognare il mondo che volevamo e proiettarci in un universo di possibilità, di cambiamento.

Assorbito il colpo in un mese, saltammo su un’altra meravigliosa liana e scoprimmo l’hashish, cominciando così a farci un sacco di cannoni per i successivi tre anni.Tutto questo per dirti, caro diario, che la vita è troppo bella per perdere tempo a realizzare effettivamente i propri sogni, ma è molto meglio aggrapparsi da un’illusione all’altra finchè i reni tengono e godersi il gusto profumato del proprio immaginario personale che cresce ribelle.

Ora vado a letto, amico mio, anzi prima mi metterò a suonare la chitarra che ho scaricato tutti gli spartiti di Tom Petty & the Heartbreakers, quello della colonna sonora di Jerry Maguire, che devo fare bella figura con una tipa.

Bella storia.
Freeeee, freeeee faaaaalling! Notte.

Antonello Dinapoli
http://capagloriosa.splinder.com

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