CATEGORIE: SERRACCHIANI, RAPPRESENTANZE SERVONO MA CONTESTO È CAMBIATO

Trieste, 26 set – “Essere pronti ad avere un unico centro con
ambito regionale, che riguardi la Camera di Commercio, o
Confindustria, le associazioni di categoria o le organizzazioni
sindacali. Ovviamente con dei presìdi territoriali”. Ecco cosa
significa il cambiamento per la presidente del Friuli Venezia
Giulia, Debora Serracchiani, che ne ha parlato oggi a Trieste, ad
una tavola rotonda sul tema “rappresentare interessi presso la
politica: una funzione sempre più difficile”, rispondendo alla
domanda del moderatore, il politologo Paolo Feltrin sul confronto
tra Bruxelles, Roma e Trieste, per capire se “gli altri sono
meglio di noi”.

All’evento, promosso da CNA Trieste, hanno partecipato il
presidente di Confindustria Venezia Giulia, Sergio Razeto, l’on.
Ettore Rosato, il segretario generale CNA Sergio Silvestrini.

Per la presidente “c’è spazio per le associazioni di categoria,
per le rappresentanze, per i partiti politici, ma in un contesto
completamento nuovo. Di concertazione c’è bisogno ma sono
cambiati i tempi e i modi. Non conta il contenitore ma conta il
contenuto”. E se ad esempio a livello nazionale “quello che si
sta facendo sulle pensioni sta andando nella direzione giusta”, a
Trieste “è importante e utile il lavoro fatto attorno al tavolo
della Ferriera dove le organizzazioni sindacali e le categorie
economiche sono state presenti fin da subito, con un confronto e
uno scambio di contributi, ragionando assieme su
reindustrializzazione e risanamento ambientale”. Un tavolo che
“funziona”, probabilmente proprio perché “parliamo di contenuti e
non del contenitore, perché parliamo di fatti concreti e non di
massimi sistemi”.

“Se funziona in quel contesto, assai complesso, può funzionare
anche in altre situazioni, dove da mettere insieme sono tasselli
più semplici. Occorre la volontà comune”, ha detto la presidente
del Friuli Venezia Giulia.

Allargando il ragionamento al livello europeo, Serracchiani ha
osservato che l’Italia “non ha mai seriamente preso in
considerazione l’importanza di una rappresentanza forte in
Europa. Un errore perché il 75% di leggi nazionali è ormai di
derivazione europea. Su alcuni temi di straordinaria rilevanza i
margini di manovra sono tutti europei”, ma in questo contesto
“siamo un po’ come dei Don Chisciotte che combattono come i
mulini a vento”.

Sull’importanza della rappresentanza a livello europeo,
Serracchiani ha fatto l’esempio del regolamento sulle reti da
pesca, approvato due anni fa dopo 12 anni di discussione.
Regolamento che ha prodotti buchi nelle reti di misura non idonea
alla pesca in Alto Adriatico, determinando un blocco
dell’attività. E questo è successo “perché evidentemente le lobby
e la rappresentanza dei Paesi del Nord Europa e del Baltico sono
state più forti, per cui il regolamento è stato modellato sulla
base della tipologia di pesci pescata in questi mari”. Per cui
“dovremmo prendere in considerazione il fatto che mentre l’Italia
è stata troppo ferma, il mondo è cambiato, e che le sfide sono
diverse, che la globalizzazione ha determinato un cambiamento dei
rapporti di forza interni ed esterni”.

Per quanto riguarda poi lo scenario nazionale, e quanto
l’associazionismo possa contribuire a far crescere il Paese –
ancora la domanda di Feltrin – Serracchiani si è detta convinta
che “il lavoro che sta facendo il Parlamento italiano di
costruire l’albo delle lobby è analogo al modello di
rappresentanza europea, dove sia le grandi organizzazioni
sindacali che le grandi organizzazioni di categoria o singole
aziende sono tutte accreditate in un albo”.

E contestualmente occorre avere il coraggio di fare le riforme
che servono: “devi saper prendere le decisioni e fare le cose che
occorrono”, ha indicato, sostenendo che “in Friuli Venezia Giulia
dovremo essere prima degli altri pronti ad accettare la sfida del
cambiamento, perché siamo sempre stati una regione pronta a
drenare conoscenze”.
ARC/PPD/com

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