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CIE Gradisca: nuovi disordini, fuga e aggressioni

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Due fughe e due arresti per aggressione chiudono un agosto pericoloso al Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo. Per tutto il mese gli oltre sessanta immigrati ospiti del centro hanno lamentato i tempi di trattenimento, tentato fughe, promuovendo il tetto della struttura a palcoscenico della protesta. Le ultime ore registrano nuovi disordini: in dodici hanno tentato la fuga. Sei hanno desistito poco dopo il tentativo, sei sono riusciti a scappare dal centro. Quattro di questi sono stati rintracciati dalle forze dell’ordine a poca distanza: due si sono ritirati nelle stanze, mentre altri due, entrambi marocchini, uno con gravi precedenti penali, hanno opposto resistenza aggredendo gli operatori, e sono stati arrestati. I fatti sono gli ultimi di una lunga serie, che in agosto ha avuto l’epilogo peggiore con la caduta dal tetto di un immigrato, finito in rianimazione, e con la manifestazione di protesta dell’associazionismo del 17 agosto, che – secondo i sindacati di polizia – ha poi fomentato nuove proteste. Fuori dal centro, la politica continua a discutere sul futuro della struttura, mentre il ministro Cecile Kyenge e il presidente della Regione, Debora Serracchiani, concordano sulla necessità di rivedere la Bossi-Fini. Dopo il vertice voluto da Serracchiani, che a Gradisca ha promesso un intervento sul governo per una soluzione, si aspetta la visita della commissione parlamentare guidata da Luigi Manconi, in agenda per il prossimo 9 settembre. Ma se la Regione e il Comune di Gradisca, guidati dal centrosinistra, puntano alla chiusura del centro, l’opposizione di centrodestra chiede rigore. I consiglieri regionali del Pdl hanno scritto a Serracchiani una lettera, chiedendo di ”abbandonare la demagogia”. ”Chi oggi chiede tout court la chiusura dei Cie in Italia è come se chiedesse la chiusura delle carceri e la conseguente messa in libertà dei detenuti”, affermano i pidiellini, che però si dicono aperti a una modifica della Bossi-Fini. Il deputato di Sel, Serena Pellegrino, riferisce lo stato d’animo degli immigrati del centro, sottolineando che la richiesta comune è di arrivare a un limite di sei mesi di trattenimento. Pellegrino punta anche il dito contro i consolati e le ambasciate, che ”non fanno quanto potrebbero”. Ma solo oggi a Catania sono sbarcati altri 110 immigrati: l’emergenza non è rientrata.

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