Aperitivo a Grado
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Cine20 lo potete leggere tutti i giovedì ed è curata da Matteo “Weltall” Soi dalle pagine del blog weltallsworld.blogspot.com e dal blogger-seriale Kusa direttamente da lavitaenientaltro.com. Una coppia inedita disposta a tutto pur di mettere la loro esperienza di cine-blogger e cinefili non professionisti per una rubrica alla portata di tutti, libera e accessibile, che spazia da brevi recensioni fino alle uscite home-video, senza dimenticare le doverose segnalazioni sui film in sala, il tutto corredato da un sistema di valutazione facile ed immediato. Detto questo, andiamo a cominciare.

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Al cinema e non solo.

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FROZEN 2 – IL SEGRETO DI ARENDELLE di Chris Buck, Jennifer Lee

La vita nel regno di Arendelle scorre tranquilla, ma la regina Elsa sente un richiamo che la condurra’ lontano, verso il bosco misterioso di cui le raccontavano i suoi genitori. Un avventura che la portera’ a scoprire la sua vera natura.

Precisazione necessaria: la presente recensione e’ RICCA di spoiler sulla trama, e fa riferimento alla versione inglese del film, anche se mettero’ per completezza  anche i titoli delle canzoni in italiano. Malgrado il buon talento di Serena Autieri e Serena Rossi, voci italiane di Elsa ed Anna, e quello di Enrico Brignano nei panni di Olaf, la versione inglese con Idina Menzel e Kristen Bell (entrambe abituate ai palcoscenici di Broadway) a dar voce ed anima a Elsa e Anna e’ senz’altro superiore. Qui poi si aggiunge Evan Rachel Wood ad interpretare All is Found, tema portante del film, interpretato con un timbro di voce profondo e una capacita’ interpretativa che la doppiatrice/cantante italiana non puo’ avere. Rimane la perplessita’ da parte di chi scrive della necessita’ del doppiaggio, quando un sottotitolo nelle parti cantate risolverebbe agilmente il problema, visto che tutti i bambini sanno leggere.
Terminato il necessario preambolo, per commentare la pellicola di Chris Buck e Jennifer Lee bisogna partire da una domanda: come si fa a dare un  seguito ad uno dei migliori film d’animazione della Disney di sempre? Ovviamente, come tutti i sequel, cercando di sfruttare l’immaginario e i personaggi del primo capitolo, ripetendo e moltiplicando gag e situazioni e, nel migliore dei casi, costruendo sul gia’ visto per portare avanti l’evoluzione dei personaggi. Operazione riuscita a meta’ in questo caso, infatti alcuni personaggi rimangono fedeli a se stessi e molto riusciti, come Olaf nel ruolo del momento comico della pellicola, ed e’ infatti sua la gustosissima e divertente canzone When I’m Older/Da Grande. Alcuni invece vengono declassati a pure comparse, come Sven e Kristoff, anche se entrambi hanno il loro momento di celebrita’ con la canzone Lost In The Woods/Perso Quaggiu’, gustosa e divertente parodia delle clip della canzoni romantiche anni ’80, rivolta prevalentemente quindi ad un pubblico adulto, o comunque adolescente.
E qui emerge forse il principale problema di Frozen 2: a quale pubblico e’ rivolto? E’ senz’altro piu’ adulto del primo, con ammiccamenti diretti alla crescita dei personaggi E del pubblico durante la canzone iniziale Some Things Never Change/Qualcosa non cambia mai, in cui Olaf rompe per un attimo la quarta parete rivolgendosi direttamente al pubblico dei bimbi in sala, cresciuti di sei anni rispetto a Frozen. E la sensazione di esser di fronte ad un prodotto che vorrebbe essere piu’ adulto e’ confermata dal tema della “nascita di una nazione” con un peccato originale da scontare, ovvero il tradimento delle popolazioni indigene che sta dietro alle origini del felice regno di Arendelle. E la conseguente necessita’ di fare i conti con un passato scomodo per poter andare avanti. Incongruenze a parte, del tipo “ma che ci fa una popolazione indigena simil-pellirossa in un fiordo nordico?”, come concetto e’ decisamente un bel mattoncino da mollare in una pellicola che dovrebbe essere solo “per bambini”. Ed eccoci giunti al vero cuore del problema nonche’ di tutta la pellicola, ovvero l’evoluzione del  personaggio di Elsa. La regina di Arendelle si e’ liberata dagli stretti vincoli delle convenienze e dell’ipocrisia nel primo capitolo , che quelli come me hanno visto quasi piu’ come una origin story di un supereroe che non come la solita favoletta Disney (ammesso ancora esista un concetto del genere). Oltre che ad una sofferta ma gioiosa affermazione di girl power, di cui Let It Go rappresentava a tutti gli effetti un vero e proprio inno. Proseguendo lungo la strada tracciata dal primo, Elsa va ora alla ricerca della fonte del proprio potere, che dovra’ imparare a domare (la metafora del cavallo e’ abbastanza evidente) e sviluppare a pieno per poter salvare se stessa e il reame intero. Una presa di coscienza del proprio potenziale che non e’ fuori luogo paragonare, proseguendo l’analogia coi  supereroi, a quello di una novella Capitan Marvel, o Fenice Nera ma senza il risvolto tragico. Ecco che allora che due canzoni come Into The Unknown/Nell’Ignoto Show Yourself/Mostrati, che di fatto sostituiscono la Let It Go del primo,  senza pero’ averne la carica dirompente, sono un’esplicito invito verso un a precisa evoluzione del personaggio. Uno sviluppo poi disatteso quando alla fine si scopre la verita’. La continua e non troppo velata allusione ad una compagna, sommate alle voci girate prima del film e all’assenza persistente di un uomo a fianco della Regina delle Nevi, indicano una strada molto precisa che per scarso coraggio viene poi abbandonata nel finale, convenzionale e rassicurante.
Realizzato in maniera notevole sia a livello di animazione che di creativita’ in tutti i reparti, con canzoni belle ma privo di una hit come Let It Go, anche se All is Found e’ una ninna-nanna dolce e cupa insieme che rimane nella memoria a lungo, Frozen 2 e’ uno spettacolo per tutta la famiglia, e un musical in grado di soddisfare gli amanti del genere. Se solo gli autori avessero osato un po’ di piu’ nell’ambito dei contenuti ci saremmo trovati di fronte ad una svolta epocale per il genere, e per l’animazione occidentale in generale. Chissa’, magari in un possibile Frozen 3, con gli spettatori ancora piu’ cresciuti, forse assisteremo al miracolo …
GRADIMENTO KUSA 80%

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Brevemente in sala.

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CHE FINE HA FATTO BERNADETTE? (Where’d You Go, Bernadette?)
di Richard Linklater

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Bernadette Fox e’ una casalinga tranquilla che vive col marito e la figlia Bee a Seattle. Ma Bernadette e’ stata una delle migliori arredatrici di Los Angeles e una delle prime donne ad entrare nella cerchia dei piu’ grandi architetti degli Stati Uniti che per la famiglia ha deciso di rinunciare a tutto. L’imminente partenza della figlia per il college e i dissidi con le altre mamme conformiste del quartiere la spingeranno a seguire il suo istinto e fuggire fino in Antartide per realizzare un progetto che la riportera’ al suo passato. Cate Blanchett protagonista, e non c’e’ altro da aggiungere. Film della settimana senza se e senza ma.
ATTESA KUSA 70%
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Diciamo che questa coppia Linklater – Blanchette vince a mani basse in una settimana come questa
ATTESA WELTALL 70%

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IL PRIMO NATALE
di Salvo Ficarra e Valentino Picone

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Un prete e un ladro di arte sacra, ateo convinto, si ritrovano catapultati in Palestina a pochi giorni dalla nascita di Gesu’. Lo spunto e’ interessante ma il timore di buttare in caciara, ridendoci su, un tema che sta dividendo il nostro Paese (e il mondo intero) purtroppo c’e’. Operazione nata per sdrammatizzare o per far riflettere? Ai posteri l’ardua sentenza.
ATTESA KUSA 40%
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Sicuramente operazione nata anche per colmare il vuoto lasciato dal classico cinepanettone di cui ancora non si vede traccia. Scelta commercialmente vincente ma del film poco ci importa.
ATTESA WELTALL 0%

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NANCY
di Christina Choe

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Andrea Riseborough e’ la brava protagonista della storia di Nancy, ragazza disturbata che vive assumendo identita’ false e cambiando personalita’ ed aspetto fisico a seconda delle occasioni. Convinta di esser stata rapita da bambina, quando incontrera’ una coppia che ha perso la figlia trent’anni prima si convincera’ di esser quella persona. Entrando profondamente nel ruolo, realta’ e finzione si confonderanno al punto che lei stessa (e noi spettatori con lei) non riuscira’ piu’ a distinguerli. Film interessante del 2018 che esce con estremo ritardo, qundi recuperabile comodamente a casa.
ATTESA KUSA 60%
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Un’interessante pellicola sul concetto di identità che i più attenti avranno già recuperato visto che esce con un anno di ritardo. Per tutti gli altri una valida scelta.
ATTESA WELTALL 60%

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